Venerdi scorso, dopo il concerto di Lucio Leoni, sono saliti sul palco di ArdeForte Ufo con gli Zen Circus incendiando il parco del Forte Ardeatino.

La nostra Federica Romani è riuscita a fare due chiacchere con Ufo, ecco cosa si sono detti.

Sono anni che il circo Zen regala buona musica ad un pubblico sempre più vasto, a marzo è uscito il vostro ultimo disco, “Il Fuoco in una stanza” con relativa promozione, live ed interviste.
Ufo, c’è una domanda alla quale ti piacerebbe rispondere e non ti è ancora stata fatta?

Effettivamente una c’è. Molti anni fa quando ci esibivamo come artisti di strada –  perché non lo sanno in molti, ma noi siamo partiti come buskers, facevamo praticamente i  madonnari della musica indipendente. Cominciammo a muoverci fuori dalla nostre mura, fare colletta e suonare nelle città limitrofe molti ci dicevano che eravamo degli scappati di casa che si erano montati la testa. È questa la domanda alla quale mi piacerebbe rispondere oggi e se posso fare un bilancio ti posso anche rispondere con un si.

Gli zen Circus sono degli scappati di casa che si sono montati la testa, la profezia si è avverata.

 Ufo

Nel vostro ultimo album c’è un brano che si potrebbe descrivere come un pugno allo stomaco dell’anima, intimo, sentito, che fa male per quanto sincero, scevro dal pietismo e che racconta la storia di un “Caro Luca”. Un testo che dice tutto, ti chiedo cosa puoi dirmi di più.

Caro Luca nasce da una storia di Andrea  (Appino) che però è anche nostra, era un ragazzo che frequentava la nostra stessa compagnia, lo conoscevo anche io Luca, è una persona reale, il racconto della storia è vero. Nella vita si cambiano tante compagnie, ed anche io in una precedente avevo il mio Luca, se vai a cercare nella vita degli altri sono certo che un Luca lo abbiamo avuto tutti, magari con motivazioni meno psicologiche, ma lo hai avuto anche te. Ad esempio il mio Luca era un ragazzo che ci raggiungeva sempre sul lungomare  con la sua moto, noi lo sentivamo arrivare e capivamo che stava arrivando Alessandro, così si chiamava il mio Luca, poi a causa di una delusione, non sentimmo più arrivare la sua moto. Si provò ad andare a casa sua, a cercarlo, ma lui preferì non vederci più.

Non so cosa sia successo a questo mio Luca.

Sono situazioni che succedono, la canzone ragione proprio su questo.

Ufo

I testi sono a cura di Andrea e come in questo caso riescono ad essere universali e condivisibili da molti anche raccontando un episodio personale, invece qualora dovesse capitare che un testo non sia delle corde di tutti quale strategia adottano i Zen Circus?

Andrea ha una rara qualità che riesce ad interpretare il sentire di tutti, a partire da noi. Ha una grande capacità assorbente. Nello scambiarci idee, suggestioni, nelle discussioni o nei discorsi che si fanno anche per passare il tempo sul furgone,  lui  raccogliere ogni cosa, trattiene tutto  ed ecco che lo traduce in testo.

Magari è uno sfogo suo, ma al 100% racchiude quello che avremmo voluto dire noi.

Ufo

Quindi reputi Andrea una persona empatica?

No. L’esatto contrario. Se gli fai questa domanda lui ti risponderebbe di no. Anzi ci sta lavorando su. Apprezzo molto questo suo lavoro, ho avuto la fortuna di aver incontrato un partener che interpreta quello che avrei voluto dire anche io. Noi non facciamo mai uscire niente se non ci rappresenta tutti. È capitato che ci abbia presentato dei brani ai quali abbiamo risposto negativamente  perché non avevano attinenza con la collettività degli Zen.

Ufo

Dunque quei testi sono andati a finire nel progetto solista di Andrea? Ce ne sono altri in cantiere?

Esatto. Anche da questo nasce il progetto solista, adesso non ne sente più la necessità, ha trovato la quadratura del cerchio e cioè dall’universale al particolare e questo nostro ultimo album ne è la dimostrazione. Per rispondere alla tua domanda direi di no. Noi come zen ci sentiamo rispecchiati nei testi che ci sta proponendo ed anche lui ci ha ribadito in più occasioni di non averne più bisogno.

La nostra fortuna è la nostra partnership così aperta che ci ha permesso e ci permette di restare insieme e bene per così tanti anni.

Ufo

Il circo Zen è dunque in equilibrio come un funambulo sulla corda?

Abbiamo raggiunto un metodo di lavoro molto semplice, schietto diretto, anche con discussioni molto accese, accalorate che ci permette di lavorare con fluidità. Ci mettiamo molto poco in realtà a tirare giù il brano. La scrittura è veloce, abbiamo capito il nostro come, dove e quando segare. Se a qualcuno di noi esce qualcosa che non c’entra nulla con gli Zen neanche viene proposta agli altri. Il tempo maggiore lo spendiamo poi in studio, nella elaborazione dei suoni, nel cercare di dare ad ogni brano la sua identità. Evitiamo ripetizioni, barocchismi, ridondanze, andiamo a cercare brani che siano brani e che si possano capire, questo è molto importante per noi.

Le foto in bianco e nero nell’articolo sono di Davide Canali

Le foto della gallery (a colori) sono di Giovanni di Giulio

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