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|Interview| Baruffa: quel sapore retrò che fa rivivere gli anni ‘80

Baruffa è quel sapore retrò che fa rivivere gli anni ‘80. Ma senza nostalgia. Perché nel 2020 loro stanno proprio bene.

Billy Idol è il titolo del nuovo singolo dei Baruffa ed è la speranza ostinata che tutto vada come in una serie tv. Il tuo lieto fine, la ragazza che non ti ha mai voluto. Sai che non è più possibile. Sai che è assurdo e irreale.

È un inno a quelli che aspettano ancora il primo bacio pur avendolo già dato. 

Chi sono i Baruffa e da dove nasce il vostro nome?

Siamo quattro scappati di casa che non vogliono crescere. Il nostro nome nasce da un bar di Rovigo, il Bar Uffa, in cui ci trovavamo col nostro manager quando il progetto stavo nascendo. Ci è piaciuto subito sia perché ci ricorda ogni giorno come siamo partiti sia perché suggerisce un’indole opposta alla nostra.

Ascoltando i vostri brani più vecchi e quelli invece più recenti, si avverte un cambiamento di rotta. Quanto vi ha influenzato l’incontro con il produttore Davide Maggioni? 

Tantissimo, adesso mangiamo solo macine e beviamo tisanine allo zenzero.

Scherzi a parte, Davide ci ha fatto capire che dovevamo fermarci un attimo, lavorare e trovare il modo di trasportare la nostra identità nei testi, nelle melodie e nel suono.

Billy Idol è il titolo del vostro nuovo singolo. Cosa vi ha ispirato nella realizzazione di questo brano?

È partito tutto da una serie tv in cui il protagonista, innamorato della più affascinante della scuola che frequenta, a un certo punto balla sulle note di Dancing with my self pensando a lei.

Billy Idol ci è sembrato incarnare l’immagine perfetta di chi continua a sperare in qualcosa di irrealizzabile e fuori contesto.

Cosa fanno i Baruffa quando non suonano?

Parlano dei massimi sistemi bevendo birra e fumando sigarette, spesso risolvendo con estrema facilità intrigati problemi di portata mondiale. Poi, ogni tanto, lavorano. Enrico insegna lettere alle medie, Lele è in un’agenzia per il lavoro, Luca fa manutenzione di impianti elettrogeni e Marco studia al conservatorio e lavora in una scuola di musica.

Ma il rock funziona ancora in Italia?

Il rock funzionerà e ci sarà sempre, basta saperlo individuare.

Primo progetto per il 2020? 

Il nostro primo album.

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