Live Report

|Live Report| Mac DeMarco live al Magnolia, Milano

Chi non ama Mac DeMarco è solo perché non lo conosce. Chi, invece, lo conosce lo adora in modo totale.

Il suo interesse è far godere la musica così come la gode lui, in pieno spirito di condivisione. Da come si pone, dal suo viso, dai suoi atteggiamenti si può intendere che è il tipo che non vuole lontananza col pubblico, che decisamente cerca di abbatterla.

Questo è lui in sintesi e non si è smentito neanche al suo live al Magnolia.    

Si può assistere a millemila concerti nella vita, ma la sensazione che dà un suo live è quella di un’uscita con un compagno di bevute, da pacche sulle spalle, da risata nel pianto.

Il suo abbigliamento da spesa all’Eurospin, la sua voce da cantautore impegnato, il suo carisma e la sua personalità fanno di lui l’amicone che tutti vorremmo.

Con la sua band c’è complicità, si danno alle gag, colpi di jam.

La presenza sul palco è semplicemente bella ed è inutile dire che in alcuni momenti, come durante in My Kind of Woman, avremmo voluto tutti essere abbracciati a lui.

Il Magnolia era stra pieno e il pubblico era perfetto, l’energia pure. La scaletta non è stata incentrata specialmente sul nuovo album, ma è stata un mix calibratissimo fra vecchio e nuovo.

È l’estasi di godersi questo personaggio così goffo e infinitamente magico, che a fine esibizione ti lascia un vuoto incredibile perché non vorresti lasciarlo mai più.  

Ha introdotto commentando quasi tutti i pezzi, sia le sue hit sia quelli più recenti, da Here Comes the Cowboy, il suo ultimo album.

Il tutto aperto dalla colonna sonora de Il Padrino, con cui si è presentato saltellante su un palco non adornato, senza fronzoli, scarno, minimalista, come a sottolineare che il focus è e deve stare sulla musica, sull’umano, sulla comunicazione.

Il repertorio ha previsto da  On the Level e Salad Days a Finally Alone e The stars keep on calling my name, da Another One e Still Beating a My kind of woman e Ode to Viceroy fino a chiudere con Still Together.

La calda serata è stata aperta da Canarie, band bolognese dal sound raffinatamente caraibico, il tocco tropicale prima di quello nostalgico del cresciuto ragazzo canadese.

Mac è sempre il solito post adolescente stravagante, mantiene la sua coerenza, tuttavia è più maturo oggi, più essenziale. E ci piace molto anche questa versione.

Il suo modo naturale e spensierato di suonare la chitarra, quel sorriso da Gioconda, il suo fare calmo e senza percezione del tempo, tutto questo fa in modo di rapire noi pubblico, completamente perso nel suo mondo.

Ho adorato anche la jam con la band quasi punk in mezzo a Still Together, per poi riprendere il pezzo e salutarci.

L’ultimo album, che come dice lui è il mondo dei cowboy disegnato, immaginato da chi non ha idea di come possa essere veramente, che, sempre come dice lui, è funk ma chi fa davvero questo genere potrebbe contestare la cosa, è stato onorato. Il suo storico da canzoniere pure.

Mac, my kind of Cowboy: rotto, sguaiato, decadentemente romantico e completamente folle.      

di Francescamaria Aiello

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