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|Interview| Intervista a Edwige, che non è la civetta di Harry Potter

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Edwige, alterego di Emanuela Mereu, forse unica donna della scena del pop underground italiano.

Mette d’accordo la scena milanese e la scena romana (grazie alla preziosa collaborazione nella composizione dei brani con il cantautore Vincenzo Belvisi).

Ce la descrivono come blogger, social media manager, come video-maker, frequentatrice delle serate a Milano dal Rocket all’Ostello Bello.

Dopo Dejasempre, che racconta Milano con gli occhi di chi ci è appena arrivata, è appena uscito il suo terzo singolo: Hu.

Il nome di Edwige  ha in qualche modo a che fare con Harry Potter? 

Ciao ragazzi, no non c’entra niente con Harry Potter.

Ogni volta che me lo chiedono sorrido, perché alle persone viene subito alla mente la civetta “Edvige.” Comunque è il mio terzo nome di battesimo. E visto che Emanuela aveva una sua identità, volevo che il mio “progetto musicale” avesse una sua identità e così è nata Edwige, che poi in fondo è la  parte più profonda di me, che tendo a nascondere con l’ironia.

Se devo dirvi come è nata Edwige, vi dico solo che è partito tutto quando ho scritto per gioco Limonamore, dedicandola ad una love story di Vittorio Belvisi.

Alla fine è tutto nato grazie a lui, e in seguito a Giovanni Carnazza che si è aggiunto al processo creativo delle canzoni. Io le scrivo, Vic le compone e poi Giovanni le abbellisce.

Come sei entrata in contatto con Vittorio Belvisi e Giovanni Carnazza?

Con Vittorio Belvisi ci siamo conosciuti totalmente per caso in un gruppo Whatsapp mentre cercavo di organizzare un aperitivo a Roma per il concerto dei  Thegiornalisti (era Aprile 2017, per darvi un riferimento temporale).

Lui ha esordito su questo gruppo con la sua canzone Free di cui ci siamo innamorati tutti, tra cui una ragazza in particolare, con cui tra lui e lei, è nato un flirt.

Così, pochi giorni dopo, ho scritto il testo di Limonamore e Vittorio, sempre dal nulla, ci ha sorpresi tutti mandandoci l’audio vocale con una registrazione chitarra e voce del brano. 

Carnazza è il cugino di Vic. Con lui ci siamo conosciuti su Instagram, dopo tanti cuoricini, ha deciso di produrmi i pezzi.

 Dejasempre sembra aver identificato il tuo stile, a metà tra it-pop e trap. Quali sono le tue influenze musicali? Ti ci ritrovi in questa definizione? 

 Sono molto felice che venga fuori la trap, perché in realtà, ai ragazzi lo dico sempre che voglio fare trap, ma loro non mi assecondano.

Per quanto riguarda l’it-pop, non so, mi piace più l’idea del pop e basta. Penso che preferirei dire Pop-trap. Anche se Vittorio non sarebbe sicuramente d’accordo con me.

Quello che cerchiamo di fare quando lavoriamo ai pezzi è sempre il contrasto sui testi.  Io scrivo sempre attraverso un flusso di pensieri che butto giù in stile “rap” e con rime baciate.

Sulle influenze musicali, in Dejasempre, in particolare c’è un po’ di Cremonini e un po’ di sound electro-pop di Battiato.

Ad ogni modo, io prendo molto dalla musica francese (la femme, lescop per citartene qualcuno) e spagnola (Maria Rodès, Carlos Sadness, sempre per citartene qualcuno), sulla musica italiana più in generale, la mia dea (e forse anche un po’ musa) è Nada. Anche se sono un po’ in fissa con la samba-trap di Achille Lauro.
 

Come è stato il tuo arrivo a Milano? Come quello descritto nella canzone?

Il mio arrivo a Milano è stato carico, denso di emozioni contrastanti. Oscillavo dalla tristezza di sentirmi sola alla grinta di voler spaccare tutto e trovare la mia strada.

 E forse un po’ sta succedendo. Grazie al sito Tutti Giù Parterre, di cui sono co-founder ho avuto modo di farmi conoscere per le mie fotografie, interviste e tante cose che faccio.

 Come nasce un brano di Edwige? Aneddoti dallo studio?

Un mio brano nasce in un modo semplice. In qualunque momento della giornata. Per esempio qualche giorno fa, mentre aprivo la porta di casa, di rientro dalla spesa all’Esselunga, fischiettavo una melodia e in quel momento ho iniziato a buttare giù delle rime un po’ casuali. Comunque, non c’è un modo univoco nella nascita di un mio brano. Di solito scrivo delle frasi chiave, un po’ com’è successo come per Dejasempre, nel quale ho scritto prima il ritornello e poi ci ho costruito il resto. Il più delle volte un mio testo nasce come flusso di pensieri che deriva da un mio stato emotivo. (In cui cerco di buttarci sempre dentro una parte “rappata” che mi piace molto.)

Se questa intervista avessimo scelto di farla dal vivo, dove ci avresti portato?

In un locale chic, con un bel divano e un muro con la carta da parati di qualche fantasia strana.

di Smoking Area

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