Chester Bennington, la storica voce dei Linkin Park, si è impiccato. Nella sua casa di Palo Verdes Estates, nella contea di Los Angeles.

Le note dalle quali sono stato svegliato questa mattina sono diverse dalle solite, diverse da quelle che un quartiere multietnico può offrirti.

Numb, In the end, Papercut, Bleed it out si susseguono senza un razionale ordine,  cosi come c’è ben poco di razionale nelle morti premature.

Pronti partenza e via con la corsa delle testate on-line a spararla più grossa per una manciata di click.

E’ morto il giorno del compleanno di di Chris Cornell, era depresso ed aveva avuto un’adolescenza difficile, aveva superato da poco un lungo periodo di riabilitazione dall’abuso di droghe ed alcool.

Tutti pronti a sventolare notizie a buon mercato, con fonti più o meno attendibili, con l’unico intento di arrivare prima degli altri, ma la musica?

La musica fortunatamente non la fanno i giornali, ma animi sensibili come Chester, che ad un certo punto della propria esistenza decidono che non è più il caso di rimanere su questa terra.

Decidono che quanto dato alla gente può bastare.

Ora cliccate sulla X in alto a destra di questo articolo è ritornate ad ascoltare la sua musica, l’ha scritta per voi, quella non morirà mai, tutto il resto non conta.

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