Sul concerto del Primo Maggio in molti hanno espresso un parere comune circa la scelta degli artisti: pochi erano in linea con quello che è lo spirito del famoso “Concertone”.

Fatta eccezione per i classici, ossia gli artisti, come direbbe mia figlia undicenne, “più vecchi”, a mancare sembra sia stata la cifra di essere capaci di affrontare tematiche inerenti alla lotta di classe, al lavoro, alla condizione sociale.

Tuttavia, tra una polemichetta e l’altra, ci si potrebbe perdere qualcuno che era presente su quel palco. Qualcuno che riesce a coniugare in musica leggerezza e impegno, amore e politica, sogno e riflessione: Dutch Nazari.  

Il Cantautorapper, termine coniato appositamente per lui, ha portato al Monk il suo ultimo album Ce lo chiede l’Europa e io ero ben contenta di essere presente.

Questo ragazzone padovano è un mashup necessario tra validità della forma e valore del contenuto.

Un anello di congiunzione fra la canzone d’autore e il mondo dell’hiphop, che dimostra come si possa essere un po’ entrambe le cose.

La sala del locale non era stra piena, anzi, mi aspettavo sinceramente una risposta di pubblico maggiore.

Sempre a proposito di polemichette, mi viene da pensare che sia troppo poco conforme a quella che viene qui apprezzata e denominata, con accezione negativa o positiva, “scena romana”.

Il mio parere? Grazie al Cielo.

In ogni caso, quella mezza sala era un concentrato di persone di età varie e accanitissimi fan (quelli delle prime file erano un sincero spettacolo di entusiasmo).

La scaletta ha visto tutti i brani del nuovo album e qualche traccia dei lavori precedenti, che Dutch ha interpretato con la sua iperattiva camminata da una parte all’altra del palco e la sua camicia colorata.

E così, senza essere sfacciatamente militante, fa cantare a una generazione più giovane, e spesso inutilmente martoriata, qualche contenuto di attualità.

Lo mescola anche ad un pezzo sull’amore, soddisfacendo gli estimatori di Contessa in entrambi i sensi (se si vuol capire di cosa io stia parlando, si deve ascoltare Calma le onde, traccia del disco). 

Ce lo chiede l’Europa ha anche una bella copertina di impatto: la generazione Erasmus con sfondo un ecomostro.

Una frase ripetuta costantemente in politica, qui rappresentata dalla metafora della costruzione positiva basata sul capitale umano, in contrasto con la distruzione cieca e creatrice di orrori della degenerazione del capitalismo.

Dopo l’EP Dicimila lire e il disco del 2017 Amore povero, il nuovo disco è uscito lo scorso 16 novembre per Undamento ed è stato prodotto da Sick et Simpliciter.

Un’unione di hip-hop (con Frah Quintale, per esempio, facevano battle di freestyle), poetry slam, sprazzi di elettronica e parole ben usate.

E mentre ascolti un pezzo che dici “mi fa pensare a lui/lei” (cosa che è capitata anche a me), ci butti giù due riflessioni sul momento storico travagliato, l’insoddisfazione e lo sbando sociale, la disoccupazione, il malcontento, la soglia di povertà, il razzismo.

Cos’è l’Europa? Il senso di appartenenza e contemporaneamente di alienazione.  

Nato e cresciuto a Padova, classe 1989, ha contribuito a fondare il collettivo Massima Tackenza e ha un certo punto ha conosciuto il poeta Alessandro Burbank e il producer Sick et Simpliciter. 

Un incontro che lo ha portato a esprimersi come lo conosciamo oggi: questi i punti essenziali della sua biografia, che vale la pena di approfondire.

Dutch Nazari: un rapper che di mestiere fa il cantautore.

 

di Francescamaria Aiello

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