Live Report

|Live Report| Il gioco di ENNE

Ho trascorso ancora un’altra serata all’Edoné di Bergamo, questa volta per il live di ENNE e Calabi firmato Zelda, nome che targa eventi e party conosciuti e partecipati in zona.

Calabi, che ho avuto il piacere di intervistare qualche settimana fa, conferma il mio entusiasmo nei suoi confronti: ha un’eleganza innata che domina il palco.

Sono molto contenta di avere riascoltato dal vivo i suoi pezzi, che spero diventino presto delle hit, come giusto che sia, e di aver cantato a squarciagola, in modo decisamente meno signorile del suo, la sua cover di Summer on a solitary beach.

Ho anche scoperto questo suo riadattamento in italiano, ben riuscito, di Time to pretend  degli MGMT, venuto fuori dalla collaborazione con ENNE.

I due hanno in comune un po’ di cose, soprattutto il fatto di essere prodotti dalla stessa persona: Federico Laini. Calabi suggella il mio interesse e non posso che invitarvi a conoscerlo, se ancora non lo avete fatto, come già suggerito.

Ora vi parlerò di ENNE, un artista emergente che si è già reso noto e che in questa serata è ricomparso live dopo un po’ di tempo, proponendo pezzi conosciuti e anche inediti, accompagnato alle basi da Gaspare Tosi.

Ve lo racconto a modo mio e per farlo ho deciso di usare una parola chiave: gioco.

 Gioco da bambino Nicola Togni è nato nel 1994 a Bergamo. Non ho dati certi, ma lo immagino come un piccolo biondino la cui gracile presenza fisica è inversamente proporzionale alla sua curiosità, enorme tanto quanto il suo essere puntiglioso.

Caratteristiche che lo disegnano ancora oggi. Nicola cresce nella provincia e ha come costante nella vita la musica, che, si sa, si propone e viene proposta ai bambini in forma di gioco.

Ma mentre per la maggior parte rimane la partita a calcetto con gli amici del lunedì, per altri diventa un percorso per la Coppa del Mondo. E questo può essere sì pieno di vittorie, ma chi lo compie fatica e tiene sempre in conto, sperando di evitarlo, a proposito di 1994 e di Mondiali, la possibilità di quel rigore sbagliato proprio in finale.

Però, un solo calcio dato male non può cancellare il percorso costruito con devozione.

Nicola è proprio così: uno che quello che fa, lo vuole fare per bene, lo deve aver metabolizzato, deve esser suo, tiene in conto negativo e positivo, cerca di migliorarsi per arrivare a tirare bene quel tiro in porta.

Ecco perché a un certo punto molla lo studio del pianoforte per occuparsi di organizzazione di serate e scrivere di musica indipendente.

Nel frattempo coltiva una grande passione per le serie TV, gli anime e il mondo digitale: un dettaglio da evidenziare, dato che non poco influenza il suo cammino.

Gioco dell’inizio

Una serata annaffiata da qualche drink di troppo, l’intesa e la sintonia fra amici, lo scherzo: queste sono le fondamenta di come Nicola, in modo del tutto non programmato, diventa ENNE.

Scrive per gioco un pezzo e gli esce particolarmente bene. Lo convincono e si convince che è il caso di continuare. 

Gioco del multitempo

ENNE ha 25 anni. Tuttavia, a volte, per ricordartene lo devi avere davanti agli occhi. È una sorta di malinconico di una vita che non ha vissuto, ma che conosce benissimo. Ha una retro-nostalgia degli anni 80/90, ama il synthpop e l’elettronica tanto quanto il cantautorato, passando per il french touch. Tutto questo, però, lo trasporta nel presente, lo contestualizza, lo digitalizza e lo rende futuristico, affidandosi ai sintetizzatori.

Ha il bagaglio di un passato che non gli appartiene, che apre e adatta al suo tempo e lo decodifica per gli altri. Come se saltellasse liberamente da un’epoca all’altra. Tutto questo è accompagnato dal contenuto che gli sta più a cuore: l’umano, la persona.

Scrive della sua vita e dei suoi sentimenti, lo fa in un italiano impeccabile, gioca molto bene con le parole, motivo per cui lo si può piazzare fra gli ingegneri, categoria alla quale lui appartiene, che nulla devono invidiare agli umanisti.

ENNE è una persona che ama conoscere, è curioso di apprendere la vita dagli altri, che è una peculiarità degli autori e degli storyteller. Mi viene in mente una famosa intervista a Bowie, in cui a un certo punto affermava di essere talmente appassionato dell’umano, che arrivava perfino ad imitare l’accento del suo interlocutore.

Forse lui non arriva a questo, ma la carta vincente di ENNE è che è riconoscibile. Lui fa uno stile suo: italiano, robotico, nostalgico, proiettato nel futuro, radicato nel passato, spaziale, amaro, sentimentale, personale, oggettivo.

Se lo ascolti sai che è lui e non può essere nessun altro.  

Gioco della musica per davvero

Il primo pezzo dato al pubblico ha fatto un buon successo, per un indipendente agli esordi. Trattasi di San Junipero, che parla di una sua esperienza sentimentale, ma raccontata col filtro Black Mirror, che è una sorta di gioco (da vedere anche il video, che sempre di gioco si tratta). 

Il secondo singolo è Al centro di una guerra, una gran bella super classica mashuppata tra amore e odio, ma raccontata meglio.

Gioco di platino

 Per gioco del destino e per una serie di circostanze, a un certo punto succede che Takagi & Ketra, che tocca inevitabilmente anche a me definire i “Re Mida” della musica, ascoltino il provino di Vodkatonic e decidano di produrlo.

Ma non basta, il loro entusiasmo nei confronti di ENNE lo traducono nello scritturarlo come primo artista della loro neonata etichetta, la PLTN SQUAD: una scommessa per entrambe le parti.

Vodkatonic, uscito lo scorso ottobre, descrive la solitudine in contrasto al luogo, il senso di isolamento in discoteca e nei club, dove spesso all’imperativo del divertimento si risponde con l’alienazione.

Ma non è una critica, semplicemente è una fotografia, dal testo amaro, di una specifica condizione umana, il cui sapore estetico è richiamato dalla copertina che accompagna il singolo: la mano ingessata del produttore e amico Federico, che regge il drink soggetto del pezzo.

L’ultimo singolo pubblicato, circa un mese dopo, è Death note: un parallelismo con il manga dark, una storia d’amore impossibile dal suono retrofuturistico.   

Gioco del futuro

Contando di avere la possibilità di intervistarlo tra non molto, anche per sottoporre a sua critica tutto quello che ho scritto fino a questo momento, si aspettano le uscite dei singoli che annunceranno questo tanto lavorato e ponderato primo album.

Quello che auguro a ENNE è il successo, perché lo merita, e che possa maturare sempre in meglio, mantenendo questa sua realtà tanto onirico-digitale quanto realistica, uno specchio in cui riflettersi e in cui rimettere a fuoco la propria immagine indistinta, per finalmente riconoscersi.              

di Francescamaria Aiello 

foto di Edoné Bergamo

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