Più che un’esplosione estiva di fine giugno pareva essere d’inizio ottobre.
I BADBADNOTGOOD sono stati accolti da una discreta folla di hipster incappucciati sotto i loro impermeabili al Circolo Magnolia di Milano, per quella che è stata la seconda ed ultima data del loro tour italiano.

Se qualcuno pensava di assistere ad una jazz band che si limita a re-interpretare brani hip-hop, ieri sera si è certamente ricreduto.
I BADBADNOTGOOD  hanno offerto un’esperienza live devastante, incommensurabilmente al di sopra ed oltre la versione in studio dei loro album.
Il concerto è stato quasi del tutto strumentale, ad eccezione di alcuni interventi del talentuosissimo batterista Alex Sowinski, che spuntava dalla batteria con frasi stimolanti su quanto fosse entusiasta di essere lì con noi a celebrare la vita e la musica, invitandoci a muovere tutti assieme le braccia per lasciarci andare al flow della serata.


Il quartetto, che fino a poco tempo fa era un trio, è diventato tale grazie all’ingresso del sassofonista Leland Whitty, che è andato ad aggiungersi allo zoccolo duro composto da Matthew Tavares alla tastiera, Alex Sowinski alla batteria e Chester Hansen al basso.

Ogni momento del live, durato poco più di un’oretta, è stato ipnotizzante, e si è sviluppato in un crescendo di virtuosissimo jazz sposato a materiale hip-hop ma non solo, anche elettronico e a tratti quasi post-rock.

I giovani canadesi, che vantano collaborazioni con personaggi come Kaytranda, Future Islands e Tyler, The creator, hanno anche presentato il loro quarto lavoro “IV”, uscito l’anno scorso e ben celebrato dalla critica internazionale.
Il gruppo ha deciso di aprire con il Theme di James Bond 007 per poi passare alla funky Speaking Gently e proseguire con And That, To e Chompy’s Paradise fino ai pezzi più conosciuti dal pubblico come la meravigliosa Confessions pt. II, un trip di quasi sette minuti circa che ha visto come protagonista assoluto il fluido groove del (sexy)sax di Leland.

La formula è stata quella di costruire incredibili crescendo di melodie che si acquietavano all’improvviso.
Ci sarebbe piaciuto avessero suonato un po’ di più, ma la sensazione che hanno lasciato addosso è di totale appagamento e soddisfazione.

Ps: causa maltempo e difficoltà logistiche ci siamo persi il live d’apertura dei fiorentini Aquarama, che, a sentire i commenti entusiasti del pubblico, devono avere fatto un’ottima esibizione presentando il loro album d’esordio Riva, caleidoscopio di pop, funk, soul e tropical.

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