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|Review| Talknoise, Materia Sonora Non Conforme (Manitù)

Ci sono poche, pochissime persone che ancora ti permettono di riflettere, di farti discutere da solo in una stanza ascoltando le loro parole, ridendo per le sagaci osservazioni ironiche sulla società o perché sembra che ti stiano descrivendo alla perfezione, in tutti i tuoi pregi e difetti.

Una di queste ormai rare entità è sicuramente Ernesto Orrico: autore, attore, regista teatrale e, soprattutto, finissimo e acutissimo interprete della contemporaneità. E ha anche un passato coinvolto nella musica.

E una persona così tanto degna di stima non avrebbe potuto che avere un suo pari al suo fianco: Massimo Garritano.

Senza indugiare e senza girarci intorno, parliamo di uno dei migliori musicisti esistenti. Non è semplicemente maestro dell’esecuzione, della creazione, non solo riuscirebbe a suonare in modo superbo anche un termosifone picchiato da un cucchiaio e non basta precisare che ha una conoscenza così ampia e vasta degli strumenti: lui vive di suono e sonorità, con loro in perfetta sintonia.

Siamo a Cosenza, la mia città, che ha sempre avuto e sempre avrà qualcosa da dire, è una sorta di resistenza. Ernesto e Massimo decidono di unirsi, qualche hanno fa, per dar vita allo spettacolo teatrale “La mia idea. Memoria di Joe Zangara”, portato con successo in giro fino a NYC. Tutto questo è stato l’utero in cui si è formato questa loro creatura appena nata: il progetto Talknoise.

Che cosa sia Talknoise, ci viene spiegato dai diretti interessati così:
Talknoise (Manitù Records)
Materia Sonora Non Conforme
Ernesto Orrico / voce, testi, segni
Massimo Garritano / composizioni, chitarre, pedaliere
Luci e audio: Antonio Giocondo

Non esattamente teatro.
Non esattamente un reading.
Non esattamente un concerto.
Non esattamente jazz, o rock o hip-hop.
Non esattamente elettronica.
Non esattamente arte.
Non esattamente giornalismo.
Non esattamente poesia.
Non esattamente prosa.
Non esattamente spettacolo.

Flussi di coscienza che si buttano fuori dalla gola.
Suoni che vorticano come quando togli il tappo ad una vasca piena d’acqua.
Ironia interrotta, pensieri in metrica, suoni disparati, loop ossessivi.

Disturbi acustici che si fondono e confondono con linee melodiche avantfolk.
Una performance aperta all’improvvisazione.
Una narrazione condizionata dai mutamenti climatici.
Un’opera sulla perdita delle coordinate sonore.
Un improbabile sentiero semantico nel caos del presente.

Un corpus di parole sospeso tra urgenze poetiche, narrazioni interrotte e lacerti di canzone.
Un flusso sonoro alimentato da chitarre rumorose, melodie spezzate e frammenti di pura improvvisazione.

Una sorta di recitativo in jazz, jazz inteso come ricerca della verità,
dell’immediatezza, della frontalità.
Una specie di parlato in punk, punk inteso come ricerca della verità,
dell’immediatezza, della frontalità.
Nessuna di queste due cose.
Entrambe.
Altre ancora.

Il disco è uscito il 21 settembre ed è stato presentato ufficialmente il 28 ottobre al Teatro dell’Acquario di Cosenza. I brani sono 9:
– Un Canto
– Se
– PPP
– Quasi
– La Sconfitta Perfetta
– Attesa Stanca
– Dziga
– La Sfortuna di Avere un’Opinione Su Tutto
– Cosa Sono Diventato

 

Talknoise: il nome già presenta quello che si ascolterà. Il parlato e il suono, il parlato che costruisce il suono, il suono che regge il parlato. Ernesto, La Parola, è Signore della scena, anche solo ascoltandolo lo si può immaginare nel ventaglio delle sue espressioni, che, pure che non si conoscono, viene spontaneo rappresentare mentalmente, data la sua maestria nel saper evidenziare con la voce cosa, come e quando.

Massimo, Il Suono, fa sì che anche le note siano delle parole, una sorta di controcoro. Tutto in armonia.

Sono una coppia che non ha nulla di costruito, questo è l’elemento chiave del loro successo: si intende chiaramente che sono dominatori dell’improvvisazione, ecco perché, anche se registrato, tutto ha un’orma pesantemente e meravigliosamente naturale, quella del procedere per intrecci perfettamente concatenati che creano una solidissima struttura.

Il suono è un tempio e la parola è il suo sacerdote. È difficile trovare dei performer di questo livello che possano dare questo tipo di immagine.

Da purissima e affezionatissima fan, questo orientamento non può che rimandarmi ai Massimo Volume. Il che non può che far aumentare il mio entusiasmo per questo progetto. Ovviamente le influenze, teatrali e musicali, si capisce che siano le più classiche, per fortuna (come dichiarato in un’intervista dai due, per esempio, da Young a Bene).

E poi classici imprescindibili dell’arte letteraria e visiva, a cui Massimo ed Ernesto dedicano direttamente brani: Pier Paolo Pasolini, l’uomo della verità che non si può dire “che non riposerà mai in pace, che non leggeremo ma parleremo di te” (quanta esattezza!), e Dziga Vertov, sperimentalismo e avanguardia (“Dziga vive in Calabria nella luce a riprendere il mondo”).

Tutto il lavoro è un flusso di coscienza, un fiume in piena di idee e visioni, ipotesi evocative, frasi che mi hanno fatto esclamare “eh, infatti” (“Se fossi nulla, sarei una star”). È un disco amaro e necessario, un’analisi dell’attuale condizione, una condanna all’efferatezza e, non troppo sottinteso, un invito a fare un retromarcia.

Noi che abbiamo le armi, ma non abbiamo spesso quello che è realmente necessario: l’umanità.

Come recita La Sfortuna Di Avere Un’Opinione Su Tutto, noi che pensiamo di essere preparati per andare a pescare, con canne e barca pulita, per dimostrarci che possiamo dominare il tutto, perfino l’elemento acqua con i nostri oggetti, ma che ci manca l’unico modo di saper vivere quest’aspetto della natura (e per estensione tutti), la sola necessità per poter dire di esserne parte, saperlo conoscere e per poter (soprav)vivere in esso: le branchie.

Per quanto ci possiamo affannare in dimostrazioni, siamo sempre e solo degli esseri finiti, noi ce ne andremo mente il resto continuerà ad esserci. “Noi chi siamo per pensare, per pesare sullo scorrere?”: siamo tutto, siamo nulla.

di Francescamaria Aiello foto repertorio di Ianni Pelarchio e Tommaso Caruso

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