Ricomincia l’autunno e ricominciano le serate nei club. Il Lanificio di Pietralata è sicuramente uno di quelli più piacevoli in cui trascorrere una serata.

Ambiente dedito alla riqualificazione del posto, il cui talento è raccogliere un bacino di utenza larghissimo: da Roma Nord, passando per chi da altre zone raggiunge appositamente il locale per le sue proposte, a chi preferisce l’alternative curato. 

Il primo nome autunnale è importante: il dj danese Trentemøller. Anders è il re del crossover elettronico, del mash up di generi, tra techno, trip hop, post rock, ambient e minimal (quello che più lo contraddistingue). Dai suoi pezzi ai grandi remix, continua a esibirsi come DJ (oltre a essere produttore) eclettico e sempre sul pezzo, nonostante qualcuno, scioccamente, osa parlarne come ormai passato. 

Trentemøller

Trentemøller comincia ad allestire il salotto dell’elettronica con un certo ritardo rispetto al previsto, infatti si presenta versa le 2, dopo una lunga attesa. Il DJ che lo precede dà ovviamente spazio al danese, il quale, quando arriva sul palchetto della consolle, un po’ come Abraham Simpson nella scena in cui entra nel locale di intrattenimento e trova il nipote Bart alla reception, così come sale, si rigira e va via con un ghigno giocondiano. Da quello che si capisce, non ha per niente gradito lo strumento che gli hanno fatto trovare. 

Trentemøller

Continua a suonare il solito DJ per altri circa 40 minuti, poi, finalmente, Trentemøller ritorna. Tra un consiglio, un rigirarsi abbastanza frequente, per richiedere spiegazioni riguardo la consolle, dà vita alla sua esibizione con il suo repertorio, ormai, abbastanza solito. Infatti non varia molto rispetto ad altri contesti (ho partecipato alla sua serata all’Ex Dogana lo scorso inverno), con la differenza che qui si è molto più limitato nei suoi virtuosismi. 

Altra nota un po’ dolente è stata la folla: ad occhio e, soprattutto a pelle e respiro, eravamo forse troppi. La sala era lievemente sovraffollata. Ciò non toglie che l’entusiasmo per la serata non sia venuto fuori lo stesso. L’importante che ce la siamo goduta, fra un piccolo intoppo e l’altro. E poi, per riprendere fiato, comunque, era sempre a disposizione l’ameno terrazzo del locale. Come di consueto una vera chicca. 

di Francescamaria Aiello/ foto Davide Canali

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