Sembra un tour pressoché infinito quello dei milanesi Canova che, in giro per l’Italia da gennaio, sono approdati ieri sul piccolo palco del Covo Summer (versione estiva del Covo Club di Bologna).

Acquistata la prevendita più per curiosità che altro, in due giorni di attento ascolto del loro album d’esordio (Avete ragione tutti), imparo praticamente a memoria le nove tracce del disco: orecchiabili, super pop, con ritornelli che diventano quasi un’ossessione.

Arrivo in Viale Zagabria 1 da sola, preparatissima sui pezzi e incurante della nuvola di scetticismo (altrui) che mi aveva accompagnata fin lì.

Entro nel cortile interno e vedo un manipolo di 18enni che presidia la transenna davanti al palco, già dalle 19.30,  mi dicono gli addetti ai lavori.

Alle 22.00 siamo io, due compagni di avventura incontrati sul posto e una marea di giovani in odor di esame di maturità; il gap generazionale mi crea un leggerissimo disagio.

Ore 22.15, finalmente fanno la loro comparsa questi quattro ragazzi incamiciati e dai ciuffi ribelli che sul palco sembrano starci come a casa loro, totalmente a proprio agio. La formazione: Matteo (voce, chitarra elettrica e piano), Fabio (chitarra e piano), Federico (basso) e Gabriele (batteria). Si inizia con Aziz, Manzarek e Felicità, una dietro l’altra, a ritmo serrato e con un’energia che non mi sarei mai aspettata. Il suono è perfetto, voce e strumenti arrivano in maniera totale, forse anche per la location molto “intima”.

Il pubblico risponde subito alla grande, cantando ogni pezzo a memoria e dimenticandosi gli smartphone in tasca (uno dei pochi alzati è il mio).

Poi, a sorpresa (sorpresa solo mia, in realtà), i Canova sfoderano una cover di Jovanotti, “Chissà se stai dormendo”, anche discretamente arrangiata; scelta particolare comunque, considerando che la maggior parte dei presenti nel 1992 non era ancora nata. Eppure conoscono a memoria anche questa.

Il concerto continua con Expo e Maradona, pezzo durante il quale due coraggiosi ragazzi con la maglia del calciatore, salgono sul palco, cimentandosi in qualche strofa un po’ stonata.

Brexit, Threesome (ultimo singolo della band), Vita Sociale. É un climax di energia, sul palco e giù dal palco. Io per prima canto, salto, sudo come una teenager scatenata durante un concerto di Justin Bieber. La Festa, eseguita al pianoforte da Matteo, fa molto, forse troppo, Cesare Cremonini.

Le luci diventano stroboscopiche e i Canova saltellano sul palco come se il concerto fosse appena iniziato; invece, con Portovenere, si arriva all’ultimo pezzo e le luci si spengono.

Al coro di “se non metti l’ultima noi non ce ne andiamo” (ho riso molto), Matteo torna da solo sul palco per eseguire la versione unplugged di Manzarek e, di nuovo, Threesome tutti e quattro insieme.

Fine concerto ore 23.10, puntuali come da copione.

Che dire, non ho più voce e sono sudata fradicia, risultato che decisamente non mi sarei aspettata. Il disco mi era piaciuto, per i suoi toni leggeri e un po’ tardoadolescenziali ma, dal vivo, i Canova, rendono molto molto di più. Niente da invidiare a band con anni di esperienza alle spalle, e allora via di live report.

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