Live Report

|Live Report| I Godspeed You! Black Emperor aprono la Milano Music Week

Si apre la Milano Music Week e per me lo fa nel migliore dei modi immaginabili e possibili, nel segno di quella foglia d’acero rossa che marchia un bel pezzo della più figa musica mondiale.

Dai Magazzini Generali sono passati i Godspeed You! Black Emperor, il collettivo canadese di Efrim Menuck, inseriti postumi, a data già annunciata da tempo, come “special opening show” del Linecheck Festival. Ed è stato veramente speciale. 

L’apertura è stata opera di questa creatura meravigliosa, che porta il nome di Mette Rasmussen, sassofonista norvegese-danese.

Gira il mondo portando il suo stile, che prevede una performance fatta solo col proprio strumento, intervallato, qualche volta, da un suo urlo misurato, che va a completare il suono.

Il sassofono canta, strilla, fa quello che gli pare: l’effetto e l’impatto sono molto vicini a quelli che mi fanno viaggiare con i miei adorati Zu, per intenderci.

Matte va già da tempo in tour con i Godspeed You! Black Emperor. Ha suonato circondata dagli strumenti già posati sul palco del resto della band, proprio per dare un senso di continuità con ciò che sarebbe arrivato dopo di lei.

Una piccola nota di amarezza riguarda il pubblico: non mi aspettavo che alcune persone, presenti per una certa di tipologia di concerto, potessero denigrare e sminuire una tale esibizione, ma tant’è…

Con circa 15 minuti di ritardo rispetto alla tabella di marcia, si sono presentati poi i Godspeed You! Black Emperor.

Hanno creato contatto con la sala unicamente tramite i loro rispettivi strumenti: in 8, tra violino, bassi, chitarre, contrabbasso, batteria e percussioni (a un certo punto si è unita a loro anche Matte e il suo sassofono).

Nessuna parola rivolta al pubblico, zero contatto verbale.

Un’atmosfera magica, un trip musicale con sbalzi di emozione che ti partono da ogni organo interno.

L’orchestra rock ti porta ai confini della percezione, unendo al suono proiezioni di immagini di guerra, natura selvaggia e scene di rivolta.

I GY!BE hanno una lunga carriera alle spalle, hanno man mano portato il loro post-rock a un livello sempre più sperimentale e attuale, facendo in modo di non rimanere radicati in un passato anacronistico, ma tenendo sempre il viso rivolto al futuro, a qualcosa che deve ancora accadere, anticipando i tempi.  

Quel loro modo autoreferenziale di esibirsi, come se l’unico interesse, come ottimo e giusto che sia, fosse l’espressione musicale, non crea distacco dal pubblico (che per l’occasione era decisamente corposo), per nulla: catturano, spingono, ti ribaltano a ogni vibrazione emessa.

Il mix che si crea ha un sapore tra il mistico e l’apocalittico.

Quasi non ci capisci nulla, ma ti piace tanto, quel contrasto tanto decadente quanto futuristico, dato prima da un suono dolce e poi, all’improvviso, interrotto, squarciato, da un graffio violento degli strumenti che urlano, come se soffrissero.

Un susseguirsi di contrasti, un crescendo di conflitti, disturbanti, nel senso di non prevedibili e, quindi, spiazzanti, ma mai spiacevoli. I Godspeed You! Black Emperor sono una terapia per il risveglio dei sensi.

Senza dubbio uno dei concerti dell’anno. 

 di Francescamaria Aiello

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