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|Interview| Mèsa: in equilibrio tra cantautorato, Nirvana e folk

La scorsa settimana a ‘Na Cosetta Estiva suonava Mèsa. Siamo andati allo Snodo per seguire l’ultima data del tour e farle qualche domanda.

Subito dopo il soundcheck, al calar del sole, con le canzoni dei The Clash e David Bowie che facevano da sottofondo, ho fatto due chiacchiere con Federica Messa in arte Mésa.

Fan sfegatata dei Nirvana (ma alla quale non piacciono i Pearl Jam!) e dei Pixies, abbiamo parlato di come sta andando il suo disco, dei concerti e dei progetti futuri.

Amante del grunge, non chiedetele perché nei suoi arrangiamenti ci sia ben poco di questo genere.

 Siamo ormai alla fine del mini tour estivo del tuo primo disco, Touché , uscito da oltre un anno. Hai girato l’Italia in lungo e in largo per farlo conoscere: come sta andando? 

Il disco è uscito a marzo del 2018, quindi un anno e mezzo fa, e sono contenta di essere ancora in giro con i live. Questo è un disco che non è esploso, ma piano piano è cresciuta l’attenzione verso questo lavoro e quindi anche l’attenzione e l’affluenza di pubblico nei live.

La prima volta che ti ho visto dal vivo è stato a marzo del 2017 quando quei mattacchioni di Kahbum ti hanno dato un titolo (Jeanne Barret, ndr), dieci giorni per scrivere una canzone e una manciata di minuti per presentarla. A quei tempi il tuo sound era un po’ diverso da quello attuale e anche la presenza nei live, da poco era uscito il tuo primo EP…

 Sì, si può dire che era “una vita fa”… il sound era più tondo e nei i live eravamo solo io e la mia chitarra acustica. Quel periodo nasceva dalle canzoni scritte in cameretta, quindi si portavano bene in scena anche solo con la chitarra, cosa che continuo a fare anche adesso ogni tanto.

Ora mi piace fare più “caciara”, quindi i concerti con tutta la band li preferisco.

A proposito di “caciara”, stamattina pensavo al fatto che nelle tuo biografie dici che inizi a suonare la chitarra e a scrivere canzoni da bambina ascoltando i Nirvana. Sei nata nel 1991, lo stesso anno del disco d’esordio dei Pearl Jam (Ten), dell’uscita di  Nevermind, ma anche di Trompe le Monde dei Pixies e Dirty dei Sonic Youth. Insomma un anno fortunatissimo per venire al mondo all’insegna di quel rock alternativo che ha fatto la storia della musica.

Un annone quello, anche se i Pearl Jam non mi piacciono!

Allora, ti racconto questa storia: al quarto ginnasio una mia amica, Dalila, mi ha fatto una compilation. La prima canzone era Come as you are dei Nirvana.

Era la prima volta che li sentivo e da quando ho sentito l’attacco del basso mi sono fissata con i Nirvana, ma tipo a livello di malattia: passavo le ore su YouTube, ogni giorno, per capire come Kurt Cobain muoveva le mani sulla chitarra e provando ad imitarlo.

Poi ho scoperto i Pixies e anche loro hanno assunto un ruolo di primo piano per me. Diciamo che dai 14 anni ho iniziato a fare musica perché volevo riprodurre quel tipo di musica.

 Anche se il tuo disco, nel sound o negli arrangiamenti, viaggia su tutt’altre sonorità, ma nel tuo stile di scrittura c’è molto di quel periodo…

 Massì, dai che voi fa ‘na cosa grunge nel 2020 cazzo dai!

 Ahaha questa la metto come titolo dell’articolo…

 No dai veramente. Considera che una volta avevo un gruppo, che se ti dico il nome mi sputtano a vita, con cui ho fatto un disco: se lo risento adesso mi sembra bruttissimo, improponibile, perché cercavamo di rifare quel tipo di musica.

Neanche i Verdena, che io adoro, a fine anni Novanta facevano più grunge nonostante siano stati spesso etichettati in questo modo.

Ci ho provato in passato ma non è proprio il caso di riproporlo adesso.

Parliamo di questo mini tour estivo di 10 date. Sono molto curioso soprattutto dell’accoglienza del pubblico da una città all’altra. Sei stata al nord con concerti a Milano, Torino e Vicenza, ma anche a L’Aquila o a Trani…

Te lo dico subito: Milano è la città dove siamo stati accolti meglio!

Abbiamo suonato 5 o 6 volte a Milano da quando è uscito il disco. E tutte le volte vedi i fan che stanno sotto palco, cantano le canzoni e ti incitano.

Un’altra è Padova: la gente impazzisce, soprattutto per Palermo, il batterista… lì ha fan proprio lui. Ma anche a Trani, c’era un pubblico di giovanissimi ma energici e carichi di entusiasmo anche non ci conoscono tanto.

Poi al Pinewood Festival (L’Aquila): mi ricordo che abbiamo suonato prestissimo, c’erano i Cosmetic prima di noi e nonostante l’orario per noi è andata a bomba.

 Con la data di oggi dunque finisci il tour…e  adesso quali sono i progetti futuri? Hai già qualcosa in cantiere?

 Questa per ora è l’ultima data e poi me ne torno giù a casa, a Palermo, per lavorare al nuovo disco. In pratica l’ho quasi già tutto scritto, ma ci voglio lavorare ancora.

Non so quando esce, forse nel 2020… sinceramente non ho fretta anche perché, come dice bene Michele Salvemini (in arte Caparezza): “il secondo album è sempre il più difficile nella vita di un artista” e voglio fare le cose per bene.

A questo punto non ci resta che aspettare di rivederla dal vivo, magari la prossima volta porterà in scena il nuovo disco.

Ah, solo durante il concerto ho capito perché il batterista, Alessandro Palermo, ha la sua fan base: è davvero bravo!

Mésa dunque va per la sua strada, mentre allo Snodo ritorneremo presto dato che i ragazzi de Na Cosetta saranno ancora lì per un altro po’ di giorni.

Stasera ad esempio salirà sul palco Peppe Servillo, voce degli Avion Travel, e i Solis String Quartet, poi l’11 sarà il turno di Maldestro.

 Ci saranno due giornate (12  e 13 ) dedicate alla musica dal vivo, sia per gli addetti ai lavori sia per gli appassionati di live, con l’edizione 2019 del Keep On Live Fest.

Sabato 14 invece gli Egokid  presenteranno il loro nuovo album Disco Disagio. Domenica 15 Settembre, per la festa di chiusura, saliranno sul palco Edoardo Pesce & Band feat. Stefano Scarfone.

Ma ora spazio alle foto di Davide Canali.

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