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Come celebrare un successo aka la grande festa di Achille Lauro

Questo non è un live report, è una riflessione umana.

Achille Lauro ha organizzato un flower party per l’uscita del singolo 1969 al Bar Bianco a Milano.

È stato un evento annunciato come privato, ma che così poi non è stato, in stile Woodstock con showcase.

Un modo per ringraziare i fan per il supporto e per i suoi successi.

Il cantante romano ha ritenuto importante manifestare la propria gratitudine e lo ha fatto in un modo speciale: eliminando la distanza fra lui e i suoi sostenitori. Un senso di ammirazione per chi lo seguiva già in passato ed è ancora presente, per chi lo ha conosciuto per merito del grande carosello di Sanremo.

Probabilmente è stato anche il suo manifesto “grazie” a chi lo dava come un perdente di poco conto e a cui ha dimostrato di essersi fatto indiscutibilmente simbolo.        

Non sto qui a discutere della qualità della performance o delle sue virtù tecniche, le quali certo non sono impeccabili: lui ha raggiunto il suo unico obiettivo, cioè far divertire.

Quindi ha vinto nuovamente.

Durante il suo showcase  ha invitato diverse volte a metter da parte i cellulari e a lasciarsi andare, a ridere, a bere e a non pensare.

Era la sua festa, adornata di trampolieri, figli dei fiori, facce colorate, ragazzi e meno ragazzi. Tutti con un enorme sorriso.

Come dicevo, si era parlato di un evento privato e, invece, era accessibile a tutti.

Era pensato per il pubblico, per chiunque anche solo passasse da Parco Sempione (ha offerto tutto il catering del cibo, un menù che ha accontentato ogni tipo di dieta e di ampiezza di stomaco).

Ha piazzato una sorta di palco aperto su cui esibirsi, dove girava a 360 gradi verso di noi nel bar, ma principalmente verso chi stava sul prato e non era riuscito ad accedere, per questioni di numero, all’interno.

Questo si chiama pop, ossia popolare, per tutti, senza barriere e senza incomprensioni e distanze.

Ha voluto coinvolgere in modo unanime, senza preferenze, con gioia. È stata una sorta di party di compleanno, dove il festeggiato condivide con i suoi compagni il suo traguardo.

Ho tenuto particolarmente a scrivere queste piccole considerazioni e osservazioni, perché in un mondo dove tutto corre così in fretta, dove non si più capisce cosa si fa, per chi lo si fa e con quale spirito, vedere un ragazzo che ha questo tipo di entusiasmo nei confronti della vita, che non si è eretto a sacro, inviolabile e inarrivabile personaggio, nonostante un successo che è scoppiato come una bomba, è ammirevole.

E forse non solo è gratitudine, è proprio consapevolezza del fatto che questo successo così enorme è effimero.

Sì, potrebbe esserlo, quindi ora che c’è tanto vale farne un orgoglio e una condivisione pubblica.

Chi altro sta facendo questo? Chi di questa bolgia di artisti ha inviato ultimamente questo messaggio?

Non mi risulta una pratica diffusa. Per queste ragioni diamo merito ad Achille Lauro per questa genuinità e questo valore umano. Lo si può condannare come artista, nel mio caso non lo farei mai, ma come Uomo assolutamente no.

Grande lezione. E ci siamo divertititi sul serio, ricordando a cosa serve effettivamente la musica e lo stare insieme nel suo nome.  

di Francescamaria Aiello

 

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