Sarebbe troppo facile iniziare a parlare di Oona Rea accostandola alla figura paterna di Danilo; basterebbe citare dei nomi internazionali che fanno da garante per lui oppure ricordare il progressive italiano con i New Perigeo.

 

Invece lo studio costante al Conservatorio di Santa Cecilia, miscelato ad ascolti musicali di ben altro genere che il jazz del pianoforte di casa, blues e rock in primis, fanno di questa giovane artista, con già alle spalle una gavetta anche mondiale, una realtà che l’ha portata quest’anno a realizzare un disco “notturno” .

Notturno per la genesi dello stesso, in quanto scritto in momenti di insonnia e a quattro mani con Luigi Masciari, anche lui importante esponente del mondo jazzistico italiano, ma notturno anche per le sonorità che iniziano cullandoti per poi accompagnarti a sogni energici.

Musica e parole curate da una sapiente ricerca progettuale e inglobate in sala di incisione in modo corale con i singoli elementi partecipanti.

Un disco che va oltre il paradosso in cui poteva rimanere incatenata viste le sonorità familiari, quasi pirandelliano nel suo modo di essere unico e al tempo stesso molteplice nelle musicalità ma soprattutto fatto di accordi e di contrasti, di ricordare le origini e sviluppare in modo opposto le esecuzioni.

Con lei sul palco della Casa del Jazz oltre al già citato chitarrista Luigi Masciari, anche Alfredo Paixao, bassista e non dimenticato collaboratore di Pino Daniele e Alessandro Marzi alla batteria.

di Giulio Paravani

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