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|Intervista| I Giocattoli ed un piatto di Spaghetti Unplugged

“Quando il bambino era bambino”

È la seconda puntata della nuova stagione di Spaghetti Unplugged. Siamo sempre qui, appuntamento domenicale fisso al Marmo. Io e la mia flemma autunnale troviamo ristoro tra le lucine del locale e il Primitivo di Manduria in attesa del piatto dello Chef “I Giocattoli”.

Spaghetti Unplugged

Spaghetti è come una giostra di situazioni: puoi stare fermo, in stasi, anche da parte, oppure metterti a parlare con chi conosci, con gente sempre nuova, con vari musicisti della capitale e non (nel corso di questa serata ho conosciuto The Heron Temple e i Geller), oppure ancora vedere l’esordio, la prima volta davanti al pubblico della tua amica Giusi (cantante dei Loiola) durante l’openmic, ma anche cantare a squarciagola gli Oasis con Tommaso Paradiso alla batteria che accompagna il tuo ululare. Ma soprattutto a me stasera ha dato la possibilità di poter scambiare quattro chiacchiere con delle persone splendide, oltre che bravissimi musicisti: I Giocattoli.

Tommaso Paradiso

Per chi non fosse informato: I Giocattoli sono un gruppo made in Palermo, composto da pura gioventù e solida base culturale, un mix di classico e di social, luogo dove ha preso il via il loro successo. Duilio, Chiara, Davide ed Ernst sono amici. Prima di questo progetto erano tutti già musicisti in attività (Duilio è anche videomaker); dopo le cover sul web, fanno uscire il loro primo singolo Sulla Neve, brano con citazioni altissime, che ottiene un grandissimo numero di visualizzazioni. Negli scorsi mesi è venuto alla luce il loro primo album Machepretendi.

La parola chiave che accompagna la nostra conversazione è “contrasti”, nel loro caso non in accezione di “opposti” ma di “un elemento complementare dell’altro”.

Davanti a me ho i componenti della band. Ernst riamane un po’ da parte, Davide interviene ma contemporaneamente intrattiene (giustamente) rapporti sociali, rispondono prevalentemente Chiara e Duilio, artefice della scrittura dei brani. Per prima cosa faccio i complimenti a Chiara, che mi piace tantissimo, poi ribadiamo la motivazione per cui portano questo nome: i giocattoli sono divertimento e mezzo di crescita, prendere questo nome dà l’idea del mashup tra musica allegra e testi impegnati, del difendere il “fanciullino” dall’adulto cinico e mangiato dalla noia. Poi partono le domande:

I Giocattoli

Francescamaria – Ragazzi, la poetica del bambino imprigionato nel corpo dell’adulto è chiara, che questo bambino è sempre in noi e cerca di uscire, di proiettare la sua immagine quando ci guardiamo allo specchio è anche evidente. Ma detto ciò, gli haters si sono scatenati per la copertina dell’album che è un bambino con una sigaretta in mano?

Purtroppo no! Il nostro intento era proprio provocare discussioni, avere qualche confronto… ma niente! (ridiamo della cosa) È stata accolta senza polemiche, il che ci spiace perché gli haters sono importanti, una componente fondamentale per avere successo. Riguardo l’immagine: è ovviamente sempre un simbolo della dicotomia tra infanzia e maturità.

 Francescamaria – Nessuno ha detto niente? Neanche le mammine pancine?

No, però potremmo in qualche modo coinvolgerle.

 Francescamaria – Sono di Cosenza e sono portatrice assoluta di campanilismo, quindi, inevitabilmente, sono felicissima del fatto che voi abbiate collaborato con Cimini in Non è Caracas. Come vi siete conosciuti?

Con Federico ci siamo conosciuti a Bologna, tra frequentazioni e conoscenze comuni, ma soprattutto mangiando arancine (rigorosamente femmine, come suggerisce Duilio). Lui è l’aspetto più introspettivo, noi quello del non prendersi troppo sul serio: ci siamo completati. È una collaborazione che ci ha molto soddisfatto.

 

Francescamaria – Domanda sul vostro brano Il Ragno: si può sottotitolare “storia di uno stalker”?

Lo hanno detto in molti. Ma no, Il Ragno è un desiderio, è la metafora del qualcosa che si è perso e a cui si rimane lo stesso legati.

Francescamaria – Ora, Duilio, una domanda che non vedevo l’ora di rivolgerti: auspichi una collaborazione fra due persone che adoro, cioè Bill Murray e Xavier Dolan?

(ride) No, no. Sono due persone che adoro anch’io. Bill Murray è un’icona, è il personaggio della fuga. Il riferimento a Dolan è collegato all’apertura dello schermo in Mommy. I protagonisti del brano vivono a Milano, una città che, come tutte le metropoli, non lascia troppo spazio all’intimità, che invece i due ritrovano creando un mondo a parte, distaccato dal resto: la fuga dalla routine, la ricerca ambita della felicità.

I Giocattoli portano questo nome non per simbologia della sindrome di Peter Pan, non c’entra niente con loro. Il gioco è lo strumento, nel senso tecnico della parola: è una sorta di pinza che tiene unito il bambino interiore a un corpo e una mente che, inevitabilmente, crescono. La speranza che lo sguardo ingenuo sul mondo, accompagnato da un velo leggero di malinconia e  da una sana ironia, non muoia mai.

 di Francescamaria Aiello foto Laura  Sbarbori (da pagina facebook ufficiale Spaghetti Unplugged)

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