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|Interview| Anna Soares ci racconta il suo universo sotterraneo

Il 10 settembre per Lost Generation Records è uscito “Witch Lust”, mentre da poco ha pubblicato anche “Daddy Issues”.

Anna Soares  è una cantautrice e producer. Ha studiato canto lirico, jazz e sperimentale, piano jazz per passare successivamente ai synth.

Il suo mondo sonoro si muove sullo sfondo del BDSM, reinterpretando gli schemi canonici dell’elettronica con sonorità dark alle quali si miscelano testi che evocano la sacralità dell’universo sessuale.

Si ispira a Massive Attack, Portishead e Burial, pur evocando sapientemente reminiscenze di matrice jazz. 

Witch Lust è un brano che celebra la potenza dell’energia femminile e la magia sessuale. La donna è strega, agisce sulla realtà controllandola e plasmandola, e questo richiama anche la sfera del BDSM in cui una delle due parti è dominante rispetto ad un’altra.

L’estetica e il sound si rifanno ai riti tribali legati al sacrificio, la struttura è ciclica, ogni fine è un nuovo inizio, e il testo oscilla continuamente tra inglese e francese.

Abbiamo deciso di scambiare quattro chiacchiere con lei.

Cosa significa essere sapiosessuali?

Essere sapiosessuali vuol dire spostare il focus erotico dalla sfera prettamente fisica ad una dimensione mentale. Una persona sapiosessuale prova una fortissima attrazione per l’intelligenza, la connessione mentale, i lunghi discorsi che fanno conoscere a fondo l’altro.

Perché la figura femminile è spesso accostata a quella strega? E come mai hai deciso di accoglierla nel tuo singolo “Witch Lust”?

La donna è un essere tremendamente lunare. Acquatico. Ciclo mestruale, fasi lunari e maree sono intimamente connesse, e questo conferisce alla donna che accoglie con pienezza queste connessioni, una portata magica e intuitiva immensa.

In Witch Lust ricorre l’idea che abbracciare le proprie energie sessuali con gioia, consapevolezza, ci avvicini al nostro io più spirituale. Trovo che la magia in questo caso sia rivoluzionaria!

Ha ancora senso di parlare di musica indie?

Secondo me sì. La musica indipendente esiste, spesso ci regala perle inestimabili, quindi perché non parlarne? Poi se vogliamo parlare in termini di sound e di genere, sono sempre stata una frana. Le definizioni mi stanno un po’ strette.

Com’è fare un lavoro artistico a Milano? E a Napoli? Come hai affrontato il cambiamento di città e cosa ti ha portato al nord?

Milano è una città meravigliosa, che ha tantissimo da offrire se ci si pone col piede giusto. Per il momento sto compiendo i miei primi passi e solo il tempo mi dirà come andrà questo percorso.
Questo cambiamento l’ho ricercato proprio perché Napoli va in una direzione troppo diversa da come io voglio costruire me stessa e la mia carriera artistica, mi sono sempre sentita un po’ outsider. Chissà che finalmente non abbia trovato la mia dimensione ideale!

Come descriveresti il tuo nuovo album?

Un viaggio nei mondi sotterranei. C’è dolore, penetrazione, sottomissione, misticismo, immersione nei sensi, spiritualità, devozione. È l’inizio di una stagione creativa che voglio sviluppare sempre con più consapevolezza, attenzione e cuore.

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