Venerdì. Faccio un salto in lungo da Roma che mi fa atterrare con i talloni ben saldi al Be Alternative Festival, evento cosentino che quest’anno spegne nove candeline.

La location per il Be Alternative Festival è super comoda e funzionale: siamo all’Auditorium Guarasci del Liceo Classico.

L’auditorium è stato scelto, in previsione del maltempo, come posto alternativo a quello originale, ossia il suggestivo Castello Svevo, con ben 48 ore di anticipo: il tutto è stato perfettamente e chiaramente comunicato, tanto da far risultare l’organizzazione immediatamente impeccabile. Una gestione fatto d’esempio anche ad un po’ di grosse situazioni nella Capitale.

I ragazzi del Be Alternative deliziano il pubblico cosentino con una serie di iniziative, tutte condotte con precisione, attenzione e senso di responsabilità nei confronti del pubblico, con le quali tengono vivo lo spirito della live music sia emergente sia affermata.

Entro in sala e il primo pensiero che annoto nella mia agenda mentale è l’età media del pubblico presente. Giovanissimi. Un dato che mi piace, perché tifo oltremodo per la sopravvivenza della cultura del live e dell’entusiasmo che l’accompagna.

È importantissimo che i ragazzi coltivino la passione della musica dal vivo. Soprattutto mi soffermo su un quadretto poetico e bellissimo: gruppetti di genitori che, già più o meno addormentati, sono seduti sulle poltroncine superiori dell’auditorium.

La sacra arte genitoriale dell’attesa e del sacrificio è fondamentale per una crescita culturale ottimale.

Be Alternative Festival

L’inizio serata è inaugurato da una persona che è, per la mia generazione e quelle successive, l’ancoraggio della musica dal vivo, il faro nel porto dei live a Cosenza: Fabio Nirta. Sarà lui, Nostro Mister dj, il collante delle varie fasi dell’intera serata.

Ecco poi che arrivano sul palco Francesca e Fausto e non nascondo il mio entusiasmo, essendo una loro grande fan: sono il freschissimo duo Coma Cose.

L’esordio è etichettato dal pezzo che mi ha fatto uscire pazza per loro, Anima Lattina, il quale, lo dico senza fronzoli e assumendone la piena responsabilità, trovo sia uno dei migliori tributi che Battisti possa mai ricevere, in quanto unisce l’omaggiare all’attualizzare, creando un ponte generazionale perfetto.

I due milanesi hanno un evidente background culturale classico, il quale tocca i cuori sensibili di età più dinosauriche come la mia, che si palesa anche nella citazione dell’Adriano Nazionale in “French Fries”, in quella di De Gregori in “Pakistan” e di Vasco in “Nudo Integrale” (rispettivamente settimo, sesto e ottavo pezzo in scaletta). Il capoluogo meneghino come tela per i loro dipinti lirici: cantano di fila “La mia città è la mia città” (Cannibalismo) , “se abitassi qui capiresti” (Deserto), “Milano sottomarino” (Jugoslavia) e “Vado via come un treno da Milano” (Golgota).

Be Alternative Festival

Chiudono la scaletta con la travolgente Post Concerto, un canto e un urlo corale tra loro e noi pubblico (nei miei video si sente chiaramente il mio felice starnazzare).

Cosa rende così speciali i Coma Cose?

Sperando di non offendere nessun cultore dell’hip hop classico, sono la magistrale sintesi che allieta sia chi vuol mantenere sul proprio palato il sapore dell’old school, sia colui che ammicca al popolo dell’auto-tune e lo fanno con quel modo di esibirsi così spontaneo, ingenuo e privo di arroganza (concedendosi anche qualche meravigliosa sbavatura) che, sono certa, darebbe alla coppia la possibilità di accogliere consensi anche fra i genitori di entrambe le fazioni, se li ascoltassero. Prima di cedere il palco all’artista successivo, i due ci regalano un bis di Deserto e Anima Lattina.

Be Alternative Festival

A proposito di auto-tune, arriva sul palco uno stra atteso Frah Quintale: sento i cuori pulsanti di adolescenti che lo amano, soprattutto “ormonalmente” parlando. Ammetto di essere qui per la prima parte di questo festival, del buon Frah so francamente poco e, tutto sommato, lo guardo pure un po’ di traverso.

Dapprima mi concentro sulla reazione isterica di alcune ragazzine, pensando di fare riflessioni solo su questo, invece poi, dopo i primi pezzi iniziali (Sotto Effetto, Branchie, 8 Miliardi di Persone) mi ritrovo coinvolta da questo “zompettante” performer sul palco e, passando per Colpa del Vino e Fare Su, dove l’artista omaggia Cosenza e il Cosenza Calcio (trovando ulteriori consensi fra il pubblico), rimango letteralmente sotto alla poderosa produzione che lo accompagna.

La performance è una vera e propria esperienza plurisensoriale, tra le luci, il suo muoversi in fretta ma consapevolmente sul palco, l’immagine delle mani bramanti dei ragazzi, i tempi di conversazione perfetti, calibratissimi, parole poche ma giuste e dosate quel tanto che basta per mandare ancora più in orbita la buona parte dei presenti.

Quindi, come dice il suo pezzo, Chapeau a Frah Quintale, che mi ha fatto rimangiare un bel po’ di pensieri che lo riguardavano.

Così, senza se e senza ma, sto a canticchiare Hai Visto Mai e Missili (quello che fino a qualche momento prima chiamavo il pezzo di Giorgio Poi).

Scorrono Si, Ah e Cratere (“Facciamo un cratere qui dentro” ha detto e lo ha fatto veramente), Gli Occhi, Gravità, Floppino, Nei treni la Notte, Tornado e Avanti Indietro. Piacevolmente sorpresa, dal vivo spinge tantissimo. Concludo il tutto con la visione delle ragazzine che chiedono agli organizzatori le reliquie di San Frah: i bicchieri che ha usato durante l’esibizione. Tutto bellissimo.

Bella serata. Impeccabile, gran soddisfazione

Francescamaria Aiello

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