Live Report

|Live Report| Peter Doherty live ai Magazzini Generali

Il bad guy della musica ha fatto festa a Milano domenica scorsa.

Peter (ex Pete) Doherty and The Puta Madres si sono esibiti ai Magazzini Generali, in un locale pieno, senza alcuna regola, in pura improvvisazione, nonostante le millemila copie della scaletta attaccate ovunque dallo staff e sembra, almeno in apparenza, palesemente ignorate.

La mia sensazione generale, dico subito, è stata molto nostalgica, un po’ di tenerezza: alla fine adesso ha l’aria da ragazzotto un bel po’ cresciuto, dalla chioma di tendenza argentea, come giusto che sia.

Pete è uno di quelli che lascia un certo amaro in bocca. Sai che avrebbe dovuto essere molto più icona per molte più persone, ma non ha saputo gestire gli eccessi e si ritrova, suo malgrado, ad essere spesso indicato come l’ex di Kate Moss (ahimè non esagero).

Ma come si può prescindere dalla sua zampata data sul brit rock con i Libertines e i Babyshambles?

Sul palco ha mixato i pezzi dell’ultimo album, da cui il tour in questione, ai pezzi da solista, ai grandi classiconi che il pubblico attendeva, come Time for heroes, Arcady, Don’t Look Back Into The Sun.

Tra una giravolta, una buona sudata, milioni di sguardi di intesa coi gli altri componenti, situazioni estemporanee, decisioni prese in riunione sul momento con gli altri su cosa fare, questo concerto è andato (stavo per dire “si è fatto”, ma non mi pare il caso). Fra alti e bassi, ma con super chiusura con Fuck Forever.  

Io gli voglio bene e lo definirò decadente, per lasciare di lui l’immagine dell’artista maledetto, tuttavia un abbraccio e un “dai, Pete, ora andiamo a farci una tisana”, invito che gli farei con massima devozione, mi viene da dirlo.

Comunque consiglio di non perderlo, se si ha l’opportunità di vederlo dal vivo, perché, immagine e siparietti a parte, a Doherty piace la musica, gli piace carnale e sporca, gli piace sbatterci il muso contro e rigettarla addosso a chi gli sta intorno: prendete e godetene tutti, lui sarà per sempre the Last of the English Roses.

di Francescamaria Aiello

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