Review

20 + 20 per il 2025

Torna puntualissima la nostra doppia classifica firmata da Giulia e Loredana, le redattrici che ogni anno ci raccontano quello che hanno maggiormente apprezzato tra le uscite discografiche in LP.

Le loro scelte sono condensate in una playlist, grazie alla quale potrete ascoltare, o riascoltare, i protagonisti del 2025. E come di consueto, ci sono anche quest’anno dei dischi scelti da entrambe, di cui troverete più brani in playlist.

Lasciamo perciò subito classifiche e parole a Loredana e poi a Giulia.

The Murder Capital - Foto LeCap

The Murder Capital – Foto LeCap

Nel ripensare alle uscite di quest’anno ormai al termine, mi sono trovata a fare, prima di tutto, una considerazione non bellissima: diversi album di artisti che seguo da molto tempo mi hanno un po’ delusa. “Blindness” dei Murder Capital sicuramente la delusione che fa più male, un disco che sembra dettato dall’urgenza di una nuova uscita e, per me, molto meno ispirato rispetto ai precedenti. Nel 2023, invece, campeggiavano in vetta alla nostra classifica (come si può vedere qui).

Altri album li ho trovati un po’ troppo ripetitivi. È il caso, ad esempio, di “Post Mortem” de I Cani. Fanno però eccezione due brani (“Io” e “Nella parte del mondo in cui sono nato”), che ci svelano invece il miglior Contessa. Quello che tralascia i barocchismi indie da autocompiacimento masturbatorio, e ritorna essenziale, raccolto. È come se, togliendosi di dosso una sorta velo di plastica, svelasse la sua sincerità e il suo grande talento.

Senza particolare ispirazione ho trovato poi “Cutthroat” degli Shame. Anche loro è come se, in questo ultimo disco, volessero cristallizzare uno stile, senza però aggiungere nulla di più rispetto alla discografia precedente, e senza riuscire a coinvolgermi come solitamente succede. Una cosa che mi sembra sia successa anche per “C’è ancora amore” dei Fine Before You Came (che proprio per questo ho escluso da questa classifica).

Shame - Foto LeCap

Shame – Foto LeCap

E senza particolari guizzi è anche il nuovo disco dei Soft Kill, “Watch it Burn”, che pur non discostandosi molto dai precedenti (ben 5 album negli ultimi 5 anni), si lascia comunque ascoltare sempre con grande piacere.  Una sorte di simile “bulimia” caratterizza anche un’altra band statunitense, i Meltt, che quest’anno hanno ripubblicato entrambi i loro due album in versione strumentale. Ma ne vale davvero la pena riascoltare le melodie eteree di “Etenernal Embers”, che non stancano mai.

Il 2025 è stato anche l’anno di grandi ritorni, alcuni dei quali non solo non hanno deluso le aspettative, ma hanno confermato la capacità di alcuni artisti di rinnovarsi, pur rimanendo fedeli ad uno stile consolidato. È il caso, ad esempio, dei Deftones di “Private Music”, degli emiliani Gazebo Penguins di “Temporale” e dei Mogwai di “The Bad Fire”. Ottime conferme anche per i veneziani New Candys con il loro “The Uncanny Extravaganza”, per gli Other Lives di “Volume V” e per gli Horrors di “Night Life”.

Per quanto riguarda le mie, sempre personali, gradite sorprese, sicuramente un posto di riguardo ha “Virgin”, il nuovo disco di Lorde. La cantautrice neozelandese, con il suo gradevolissimo mix di Pop, Indie ed Elettronica, riesce a conciliare hit da classifica con uno spirito Alternative che trovo molto convincente.

Menzione speciale per il miglior esordio alla giovane cantante inglese Heartworms al secolo Jojo Orme. Una voce e un impatto sonoro davvero considerevoli per un’artista che farà sicuramente parlare ancora di sè.

Tra le band piu giovani, un posto di riguardo tra i miei preferiti lo hanno sicuramente gli Jadu Heart di Diva Jeffrey e Alex Headford. Il loro quarto album, “Post Heaven”, conferma la grande padronanza del duo inglese a muoversi tra Shoegaze e Dream-Pop. Stessa cosa per gli australiani Royel Otis e il loro secondo album, dal titolo “Hickey”. Giovanissimi ed estremamente prolifici, il duo Indie-Pop è riuscito a conquistare in pochissimi anni, e a grande ragione, una fetta di pubblico sempre più vasta e una credibilità degna di artisti ben più navigati. 

Consiglio anche il nuovo disco del californiano Josh Hwang, in arte Castlebeat, che lo ha scritto e registrato nel suo garage di casa, confermando il suo sapiente uso delle sonorità Lo-Fi. Ma in “Revival”, disco che scorre veloce con i suoi 12 brevi brani (tutti intorno ai due minuti di durata), si aggiunge anche un mood più oscuro, e molti richiami alla Dark-Wave, a lui molto congeniale.

E anche ai primi posti della mia classifica 2025 troviamo quattro bellissime conferme, tutte meritevoli di una prima posizione.

Flagship è il progetto del musicista americano Drake Margolnick  ed era sul mio podio anche l’anno scorso, con l’album “Faces on the Wall”. Da allora, superato un lungo periodo di crisi personale ed artistica, è stato un susseguirsi di nuovi brani e nuove collaborazioni, coronate poi dall’uscita di “Exit Row, Pt. One”, primo capitolo di un’altra intima e sentita storia da raccontare.

Terzo posto per gli italiani Delta V, con il loro “In fatti ostili”. Un disco che si insinua, piano piano, sottopelle. E se trova il giusto spazio, ti invade completamente. Spiazzandoti per la sincerità disarmante dei testi e la capacità di unire la migliore tradizione del cantautorato italiano con sonorità elettroniche e sintetiche. Una band che sa raccontare al meglio l’Italia dei nostri giorni e, in particolare, la loro Milano. La sua vita frenetica e la sua fredda bellezza, narrandola dal di dentro, ma con grande obiettività e riuscendo a farcela sentire incredibilmente vicina alla Berlino di Sasha Ring.

Secondo posto per i BDRMM che, nonostante dal vivo mi abbiano in realtà lasciata un po’ perplessa (sul palco vien fuori soprattutto la loro vena più distorta e noise, a me meno affine), con il loro “Microtonic” si confermano i Mogwai degli anni Venti.

E scusate se è poco.

Di loro, tra l’altro, ne avevo già parlato anche a proposito dei migliori dischi del 2022 e del 2023.

 Sul mio podio quest’anno siede “Forever”, quarto album del giovanissimo Khyree Zienty, in arte Ekkstacy. Classe 2002, il musicista canadese è autore di un’originale fusione di stili. Emo-Rap e Post-Punk incontrano numerose influenze, tra le quali spicca, soprattutto in alcuni brani, la Dark-Wave. Dal vivo l’attitudine è grezza e sporca e lui un grande (anche fisicamente) animale da palcoscenico (anche di lui vi avevo già parlato qui).

Ekkstacy

Ekkstacy

  1. Ekkstacy – Forever
  2. BDRMM – Microtonic
  3. Delta V – In fatti ostili
  4. Flagship – Exit Row, pt One
  5. Gazebo Penguins – Temporale
  6. Deftones – Private music
  7. Soft Kill – Watch it burn
  8. Royel Otis – Hickey
  9. Jadu Heart – Post Heaven
  10. Castelbeat – Revival
  11. The Murder Capital – Blindness
  12. I Cani – Post Mortem
  13. Heartworms – Glutton For Punishment
  14. Mogwai – The Bad Fire
  15. Other Lives – Volume V
  16. Shame – Cutthroat
  17. The Horrors – Night Life
  18. Lorde – Virgin
  19. New Candys – The Uncanny Extravaganza
  20. Meltt – Etenernal Embers (Instrumentals)

E ora passo la parola a Giulia.

Buon anno e buon ascolto!

(E grazie a Semplicemente Dischi per l’immagine di copertina)

Loredana


Anche quest’anno il modo migliore di fare un resoconto annuale è attraverso i dischi che mi hanno accompagnata e con loro il relativo/rispettivo carico emotivo.

Il mio 2025 musicale non contempla un disco dell’anno che si posiziona nettamente sopra tutti, sebbene abbia fatto una classifica straniera e una italiana, secondo le mie preferenze.

Voglio invece condividere con voi una sintesi di musica per filoni tematici:

Ci sono l’energia e la rabbia di tante donne, come nel disco e nei live de La Niña che ci ha tenuti incollati sotto al palco e alle cuffie, come anche in “Lotus” di Little Simz che apre l’album con “Thief”, un’invettiva contro quelle persone ladre che asciugano e rubano agli altri l’anima, l’identità e tutto quello che trovano, che si lega poi in maniera ritmata e sublime alla seconda traccia, “Flood”.

Ci sono poi le Lambrini Girls, col loro punk rock sfacciato e la denuncia della tossicità del patriarcato, del lavoro e degli abusi della polizia. Guardare un loro live su YouTube mi fa venir voglia di tornare a suonare alle origini di quella che era la mia band di uguale genere, tutta al femminile.

Poi il filone della poesia e del sogno mistico nella musica e nei testi degli album di Gaia Banfi e Altea, artiste emergenti di cui quest’anno è obbligatorio parlare, di Andrea Laszlo De Simone da cui ormai ci aspettiamo musica di alto livello, dei Big Thief che non mancano mai nelle mie classifiche e di Haley Heynderickx e Max Garcia Conover.

Royel Otis - Hickey

Royel Otis – Hickey

Andando avanti, il rock dei Royel Otis, band giovanissima ma che sembra ormai rodata, la novità dei Turnstile, onestamente una delle più belle di quest’anno (mi hanno riportata un po’ nei primi anni duemila), i Wednesday, i Sorry che in più parti ricordano i Blonde Redhead, il ritorno dei Deftones e i Geese, di cui probabilmente da ora in poi sentiremo parlare spesso.  

Deftones - Private Music

Deftones – Private Music

Infine il pop nella sua migliore versione italiana di Carmen Consoli in “Amuri Luci” che canta in dialetto catanese e contiene alcuni featuring (notevole quello con Mahmood in “La terra di Hamdis), di Giorgio Poi in “Schegge” e della super Joan Thiele. Voglio includere qui i Blood Orange, di cui vale la pena ascoltare il disco anche solo per “The Field” e “Mind Loaded”, brani di pura bellezza con la firma di un collettivo aggiunto di artisti del calibro di Caroline Polachek, Lorde, The Durutti Column.

Joan-Thiele-Foto_LeCap

Joan Thiele – Foto LeCap

L’hip hop per niente artefatto senza riferimenti a soldi e pistole e persino quasi romantico dei Funk Shui Project, che probabilmente assieme a Marracash sono quanto di meglio presente di questo genere sulla scena: in “Polvere” coesistono nomi del calibro di Davide Shorty e Johnny Marsiglia, che oltretutto live insieme sono una vera e propria bomba.

Infine, un capitolo a parte lo voglio dedicare a “Deadbeat” dei Tame Impala, che è stato forse uno degli album del 2025 che ha suscitato più dibattiti in termini di qualità rapportata alle aspettative. Per diverso tempo ammetto che mi ha fatto oscillare tra “è bello o brutto?”, dubitare. Il riscontro finale è positivo: ballo, lo apprezzo. Aveva bisogno di tempo.

Auspichiamo un 2026 ancora migliore.

STRANIERI

  1. Little Simz – Lotus
  2. Big Thief – Double Infinity
  3. Royel Otis – hickey
  4. Turnstile – NEVER ENOUGH
  5. Tame Impala – Deadbeat
  6. Blood Orange – Essex Honey
  7. Lambrini Girls – Who Let The Dogs Out
  8. Deftones – Private Music
  9. Geese – Getting Killed
  10. Haley Heynderickx, Max Garcia Conover – What of Our Nature
  11. Wednesday – Bleeds
  12. Sorry – COSPLAY

 ITALIANI

  1. LA NINA – FURESTA
  2. Carmen Consoli – Amuri luci
  3. Giorgio Poi – Schegge
  4. Altea – Nessuna
  5. Gaia Banfi – La Maccaia
  6. Andrea Laszlo De Simone – Una lunghissima ombra
  7. Funk Shui Project – Polvere
  8. Joan Thiele – Joanita

Giulia

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