Live Report

|Live Report| Il viaggio dei The Album Leaf approda al Circolo Ohibò

Quando per un certo tipo di musica si suggerisce di sedersi e, possibilmente, chiudere gli occhi, non è un fanatismo, ma una necessità: quella di godersi un viaggio. È ciò che accade con The Album Leaf.

Il progetto nato come solita per solo studio dalla mente di Jimmy LaValle, poi diventato una live band. L’occasione per vivere quest’esperienza suggestiva è arrivata giovedì scorso al Circolo Ohibò. Ha aperto la serata Joyero, nuovo progetto di Andy Stock dei Wye Oak.

The Album Leaf è percorso di sei dischi, il frutto di una sperimentazione che nasce a San Diego, ma che ha fatto il pieno nei polmoni di elettronica e ambient islandese. Dal 1999 a oggi ha guadagnato consensi e ammirazione da altrettanto musicisti e pubblico.

L’Ohibò era pieno e assorto da Jimmy, la cui carriera è partita dal gruppo post-rock Tristeza nel 1997, che poi decise di lasciare per darsi al suo alterego più malinconico, subito dopo la pubblicazione del primo album An Orchestrated Rise To Fall (1999). Un racconto onirico su sintetizzatori e chitarre acustiche, che palesa quel mash up ricco di contaminazioni, caro all’artista, e assorbe con venti minuti di turbine di emozione (v. A Short Story), una di quelle cose che a noi super fan dei Sigur Rós mandano in brodo di giuggiole.

Tutta questa meraviglia continua con One Day I’ll Be On Time (2001), con dolci melodie impreziosite dal sempre presente Rhodes, il quale cavalca in crescendo, negli anni successivi, un cuore elettronico nostalgico.

Una galoppata che lo porta dritto dentro l’Islanda, ispirazione per l’anima di In A Safe Place (2004), l’album capolavoro, la perla rara nella conchiglia, non solo in modo metaforico ma anche nell’atto pratico, grazie alla collaborazione di parte dei componenti dei Sigur Rós (in Moss Mountain Town e Over The Pond partecipa con la voce anche Jónsi) e Gyða Valtysdottir, violoncellista dei Múm.

Il Nord segna senza più guarire LaValle, infatti lo porta ancora in Into The Blue Again (2006), dove synth ed elegante elettronica immergono ulteriormente nell’atmosfera soffusa ed emotiva, arricchita dal cantato.

Bisogna attendere il 2010 per il disco seguente, A Chorus Of Storytellers, in cui la sperimentazione sonoro si amplia (pop elettronico ed archi), grazie anche al passaggio da solista a band.

Il viaggio per immagini continua nel 2013 con Perils From The Sea, nato dalla collaborazione con Mark Kozelek (Sun Kil Moon), un quasi mistico, intenso lavoro di natura intimista ambient pop, la cui lirica ha forme diaristiche.

The Album Leaf è un progetto inedito, diverso, che ha conquistato in modo pacato, senza urlare, ma in modo costante, tanto da arrivare a serie tv (v. Scandal e Sons Of Anarchy) e show televisivi.

In A Safe Place rimane il disco più acclamato e amato, il suono più puro e da sogno. Il mix di tradizione ed elettronica, l’esito di parte di un percorso che è proseguito e sicuramente continuerà a stupirci e ammaliarci. Da San Diego all’Islanda su una carrozza armonica, condotta dalla melodia e guidata dalla scrittura ispirata.

Per i 15 anni dell’album più amato, i The Album Leaf ci hanno fatto sognare nella loro tappa milanese del tour che celebra questa ricorrenza, portando in scena e dall’orecchio dritto al cuore i brani di questo gioiello. 

di Francescamaria Aiello

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