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Chiude il B-Side, un altro passo verso il precipizio.

B-Side

Per me, come per molti qui a Cosenza, è impossibile parlare del B-Side se non raccontando la propria esperienza personale.  È stato un luogo d’amore, d’amicizia, di litigi, di festa. 

Ma, soprattutto, il B-Side, è stato un luogo di musica.

Certo, esistevano già altre realtà importanti in città. Il Gramna, il Filo Rosso o i concerti organizzati da Radio Ciroma. C’erano anche le serate al Bosque o al Nighthawk

Ma fin da quando (mi pare fosse proprio il 2005), accompagnando Roberto XXXXXX (all’epoca noto col nom de plume di Robert Eno, attualmente mi pare Roberto Vagliolise), entrai nei locali in fase di completamento capii che era qualcosa di diverso.

Era un posto pensato per la musica. Era qualcosa che in città non c’era mai stato.

Quella del B-Side è sempre stata, fin dall’inizio, una storia particolare.

Un inizio al contempo incredibilmente difficile (per motivi che oggi meritano di essere citati ma NON ricordati per non dare spazio a cose così ignobili) e di successo. Una combinazione di eventi che, a ripensarci, è addirittura difficile da immaginare.

Un luogo che, nel corso degli anni ha realmente dato spazio a tutti. Con esiti e rapporti più o meno felici. Ma in quella sala concerti è passato davvero ogni genere di musica. Ogni tipologia di concerto.

Andando perfettamente a caso mi vengono in mente le serate organizzate da Luca Bafaro, Luigi Naccarato, Luca Garro, nei tempi andati, ed in tempi più recenti BE Alternative, Vincenzo Nac, e Turnover.

Oltre, ovviamente, al Partyzan /Always Never Again di Fabio e Roberto. Che è stato, per chi scrive, un pezzo di strada importante.

Ricordo, sempre in maniera perfettamente casuale,  la sala strapiena per i Giardini di Mirò o i Two Dollar Guitar, o semi vuota per Jon Spencer e gli Heavy Trash  o Tom Verlaine e Jimmy Rip.

Ritorna il sudore, il caldo, ore ed ore di musica. Diversa. Nuova. Tutta da scoprire.

È sempre nitida, impressa nella mente, la disposizione meravigliosa degli Chevreuil, i primi Fine Before You Came, The Hub, Kaki King.

L’energia di un giovane Gionata Mirai con i Super Elastic Bubble Plastic.

Le chiacchiere con chiunque venisse a suonare, che non sembrava poi così diverso da te, che venisse da Mantova, dal Giappone o dagli USA.

Hugo Race con i Camera 237 e tutti i concerti e le presentazioni di album di gruppi locali.

Sono stati anni in cui di band ce ne sono state tante. Diverse. Ognuna con connotati propri.

I gripweed, i Miss Fraulein, gli Shale, i Taranta Therapy. In tempi più recenti La Fine o gli Electric Floor.

Per molti anni, nonostante diversità di vedute e opinioni differenti, sembrava che tutto questo non dovesse mai finire. Che la musica sarebbe stata sempre lì. Dentro il B-Side.

Invece, come sempre capita nella vita di tutti, le cose sono cambiate.

I tempi sono cambiati, i gusti sono cambiati, io sono cambiato.

Quello che gira(al B-Side come altrove) non è “la mia tazza di te”, la vecchiaia mi ha reso più insofferente nei confronti di ciò che mi piace. La stanchezza ed il tempo post lavorativo hanno ridotto le mie uscite e la mia voglia di ascoltare roba che non mi convince.

Ma ciò che è cambiato, soprattutto, è che il B-Side, dopo tutti questi anni, chiude.

Le motivazioni (che saranno sicuramente validissime), sinceramente, poco mi importano.

Approfitto di questo pezzo, che Casa Suonatori Indipendenti ha pensato fosse cosa buona che qualcuno scrivesse, per ringraziare chi ha creato questo spazio per la musica in città.

Ringrazio Francesco ed Andrea perché con loro ho sempre avuto un rapporto personale. Ma il grazie va a tutti quelli che, fra proprietari ed organizzatori, hanno dato qualcosa di diverso alla realtà cittadina e non solo.

I cambiamenti ed i periodi di maggiore o minore fermento sono fisiologici. Nonostante questa consapevolezza, però, un po’ di tristezza fa capolino.

Lascio ad altri le polemiche inutili tipiche di questa città e dei suoi abitanti tutti. Le polemiche sulle polemiche. Le polemiche su chi più abbia il diritto di commuoversi, contestare o rammaricarsi. Le polemiche sugli opportunismi di nuova e vecchia data.

Credo sia meglio pensare a tutto quello che di bello c’è stato (poi quanto questo periodo sia stato duraturo o determinante resta nell’ambito della soggettività).

Personalmente mi resteranno nel cuore tutte le volte che sono stato sul palco del locale e tutte le volte in cui la musica ascoltata lì mi ha reso sopportabile il mondo.

 

DISCLAIMER

Questo pezzo è soltanto un’accozzaglia di ricordi e sensazioni personali senza alcuna pretesa di completezza ed oggettività. Sicuramente avrò dimenticato qualcuno, anche fra i miei amici.

Invecchio. La memoria non è più un granchè. Non me ne vogliate.

 

Mauro Nigro

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