Germanò è uno di quei artisti della scuola romana determinato e coraggioso, soprattutto perché ha ancora molto da dire. l’ho intervistato dopo aver visto la Pop Up – Live Sessions girata al Largo Venue.

Damiano, ci sarebbe da intervistare Germanò, un artista romano che ha fatto da poco la live session per Pop Up Live, lo conosci?”

“No, facciamo così, studio un attimo e ti faccio sapere”

E’ iniziata così la mia conoscenza di Germanò, ho passato qualche giorno in 2 posti bellissimi: Google e Deezer, alla scoperta di un nuovo artista della scuderia Bomba Dischi. Quello che ho letto e sentito mi è piaciuto. Mi sono ricordato di un gruppo che mi aveva comlpito tanto tempo fa, i Jacqueries  (“non si pronuncia così, ma così” mi corregge Alex) e  ho accettato di intervistarlo. Sicuro che l’avrei incontrato da qualche parte in giro per Roma per conoscerlo e fargli qualche domanda, quando ci siamo sentiti lui mi ha risposto: “Sì ok, ma io vivo a Milano”.

Germanò, romano (trasteverino), ma anche mezzo australiano. In tutto ciò perché ti ritrovo a Milano?

Mi sono trasferito perché al tempo avevo trovato lavoro in un’agenzia pubblicitaria qui a Milano. Nel frattempo stava uscendo il disco e alla fine a Milano ci sono rimasto.

Quindi non è una cosa legata alla musica?

Non lo era. Adesso sì ma non posso dirti nulla.

Diverse esperienze musicali i Jacqueries fino al 2013  e poi il progetto Alpinismo ed infine la carriera da solista e l’album “Per Cercare Il Ritmo” per Bomba Dischi, puoi dirmi com’è andata? Alla fine sono 10 anni che fai musica.

In realtà anche dietro Alpinismo c’è un progetto solista. Si tratta di un mio progetto che si chiama in un altro modo. Ho iniziato a suonare in gruppi quando avevo 17 anni. Ero al liceo. Quando inizi a suonare così presto non pensi di farci una carriera, non speri di diventare un giorno una rock star o quantomeno di poterci guadagnare qualcosa.

In realtà negli ultimi anni la situazione è cambiata tanto. La musica, con i numeri che si stanno creando, potrebbe diventare un lavoro: suonare e basta, suonare davanti a un pubblico, vendere dischi o guadagnare grazie ad uno sponsor. Sembra in qualche modo possibile ora vivere facendo il musicista.

Quando vivevo a Roma e suonavo con i Jacqueries c’era la disillusione più totale sul poter vivere di musica. Quindi anche il modo con cui allora facevo e facevamo musica era del tutto diverso, per il genere che facevamo noi e per i soldi che  giravano al tempo si ragionava in un’ottica completamente diversa.

Rimpianti? Avresti fatto qualcosa diverso con il gruppo?

Avrei continuato. E infatti sono qua.

Ci siamo sciolti, ognuno ha preso la propria strada ed io ho provato a prendere la mia. Una strada diversa abbandonando la musica. E invece no. Perché ad un certo punto mi son detto “ok lo faccio!”.

Penso che ad un certo punto bisogna investire e osare facendo le cose che ci piacciono. Lo fai e basta. E spero anche che questo che sto dicendo possa servire a qualcun altro. Ne vado fiero: se c’è qualcosa che ti piace e vuoi farla, falla e basta.

Ed è così che ad un certo punto ho deciso di fare musica.

Enzo Carella e Franco Califano i tuoi autori e personaggi preferiti. Spiegami un po’ perché?

Uno, Califano, perché uno è un personaggio sottovalutato. L’altro, Carella, perché è un personaggio dimenticato. Entrambi sono la mia scuola di scrittura. Li ho ascoltato tanto e li reputo degli autori molto bravi. Hanno uno stile tutto loro.

Ok, a me ricordi molto per certi versi mogol/Battisti , ma anche Alan Sorrenti (periodo disco/primi anni Ottanta) sentendo il tuo disco e, per arrivare a tempi più recenti, Tiromancino (periodo 2000-2007)

I Tiromancino li ho ascoltati tanto in quegli anni. Hanno fatto cose molto molto belle. Però è improprio dire che siano loro ad avermi influenzato. Quello che puoi ricollegare ai Tiromancino è un modo di cantare proprio di tutta la scena romana di quegli anni. Non solo quindi Zampaglione o Sinigallia che ha molto influito sullo stile di Zampaglione. Ma anche Niccolò Fabi, Silvestri. C’è un modo di cantare romano della scena anni Novanta che mi piace e che fa parte delle mie influenze. Cresciuto tra Trastevere e Monteverde non puoi far altro che portartelo dietro quello stile. Alan Sorrenti mi piace, assolutamente. Non escludo di voler approfondire questo aspetto della musica disco, ma mi piacerebbe al contempo anche recuperare il discorso – ad esempio – di Napoli Centrale e Pino Daniele. Anche quello è il mio mondo, è musica che mi piace, musica per la quale ho avuto una passione sfrenata negli ultimi anni.

Per Non Riprendersi è il tuo ultimo singolo uscito un paio di settimane fa. Cambi un po’ stile rispetto al disco Per Cercare Il Ritmo cosa preannunci con questa canzone?

Per Cercare Il Ritmo è un disco di canzoni un po’ vecchie in realtà. Basti pensare che Grace, uno di quei singoli che traina il disco, risale al 2014.

Nel frattempo è successo altro, ho ascoltato altro. E in generale io ho sempre bisogno di fare  qualcosa di nuovo rispetto a quello che sto facendo. Quindi sì sto facendo qualcosa di diverso.

E adesso quali sono i tuoi  progetti per il futuro? Cosa ci dobbiamo aspettare da Germanò?

Mistero! Diciamo che se è uscita questa canzone non sarà fine a se stessa. Non ti posso dire niente ma non esce una canzone così solo per farla uscire.

Tra l’altro ho visto che suonerai sul palco (o meglio su uno dei palchi) del MiaMi Festival il prossimo 26 maggio. Sullo stesso palco di Colapesce, Maria Aantonietta, Joe Victor, MÈSA…

Sì sono contento di questa occasione, tra l’altro condivido il palco con Colapesce che è uno che mi piace. Persa che il produttore del mio ultimo pezzo è lo stesso di Colapesce…che non avrei mai conosciuto se non non stando a Milano.

Il 30 aprile c’è la festa di Bomba Dischi (Bomba Dischi Festival 2018) qui a Roma, che fai scendi per l’occasione?

Sì, certo!

(Proprio mentre chiudevo questo articolo Bomba Dischi ha fatto uscire la news che Germanò suonerà al Bomba Dischi Festival 2018 con un tributo ad Enzo Carella)

Daje!

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