Il Parco Nomentano ospita la quinta ed ultima serata dell’iFest, festival autofinanziato ed organizzato per dare spazio alla produzione culturale indipendente e promuovere socialità e aggregazione, ed io sono lì per Rancore.

Sono curioso di vedere ed ascoltare Rancore dal vivo: tutte le mie impressioni sul suo talento vengono ampiamente confermate, il suo ultimo album Musica per bambini è il piccolo viaggio introspettivo di chi si è sentito come “giocattoli in mezzo alla mondezza”.

La performance è matura ed ironica, un mix perfetto per un rapper che, ad oggi, è tra i pochi ad avere una voce propria non influenzata dalle mode del momento.

Parla molto di sé Rancore, si racconta tra una canzone e l’altra, ma è nelle sue rime che si percepisce il percorso di vita di chi ha ben capito che oggi è tutto un sostituire.

“Ecco, tutto si butta, tutto si scorda. Quando aprire quella porta serve ad aumentare l’ombra “.

Durante l’iniziativa di Radiosonar,che prevede di intervistare in diretta streaming gli artisti poco prima del concerto, Rancore è un esplosione di riflessioni sulla vita e sui percorsi che ognuno di noi, prima o poi, deve affrontare.
Racconta la sua carriera e la sua maturazione artistica ed emotiva che racchiude, davanti ai microfoni, in un’unica frase: “se la scelta del mio nome Rancore è nata nel momento in cui mi sono sentito più maturo? No, allora dovevo chiamarmi perdono”.

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