La mia prima coi Calibro 35 è stata come leggere un indovinello; la mia seconda con i Calibro 35 è stata come quella di chi aspetta di leggere un indovinello.

L’indovinello stavolta è “Decade”, ultimo disco dei Calibro 35 uscito il 2 febbraio 2018, a meno di tre anni dal loro penultimo disco S.P.A.C.E. (2015);  lo presentano sul palco del Locomotiv,  una delle punte della stella dei locali di musica indipendente/alternativa che, in quel di Bologna, ospitano e nutrono la musica “viva”.

Sabato 10 febbraio il Locomotiv è sold out, l’aria che si respira è elettrostatica e carica di una buona dose di aspettative (siamo qui ad una settimana esatta dall’uscita del disco, appunto) . Il pubblico è variegato (issimo!) , ci sono rappresentanti di quasi tutte le fasce d’età, e ritrovare miei coetanei ad un concerto di questo tipo è la prova del fatto che i Calibro 35 hanno permesso agli italiani e non solo di riscoprire o in alcuni casi scoprire ex novo uno tra i generi migliori che il nostro paese abbia mai prodotto.

Ma facciamo un passo indietro: Chi sono i Calibro 35?

I Calibro 35 sono un progetto musicale funk-jazz  nato a Milano nel 2007, che si ispira alle colonne sonore dei film di genere “poliziottesco” dell’italia degli anni ’70,  ad opera di 4 musicisti d’eccezione più uno: il polistrumentista Enrico Gabrielli  alle tastiere/fiati (Afterhours, Mariposa) , Massimo Martellotta alla chitarra, Fabio Rondanini alla batteria e Luca Cavina al basso, che si affidano alla magica produzione di Tommaso Colliva.

Ed eccoci tutti pronti per sentire la loro nuova creatura, abbiamo appena avuto il tempo di ascoltarcelo un po’ questo Decade, che esce in occasione del decennale della band, e appunto per questa combo nuovo disco+decennale i Calibro 35 schierano sul palco una formazione a 6 anziché a 4: ci allietano con la loro presenza anche Sebastiano De Gennaro (percussioni) e Beppe Scardino (fiati).

Devo  ammettere che ci ho messo un po’ a realizzare chi/quanti fossero e dove, data la mia scarsa statura, e per questo ringrazio il mio amico A. Compagnoni che è stato i miei occhi per alcuni momenti della serata (non lo ringrazio tuttavia per avermi quasi convinta che ci fosse una donna nana che ballava nuda davanti al palco, ma questa è un’altra storia).

A qualche secondo da quello che penso sarà l’attacco del primo pezzo, la sala si è ammutolita, anche quel leggero vociferare eccitato e non, si è esaurito e sono tutti concentratissimi sul palco, mentre i 6 delle meraviglie imbracciano gli strumenti e io  penso esattamente la stessa cosa che ho pensato al mio primo live dei Calibro: “chi sono io per comprendere cotanta maestria musicale e pensare anche di parlarne poi? Aiuto.”

Poi ecco che parte Psycheground , e con lei partono quelli che sarebbero i titoli testa del film che ci stanno raccontando i Calibro 35 : te li puoi proprio immaginare , una carrellata di personaggi in fermo immagine che “eppur si muovono” a ritmo di un etno-jazz magistrale. A seguire Superstudio che tiene vivo il tema spostandosi però su un bellissimo funk-poliziesco, che sembra muoversi tra quei palazzoni tipici dell’avanguardia architettonica anni 70’ che vediamo stampati sulla copertina del disco, e, nel pieno dello sfogo strumentale del brano mi aspetto che da un momento all’altro Starsky e Hutch sfondino il muro del Locomotiv con la loro Gran Torino all’inseguimento di un Freddo o un Dandy a caso. La presentazione di Decade procede sinuosa, è la volta di Faster Faster!, la cui tensione narrativa sembra agguantare tutti i presenti, vedo anche qualcuno che si guarda intorno, quasi a cercare il pericolo dietro al loro vicino di live, poi ecco Pragma: il suo beat psichedelico mi costringe a chiudere gli occhi, chinare la testa in avanti e ascoltare, e basta. Alzo lo sguardo solo per un secondo vedendo che non sono l’unica a farlo, e torno nel mio sogno afro-psych.

I Calibro 35 eseguono tutto d’un fiato dieci degli undici brani che compongono Decade, dimostrando ancora una volta che “suonare” meglio dal vivo che su disco non solo è possibile, ma necessario. Decade  e questo live sono la quintessenza del lavoro della band, di questi compositori, perché tali sono, e stanno presentando forse uno dei lavori più eterogenei ed eclettici di cui mai siano stati capaci. Rispetto alle atmosfere sci-fi di S.P.A.C.E. sono tornati verso le loro origini “poliziottesche”, strizzando l’occhio di quando in quando al filone Tarantiniano che caratterizza il nostro secolo: ascoltarli è come trovarsi davanti una vera e propria chimera di funk, punte di musica classica, hard rock, progressive e psichedelica.

Quando il pubblico è totalmente assorto nella musica, tanto da dimenticarsi di guardare il palco perché guarda solo alle proprie orecchie e trepidante aspetta il pezzo successivo, c’è poco da aggiungere. Un pathos romanzesco attraversa tutta la sala, che sta ascoltando un vero e proprio Romanzo Criminale, che pur solamente suonato ha un potenziale visivo a dir poco incredibile. Groove stilosi e bassi ipnotici, ecco quel che sentiamo.

Uno dei pochi momenti di “deconcentrazione” che ci concediamo in sala è per il bridge di batteria di Fabio Rondanini in Modulor, al quale esclamo “che spacconi, che è dubstep?!”

Dopo una breve pausa facciamo un tuffo nel passato attraverso le atmosfere cosmiche di S.P.A.C.E. con Ungwana Bay Launch Project, e se l’idea è totalmente quella del vecchio film di fantascienza, non mancano comunque le tinte afro, sottolineate e ricalcate con Space, a seguire, che trasporta tutte le nostre teste in un movimento di compulsiva approvazione.

Altro salto temporale per Piombo in Bocca (da “Tornano quelli di..Calibro 35”) , un altro vago accenno dubstep fantascientifico in A future we never lived.

Cavalchiamo poi tutti la beat con Giulia Mon Amour che fa finalmente sciogliere le teste e i colli anche dei più impalati del pubblico, ormai tutti contenti e sazi della lezione di musica alla quale abbiamo assistito e che, come ogni lezione ben riuscita, volgendo al termine ci fa pensare di saperne comunque un po’ più di prima.

Aspettando la degna chiusura di questo spettacolo, di questa prova di maestria musicale, sentiamo arrivare Travelers: certamente e assolutamente morriconiana, non saprei come definirla se non “epica”.

Ci salutiamo tutti con il ritmo in calare di “La morte accarezza a mezzanotte”, muoriamo si, ma col sorriso sulle labbra.

I Calibro 35 parlano poco, sentiamo, a tratti, solo la voce di Enrico Gabrielli, che sorge dal nulla come quella di uno speaker radiofonico tra un pezzo e l’altro, per accertarsi che stiamo tutti bene.

Ma quando suoni così, della voce non hai poi così bisogno: questo disco e questo live confermano di diritto il loro collocamento sullo stesso livello dei grandi classici, e azzarderei a dire, una spanna sopra la maggior parte degli altri compositori del nostro tempo.

Concluderò commentando allo stesso modo di sabato 10 febbraio in quel del Locomotiv Club:

“Sono dei musicisti della madonna”.

 

Chiudo.

La scaletta dei Calibro 35 al Locomotiv di Bologna

La scaletta dei Calibro 35 al Locomotiv di Bologna

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