Una legge non scritta della vita – che ahimè molti ancora ignorano – ci impedisce categoricamente di parlare o trattare qualsiasi argomento se non ci si trova in uno stato di almeno sufficiente apertura mentale nei confronti di questo e ben disposti a farlo proprio, analizzarlo più o meno a fondo per poi metabolizzarlo e infine essere in grado di avere un’opinione al riguardo.

Non dovrebbe dire stronzate insomma e allora se dobbiamo parlare di Coma_Cose decido di entrare nel mood giusto e divento un (grande)puntino rosso intermittente nella penombra della mia stanza –sì, avete capito- ma prima di mettermi alla ricerca di ogni traccia di informazione possibile al riguardo mi fermo un attimo e penso.

pic by Matthew Zak Photography (Dalla loro pagina ufficiale FB)

Cerco di darmi da solo una risposta a una domanda, stupida, che non mi ero mai posto prima: ma Coma_Cose checcazzo significa?

Lui (Fausto Lama) il coma, lei (Francesca California) le cose o viceversa? Il coma della mente alterata che genera cose oppure il coma indotto dalla routine, uno di quelli non propriamente voluto ma che funge da calderone di idee (le cose?) di una mente che lavora in background mentre la vita ti spinge in altre direzioni, verso cause e gente aliene a chi sei davvero e a cosa vuoi comunicare senza divenire una mera maschera di te stesso. Perché no?

by Michela Poggioli Artworks (Dalla loro pagina ufficiale FB)

In fondo Lama e California, rispettivamente da Brescia e Pordenone, si sono trasferiti a Milano in cerca di cicatrici e per farlo devi immergerti in fondo a quella che è una vera e propria corsa a gomiti alti contro tutti, o una lunga session di pogo in cuffietta quando ormai ci sei dentro e riesci ad azzardarne anche un po’ di controllo.

“Chi si accoltella gode”, giusto per citarli in Cannibalismo. Coma_Cose è un salto nel vuoto al termine di questa corsa frenetica che ti porta d’un tratto a pensare “Ok, ma ora so volare?”.

Forse sono una critica al coma vero e proprio della ragione che ormai dilaga in ogni ambito della storia contemporanea, nelle cose di tutti i giorni insomma, normali: morti, buffoni, altri morti, buffoni più grandi, cose insomma. Non capisco.

Pic by Davide Patania (Dalla loro pagina ufficiale FB)

È tutto e niente ma mi basta poco per capire che è esattamente così, la mescolanza non è solo una questione propriamente musicale o tecnica in questo duo, bensì concettuale, è la base che regge tutta la baracca. Basti pensare alle loro influenze musicali e a come si riflettono sulle produzioni che ci offrono ormai da febbraio 2017, nelle quali se è vero che la comunicazione si muove sulle linee dell’hip hop più classico, il linguaggio che utilizza e sì urban, ma usa i modi gentili e spesso criptici del cantautorato e sempre perché siamo in un contesto di mescolanza, di connessioni non esplicite, si modula su linee elettroniche e ritmiche ricercate e attualissime, che spiccano notevolmente tra le varie proposte del panorama musicale indipendente italiano.

Dal vivo poi sanno essere giganti e ti mettono davanti ad un fatto ormai compiuto ed assodato: hanno fame – tanta – e non sono entrati in gioco per fare numero ma per alzare il livello di volta in volta, si spera, sempre un po’ più in là. Personalemente ho avuto la fortuna di vederli esibire durante l’edizione di quest’anno del Tutto Molto Bello, tenutasi a Bologna in varie location tra qui l’Arena Puccini e lo spettacolo che hanno offerto avrebbe fatto alzare la mano e cantare anche il più ostico degli scettici.

 

Dei Coma_Cose ne avevamo bisogno, musicalmente ma soprattutto nell’ottica di creare dei precedenti per una nuova scena musicale che li abbia in riferimento e perché no, riesca ad aggiungere ulteriori livelli sperimentali . California, io ti aspetto nella mia vita, che al Golgota a cui vi riferite assomiglia pure molto. Burrascami.

di Antonio Cox Ferraro

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