Interviste e recensioni

La voce come approdo, “Rive” di Ilaria Graziano

Ilaria Graziano,La voce come approdo

Non un semplice disco, ma un vero e proprio manifesto di rinascita artistica e personale, la voce come approdo che segna il culmine di un percorso di riscoperta e libertà creativa.

Dopo anni trascorsi a tessere trame sonore per il cinema d’animazione (pensiamo a capolavori come L’arte della felicità o Gatta Cenerentola) e a prestare la sua voce intensa a prestigiose collaborazioni, Ilaria Graziano compie il suo atto di coraggio più grande: la pubblicazione del suo primo album da solista, “Rive”, uscito il 10 ottobre  per l’etichetta Ad est dell’equatore. 

“Rive” è più di un titolo; è il concetto cardine attorno al quale ruota l’intera opera. La metafora delle sponde di un fiume che raccolgono storie e memorie, un confine mobile tra il passato e il futuro. È un invito a riscoprirsi, a liberarsi dalle incertezze per approdare a nuove consapevolezze. Lo ha raccontato la stessa cantautrice napoletana, evidenziando come questo lavoro sia nato da una profonda pausa creativa e da un ritrovato bisogno di esprimersi, di “smettere di nascondersi”.

L’album, co-prodotto artisticamente con Simone De Filippis e Claudio Domestico (Gnut), è un piccolo, ma potente, atto di resistenza nell’attuale panorama musicale. In un’era dominata dalla velocità e dalla superficialità, “Rive” si prende il suo tempo per esplorare le profondità dell’animo umano. È un lavoro acustico, intimo, che trae ispirazione dal “rumore” della natura. Come Ilaria Graziano stessa ha spiegato, il silenzio in natura non esiste, ma è un rumore che costringe all’ascolto interiore, in netto contrasto con la distrazione assordante della metropoli.

La tracklist è un viaggio emozionale a tutto tondo. Dal singolo apripista, “Paradiso”, una soave e sincera meditazione sull’ambivalenza emotiva tra luce e oscurità che abita ogni individuo, al blues quasi gospel di “Domani” con le sue vette vocali vertiginose. Non mancano brani che esplorano la dualità della vita, come “Il veleno e la cura”, dove gli opposti convivono, e momenti di leggerezza e preghiera laica come “Spirito d’ ‘o viento”. Brani come “Cuore” e “Stretti stretti” completano l’affresco di un’artista che, dopo aver dato voce alle storie altrui, trova finalmente il coraggio e la libertà di raccontare la sua, con una maturità che tocca corde universali.

“Rive” non è solo un ascolto, è un’esperienza catartica. È il suono di un’artista che, camminando il più liberamente possibile dai condizionamenti, ha trovato la sua verità. Lasciatevii trasportare dal flusso di questo album, in cui la cura e la riscoperta di sé si fondono in un’opera di rara bellezza.

Siete pronti ad attraversare le “Rive” di Ilaria Graziano? L’appuntamento da segnare è al Monk il  25 ottobre 2025 per noi di Roma, a seguire le date di Napoli, Genova, Milano, Sant’Agata Bolognese e Firenze.