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|Interview| Suoni dalla Capitale: DRE LOA si presenta

Oggi è uscito “Quello che vedi”, singolo di  DRE LOA, ragazzo della Capitale, nuova scommessa di Giungla Dischi.

Dopo aver fatto da produttore, sta esordendo ora con il suo progetto. L’ho intervistato per conoscerlo un po’.

Raccontami chi sei, da dove vieni, un po’ di Andrea e della scelta del tuo nome d’arte DRE LOA.

Sono un ragazzo di Roma, cresciuto con la fissa per la musica. Frequento al Saint Louis di Roma l’indirizzo accademico di musica elettronica, dopo aver studiato sempre lì diversi anni chitarra. Sono un tipo un po’ riservato e “misterioso”, ma chi mi conosce sa bene che so come divertirmi.

Il nome inizialmente era un gioco di parole tra il mio nome (DRE) e la parola “reload”, letta dalla lettera D. Successivamente realizzai che LOA formava la sigla della mia canzone preferita (Lips of Ashes), e non lo cambiai più.

Da quello che so, sei un appassionato di progressive rock e jazz, nonché chitarrista. Come mai la trap? Cosa ne pensi del fatto che si dica che sia ormai al tramonto?  

Ho sempre ascoltato tutti i generi fin da piccolo, compreso il rap. Mi sono approcciato alla trap come produttore, la consapevolezza di conoscere la musica mi ha permesso di essere competitivo su diversi aspetti.

La verità è che arrivavo da anni in cui ascoltavo prevalentemente prog e altra musica di nicchia quindi avevo la necessità di lavorare a qualcosa di più facile all’ascolto.

Ho iniziato a sfruttare la chitarra nelle produzioni perché penso che il futuro della trap sia appunto la contaminazione con altri generi e suoni.

La trap sta diventando estremamente ripetitiva e monotona, quindi probabilmente andrà avanti chi saprà rinnovarsi ed essere originale.

Che scopo ha per te la musica, vuoi trasmettere un messaggio o non ti interessa veicolare qualcosa in particolare?

La musica per me è tutto, le più grandi emozioni le provo attraverso la musica, non potrei fare altro nella vita.

Il mio messaggio è per tutti quelli che si approcciano alla musica: se sentite qualcosa bruciare da dentro mentre scrivete i vostri pezzi, allora continuate a farlo, se non provate nulla allora neanche chi vi ascolta potrà sentirlo.

Non si scrive la musica per guadagnare, è un concetto sbagliato.

Parlami di “Vodka” e di “BNKR”, tuo pezzo d’esordio con Giungla Dischi. Com’è nata questa collaborazione?

E’ nata casualmente dato che io avevo questi pezzi già pronti, ma ancora in stato grezzo. Quando mi sono mosso per masterizzarli in studio mi hanno contattato. Sono contento che abbiano visto qualcosa in me.

BNKR è la storia della mia vita, non poteva che essere il mio bigliettino da visita. Vodka invece è un pezzo di impatto: un racconto inquietante che descrive la debolezza umana.

Oggi è uscito “Quello che vedi”, un dialogo con una lei, una sorta di confessione disillusa. Quanto di tuo vissuto personale c’è nel pezzo?

Ovviamente il concetto dell’incomprensione e della distanza dalle persone è qualcosa che ho vissuto realmente.

Ho scritto questo pezzo perché le persone ci si possano ritrovare e di conseguenza ho cercato di impersonificarmi molto nel contesto, non ho avuto realmente grandi delusioni per fortuna.

Ora una domanda dovuta: quando uscirà il disco? Cosa ti auguri da questo lavoro? 

Non so quando uscirà, né se uscirà a breve. Per quanto mi riguarda nel computer ho abbastanza materiale fare uscire 3 dischi.

Spero solo che esca al momento giusto e dimostrare che posso giocarmela veramente con tutti gli altri.

di Francescamaria Aiello

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