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Editoriale: Dal Tora!Tora! ai tori di Pamplona.

Come avrete capito più dagli inviti a feste e concerti che dal clima autunnale, l’estate è alle porte.

Il Lucca Festival ha annunciato, tra Kasabian e Robbie Williams, i Rolling Stones.
I soldi ci sono a Lucca, si chiedono anche: le cifre richieste per assistere allo show di settembre sono un insulto a quello che il rock, e ancor di più i blues, hanno sempre propugnato nel loro manifesto stilistico.

Ma restando sul tema dell’organizzazione degli eventi, sono tante le piccole realtà che sgomitano e, tra sacrifici e volontari, si moltiplicano in giro per l’Italia.
A guardare quante venue saranno interessate da tre giorni o semplicemente one day festival per i tre mesi di clima mite a venire, c’è da tirare un sospiro di sollievo quanto meno sullo stato di salute delle motivazioni e delle intenzioni.
Perché ad essere cieca sulle persone che svolgono questo lavoro è come sempre la politica, con l’esempio lampante dell’Ypsigrock, festival italiano tra i più noti oltre confine ignorato dai finanziamenti delle attività culturali.

E allora, se la ricerca di nuovi talenti e la loro diffusione non è affatto scomparsa dai tempi del Tora Tora, come viene ripetuto, invece, quasi fosse un cliché, ma soltanto è cambiata forse la musica, quello che forse ad oggi è più evidente è il disinteresse per chi lavora nel mondo delle arti, accompagnato da un velo di biasimo e relegazione nel ghetto dell’hobby sempre più spesso e pesante.

In questo primo mese nella nostra nuova casa, abbiamo avuto modo di lavorare con tante persone che senza un salario creano quello che spinge decine, centinaia di persone, a ritrovarsi tutte insieme come formiche in un formicaio, ognuna con in groppa pesi da cui liberarsi, racconti da cedere o semplicemente piedi da pestarsi.

Non ci sono pretese e non ci sono doveri.

Quelli sono stati invece assolti da Fabri Fibra, i The Giornalisti e l’industria discografica, che già a maggio può dormire sonni tranquilli per avere lanciato il tormentone dell’estate.
Non abbiamo intenzione di snobbarlo, anzi lo stiamo già ballando da qualche giorno come cani in verticale (soprattutto insospettabili della redazione), ma nel 1997 oltre  a ballare si cantava anche, questo si.

Maestri della richiesta sono, però, soprattutto coloro che per fini personali si nutrono del sacrificio e del talento di chi indossa pantaloni senza tasche.
Ma è fisiologico il loro incontro nella vita come il loro habitat naturale: l’oblio.

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