La 49esima edizione del Roma Jazz Festival si è aperta all’insegna della rivoluzione, scegliendo come manifesto il tema del Cambiamento e dell’evoluzione stilistica del genere. Non poteva esserci scelta migliore per l’apertura se non Makaya McCraven, il “Beat Scientist” di Chicago, che ha trasformato il palco in un vero e proprio laboratorio sonoro.
Il musicista non è solo un batterista, ma un vero e proprio protagonista della trasformazione, un alchimista che mescola jazz, folk e ritmiche d’avanguardia con la padronanza di un produttore in studio. La sua autodefinizione di “Beat Scientist” è la chiave di lettura: McCraven non esegue semplicemente uno spartito, ma sperimenta con l’improvvisazione in tempo reale, per poi dissezionarla e ricomporla, creando un complesso patchwork di soul, elettronica e generi che vanno oltre le definizioni.
Anatomia di un Quartetto Esplosivo
Sul palco, la chimica era palpabile. McCraven (alla batteria) ha guidato un quartetto stellare:
- Junius Paul al basso elettrico, solido e pulsante come l’ancora ritmica.
- Matt Gold alla chitarra, in grado di spaziare tra riff taglienti e tessiture folk-elettroniche.
- Marquis Hill alla tromba ed elettronica, la voce melodica che si è fatta strada tra i beat complessi.
Il loro suono non è stata una semplice giustapposizione, ma una massa compatta ed energica. I brani, complessi nelle loro stratificazioni ritmiche e armoniche, hanno dimostrato che il jazz può essere allo stesso tempo sperimentale e accessibile. L’apertura è stata un’autentica dichiarazione d’intenti per il Festival: un jazz moderno che rifiuta le etichette, ma che sa parlare a un pubblico vasto.
La folla ha risposto con un riscontro enorme, confermando che la “scienza del beat” di McCraven è la formula vincente per traghettare il jazz nel futuro, rendendolo l’espressione più vitale e in continua mutazione della musica contemporanea. Un debutto che non lascia dubbi: questa edizione del Roma Jazz Festival sarà un’immersione totale nel sound che verrà.
CSI Magazine ringrazia Alessandro Gambino di GDG Press per la cortesia.
Fotografie a cura di Adriano Bellucci e Fotografi Jazz Roma.