Live Report

|Live Report| L’ultima serata del Woodoo Fest, il festival nel bosco

È da una vita che mi proclamo “elfo”, quindi, per la mia prima volta,  non potevo mancare ad un appuntamento in particolare: il Woodoo Fest, il festival nel bosco arrivato alla sua sesta edizione.

L’evento si è svolto dal 17 al 21 luglio a Cassano Magnago, in provincia di Varese.

Il Woodoo è il bosco dell’indie italiano, con una line up per tutti i gusti.

Per citare alcuni nomi di quest’edizione: Massimo Pericolo, Ivreatronic dj set, Tre Allegri Ragazzi Morti, Canova, Mecna, Venerus, Black Beat Movement, Brenneke, Mòn, Poetry Slam, Linoleum, Biro, Franco 126, Fulminacci, Eugenio in via di gioia.

Fornito di un campeggio in cui poter sostare per la durata dell’intera manifestazione, tutto è immerso in questo contesto da fiaba festaiola, ma niente di dispersivo, è tutto molto raccolto.

C’è un mainstage e un wood stage, dove si esibiscono gli artisti pre-serali e dove si svolgono gli after-party.

In un’ambientazione da gita fuori porta, in pieno relax, ci si può far accompagnare dal buon cibo “on the road”, quest’anno targato dalla rassegna culinaria Street Food Parade. In più, ancora, ci sono aree di esposizione riservate ad artigiani e workshop.

Il primo luglio scorso il festival ha avuto la sua preview, in collaborazione con Rugby Sound 2019 a Legnano, con l’unica data estiva lombarda di Gazzelle e con i Coma Cose.

Ho partecipato solo all’ultima sera della rassegna. Sono rimasta piacevolmente colpita e credo proprio che per il prossimo anno mi organizzerò tenendo presente queste giornate.

La quinta serata si è aperta al wood stage con Mille Punti, musicista milanese, per poi passare ai Dellacasa Maldive,  progetto pop romano-milanese, e chiudere con i Mòn, interessantissimo gruppo romano dotato di voce, synth e radice folk.

Nel frattempo, nell’attesa di passare al mainstage, il popolo del bosco si è completato e riversato a pieno. Tutti pronti per l’ultimo giorno di festa, che ha iniziato la fase finale con  La Rappresentate di Lista, che con la loro tipica teatralità, soprattutto quella di Veronica, hanno suonato il loro sound e i loro testi ricercati.

Dopo una pausa è arrivato Giorgio Poi, che non ha certo la necessità di essere spiegato, lui non si spiega, si ascolta poeticamente in adorazione. Il saluto è concentrato nei Fast Animals and Slow Kids, che come al solito hanno agitato e caricato la massa al motto di “noi siamo i FASK e veniamo da Perugia”.

Gran finale al wood stage col format Canta Indie Canta Male, in un’inedita versione acustica, che col quel mood di ritrovo fra amici ha fatto cantare, stonare e abbracciare tutti per un caloroso arrivederci.

Mi sono quasi commossa pure io ai festeggiamenti conclusivi dello staff, felice del proprio lavoro, sicuramente faticoso, ma ben riuscito.

E non sarà qualche scialbo e acido guastafeste a rovinare certe atmosfere (mi riferisco al blitz delle forze dell’ordine della penultima sera, pare su segnalazione, non si è ben capito),  fatte con sincerità, onestà e passione.

Avanti così, ragazzi, al prossimo anno!

di Francescamaria Aiello

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