Interviste e recensioni

Kormorano NOVE e 15: Denuncia e Trauma in Dialetto Terracinese

Recensione Kormorano NOVE 15

Avevamo già avuto modo di parlare di Kormorano in occasione dell’uscita del video di “Traumi” (qui il nostro articolo: https://www.csimagazine.it/kormorano-e-il-video-di-traumi/). Il 17 ottobre segna ora un debutto di peso nel panorama cantautorale italiano: “NOVE e 15”, il primo disco solista dell’artista. Già noto dietro le pelli dei Mellow Mood e per le sue collaborazioni con nomi come Giancane (che ne ha curato il master), Kormorano esce dall’ombra per presentare un lavoro in cui l’urgenza espressiva supera ogni genere.

Il disco non nasce a tavolino. È il risultato di un inverno di isolamento a Ventotene, cercato dall’artista del Sud Pontino dopo la fine di una relazione. Armato solo di chitarra, computer e microfono, Kormorano ha trasformato il mare e l’isola in uno specchio crudo delle sue paure, ricucendo con la musica ciò che si era spezzato. L’incontro con le suggestioni di “Bestie in fuga” di Daniele Kong (autore anche delle illustrazioni del progetto) ha amplificato questa introspezione, trasformando il silenzio dell’isola in un alleato, un inizio e una fine.

Un Suono Ibrido e la Scelta Radicale del Terracinese

Musicalmente, “NOVE e 15” è una scommessa vinta sul fronte dell’ibridazione. Kormorano miscela sonorità mediterranee, sfumature elettroniche, reggae e cantautorato, aggiungendo richiami alle tradizioni africane e sudamericane. Il risultato è un suono che, come promesso, ha l’intensità per farti ballare e, un attimo dopo, per “strapparti il cuore.”

La scelta più audace, e fondativa, è l’uso del terracinese. Non un vezzo, ma una necessità: Kormorano crediamo abbia scelto questo dialetto concreto come l’unico capace di tradurre l’onda d’urto emotiva che si muove dentro di lui. Un omaggio viscerale alle sue radici, che si fa ponte tra la tradizione popolare e l’ansia dei giorni nostri.

Kormorano Nove e 15

La Denuncia: Dal Micro al Macrocosmo del Dolore

L’ album spazia dalla sfera personale a quella sociale con una coerenza spiazzante. I traumi individuali servono da lente per osservare le ingiustizie del mondo, rifiutando il ruolo di spettatore passivo.

  • Eredità Amara della Terra: un testo di denuncia, come “Sono scomparsi gli alberi…”, condanna il degrado morale e ambientale che affonda le sue radici nella storia, in particolare nell’inganno della bonifica dell’Agro Pontino. Kormorano usa la memoria di Nonno Alfredo per gridare contro la mentalità distruttiva che oggi lascia “montagne di plastica.”
  • Il Dramma del Mare: La tragedia si fa contemporanea con il dramma dei migranti (“M’so stancat a vede creature…”). Qui, il protagonista si fa emarginato solidale, condannato anch’egli dal sistema, e accusa l’apatia generale, un “sistema che all’anagrafe fa paura.”
  • Resistenza e Fuga: Di fronte all’omologazione (simboleggiata dall’artificio e dalla mercificazione), la ribellione diventa solitaria. Il protagonista cerca la salvezza nella resistenza interiore (“la corsa è questione di testa”) e nell’abbandono dell’immobilità.

L’Intimità e la Ricerca di Cura

L’altra metà del disco si concentra sulle dinamiche affettive, rivelando un protagonista segnato ma desideroso di autenticità.

  • La Fragilità della Promessa: L’amore è un “gioco al ribasso” dal quale l’artista esorta a fuggire (“È meje metterse le scarpe e cagna aria”), e la felicità è come una “stella che cade.”
  • Dipendenza e Autenticità: Dietro il cinismo si nasconde il profondo bisogno di cura emotiva. Frasi come “Ma perché se tu nen stai più affianc’ a me” mostrano come la persona amata sia l’unica “Luce” che impedisce di “affondare,” un “chiodo fisso” che annulla il dolore del mondo.
  • Le Condizioni dell’Amore: Kormorano è chiaro: l’amore è possibile solo se basato sull’onestà e l’ascolto. L’altro deve prendersi cura, dare voce alle paure e mai zittire il dolore. La rivisitazione di classici come “Spingule Francese” e i richiami alla canzone napoletana  (Ô Chiostro ‘e Santa Chiara) aggiungono uno strato di malinconia e tradizione al moderno tormento.

Verdetto: L’Eredità e la Riscossa

“NOVE e 15” è un disco in cui traumi e rinascite si mescolano in una narrazione urgente. Kormorano, con la forza cruda del terracinese e l’abilità di tessere trame sonore complesse (arricchite dalle collaborazioni con FiloQ, Lucchesi e Forelock), non si limita a raccontare il dolore, ma insegna a “imparare a lasciar andare e prendere posizione solo quando necessario.”

È un album che celebra l’unica vera ricchezza rimasta: quella “che nen s’pò strignere,” l’oro emotivo e spirituale che si guadagna guardando onestamente il male nel mondo e in sé stessi. Un esordio potente, consigliato a chi cerca una musica che sia radicata, ribelle e profondamente umana.

Ancora una volta grazie a Purr Press e Agnese Ermacora.