Nelle zone Scandinave, gennaio è il mese della stasi.

Il vento del Nord ricaccia gli umori e i colori dentro le case scandinave di legno, tiepide, dove soltanto qualche candela accesa, l’odore di bevande calde alla cannella e un plaid sulle gambe regalano un po’ di Hygge. Questa parola indica la condizione di conforto casalingo, di quiete e calma di cui i danesi vanno tanto fieri. E nel mese più buio dell’anno non rimane altro che sperare che il disgelo arrivi presto, che il sole riprenda il suo girovagare per i cieli bassi e grondanti di nuvole spesse.

Tivoli (il parco giochi vintage nel centro di Copenhagen) è chiuso, qualche locale chiude le saracinesche per rinnovale gli interni, le associazioni sono rintanate ad organizzare i festival estivi, piccole eventi movimentano le notti per i reticenti e i latini, si programmano le vacanze invernali (metà Febbraio) dove quasi tutti si dirigono a Sud per fare scorta di vitamina D. Nonostante il passo dell’inverno sia pesante, quando ci si abitua un po’, il picco della quiete di inizio anno può regalare momenti piacevoli.

È come fare yoga appena svegli.

Respirare profondamente, senza pensare, e prepararsi per l’anno nuovo, programmarsi la vita a seguire, ricaricare le ambizioni e scrollarsi di dosso le scaglie dei mesi passati. Mettere su un buon disco, con le luci basse, aiuta a ritrovare l’hygge dentro e intorno a noi. A questo proposito voglio suggerirvi un paio di progetti musicali invernali che, a mio parere, funzionano a tutte le latitudini.

Annette Odimer – LOVE YOUR WAY

Cronache Scandinave - Annette

Ho avuto il piacere di partecipare all’organizzazione del concerto di rilascio del nuovo lavoro di questa artista Norvegese qualche mese fa, ed è stato come rimanere intrappolato in una fiaba. Setup minimale e uno schermo nero traslucido alle spalle dei musicisti dove un artista locale eseguiva uno show di luci alla maniera degli anni 60’ (un cosiddetto liquid light shows).

Annette Odimer con il suo progetto Love Your Way, si esibisce in un universo abitato di folk onirico e melodico, pop elevato e ruvido quando serve, spaziature jazz e ambient. Il tutto prende spunto e tende alla natura, come un viaggio tra libellule e cascate magiche di acqua cristallina. Annette usa sia l’inglese che la sua lingua natia per esplorare questi territori onirici, con la sua voce ultrasonica, leggera, fatata e il suo tocco chitarristico intricato fatto di arpeggi raffinati.

Per creare il suo mondo, attualmente si avvale della violoncellista polacca Estera Kwiecień e del percussionista/ multistrumentista danese Anders Toft Larsen, ma intorno a lei ruotano numerosi musicisti talentuosi come il contrabbassista Jeppe Skovbakke. Dopo il primo incantevole disco Sacred Figures (Gateway music) del 2015, il recente EP Worlds Upon Worlds (Gateway music) si dirige verso atmosfere più rarefatte e lunari, fa venire voglia di chiudere gli occhi e accarezzare la rugiada sull’erba. Provare per credere.

Disco consigliato: Worlds Upon Worlds (2017, Gateway music)

 

 

Marching Church

Scandinave

La prima volta che vidi questa band dal vivo come headliner di un evento organizzato in un casolare in fondo all’isola di Christianshavn (una delle 3 isole maggiori su cui si estende Copenhagen), tornai a casa con un senso di fastidio. Sarà stata l’attitudine da rockstar maledetta del carismatico cantante Elias Bender Rønnenfelt, l’abbigliamento pretenzioso e la complessità esagerata nel mostrare l’ensemble di musicisti in scena.

Ma col senno di poi, riascoltando la musica dei Marching Church a casa, non posso non ammettere che siano una band molto valida. Oscura, ispirata, scomoda, la logica di Elias è ambiziosa ma la qualità è innegabile. Come un piccolo biondo Nick Cave danese, a cui sicuramente l’artista non troppo velatamente si ispira.

Ma non starei qui a parlane se fosse una brutta copia del succitato artista. I Marching Church, nati come band di supporto per i lavori solisti di Elias, sono attualmente una accozzaglia di musicisti fenomenali, creativi, fuori dagli schemi. In ogni pezzo la cura nei dettagli è spiazzante. Piano, archi, fiati, chitarre, sintetizzatori, percussioni e cori convivono in un miscuglio organico ed omogeneo. La voce di Elias si adatta alle diverse atmosfere create dalla band, a volte in melodici farsetti, a volte in strascinate liriche sofferte e malandate. Una band invernale da ascoltare con una bottiglia di buon vino rosso al fianco.

Disco consigliato: Telling It Like It Is (2016, Sacred Bones Records)

 

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