Mi preparo con lo spirito di chi deve partecipare a un matrimonio: è quello che si aspetterebbe da me e da tutti il Maestro Enzo Savastano.

Il neomelodico Savastano, re indiscusso dei banchetti nunziali, è quel genere che di solito si ama definire come non apprezzabile da tutti, che necessariamente bisogna schifare. In realtà per molti è come quel cucchiaio di nutella che mangi di nascosto, anche a te stesso, quando dici di essere a dieta.

Dire Savastano equivale a dire neomelodico, nel modo più ironico e contemporaneamente più rispettoso in cui lo si possa intendere.

Lo si conosce a Nord e a Sud di Benevento, sua città natale, grazie a un inno all’indie ma anti-indie, nonostante la sua attività sia iniziata qualche anno prima.

Il bel luogo che ospita la versione estiva di Na Cosetta è pieno. L’abbinamento cibo più musica è sempre una carta vincente. Le persone ai tavoli sono pronte per gustare la loro cena e attendono il Maestro con il suo gruppo e loro non si fanno attendere, rispettando così pienamente le tempistiche annunciate dagli organizzatori (aspetto sempre molto apprezzabile).

Siamo già tutti col sorriso negli occhi e sulla bocca, il buonumore è sovrano. La band con gli occhiali da sole ha immediatamente i nostri cuori e la nostra attenzione alle stelle. Si parte con due hit: Campomarino, che si prende gioco degli scenari estivi, e Reggae Neomelodico, mashup tra capelli rasta e serenata popolare.

Il Maestro è qui per presentarci il suo disco uscito il 10 maggio, Io sono con voi, che già solo per la sua copertina non è possibile che non possa incuriosire all’ascolto: è la foto modificata di un classicismo libro del catechismo.

I brani sono divisi fra Vecchio e Nuovo Testamento e qui a Na Cosetta abbiamo in ascolto questa Bibbia completa. Grandissimo entusiasmo.

Arrivano quindi Senza Sentenza, love story berlusconiana, Anni 90, Pomeriggi che sanno di Barbara, che cantiamo tutti in coro, Le mogli dei cantati famosi, intervallate dalle cover/omaggio di Impressioni di Settembre e Oroscopo di Calcutta (che favola!). La parte conclusiva del live prevede Disoccupation (sì, che c’è il riferimento a Celentano), La nostra prima settimana bianca, Amico zampognaro (una collaborazione con Daniele Sepe) e la mitica Mannaggia ‘a Marozzi, la struggente storia di un amore a distanza (“Ma l’amore è litigarello e non passa per Caianello”).

Le abbiamo cantate tutte.

La conclusione è l’attesissima Una canzone indie, che è un tripudio di applausi, cori, battute sorrisi: siamo tutti in estasi. Apprezzata da chi l’indie non lo sopporta, da chi lo ama a da chi lo fa (anche i citati Calcutta e Brunori). Nel corso di questo brano, durante un’ottima jam, Il Maestro Savastano, al secolo Antonio De Luca, ci presenta con orgoglio tutta la band. Poi ci concedono dei super richiesti bis.

Quanta intelligenza ci vuole per sapersi prendere in giro, a volte poco sul serio! Senza fare troppa filosofia o analisi critica, perché qui al top ci deve sempre essere l’animo trash che vive in tutti noi e di cui non dobbiamo avere vergogna. Dovremmo solo imparare a non rifiutarlo e a conviverci, in modo da dosarlo a dovere nella vita, senza temerlo. Intelligenza, più trash, più un dominare la scena in modo esemplare, più la battuta al momento giusto, più il testo che castigat ridendo mores, la somma di tutto questo è Enzo Savastano (personaggio che esiste grazie alla collaborazione con Valerio Vestoso).

Da grande ammiratrice del sommo Tony Tammaro, a mio parere celebre predecessore del genere, non posso che essere in brodo di giuggiole per questo concerto. Grazie anche all’entourage della band, agli organizzatori e alla rilassante location di Na Cosetta Estiva. E ovviamente grazie e te, Maestro Savastano. Chiudo come insegni tu: a tutti un grande kiss!

Savastano

 

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