“Fuori dalla giungla” è il primo disco della formazione bolognese Tersø, in uscita il 22 febbraio 2019 per Vulcano Produzioni.

L’album, anticipato dal singolo Lynch, segue l’EP d’esordio “L’altra parte”, che nel 2017 aveva conquistato la critica portandoli ad esibirsi in una serie di live, fino ad aprire i concerti di Frah Quintale e Cosmo.

Tra cantautorato ed elettronica, l’universo musicale dei Tersø è composto da avvolgenti sintetizzatori, sample vocali e testi in italiano.

Gli stessi ingredienti saranno presenti anche nel nuovo disco, che tramite nove canzoni ci mostra come evadere dalla routine e dalla quotidianità.

Nell’attesa di fuggire dalla giungla, li abbiamo intervistati per farci dire qualcosa di più in merito alla loro storia e ai progetti futuri. Ecco cosa ci hanno raccontato!

Ciao ragazzi! Se non sbaglio questa è una delle prime interviste rilasciate dai Tersø, per cui vi lascio l’onore di introdurre la band: parlateci un po’ di voi, di come vi siete conosciuti e come siete nati artisticamente.

Tersø nasce nell’inverno del 2016, ci conoscevamo già tutti e 4 in realtà, ma è stato in quel periodo che abbiamo iniziato a scrivere insieme.

La volontà è stata fin da subito quella di unire l’elettronica e i campionamenti ai testi in italiano e, dopo un primo periodo di sperimentazione, ci è venuto quasi naturale andare verso questa direzione.

Le canzoni sono nate così, unendo le caratteristiche di ognuno di noi. Ovviamente col passare del tempo, continuando a scrivere e a suonare insieme, siamo diventati più consapevoli di quello che siamo anche se cerchiamo di non essere mai statici e sempre con le orecchie tese a nuove sonorità.

Come mai avete scelto proprio Tersø come nome d’arte?

“Terso” è sinonimo di limpido, trasparente; un cielo terso è un cielo libero da nuvole, che ti permette di guardare lontano verso l’orizzonte. Al tempo stesso ci piaceva l’idea di avere un nome corto e diretto, capace di donare un senso di spazialità alla musica che facciamo.

Per chi non vi conosce, come descrivereste in poche parole la vostra musica?

Nella nostra descrizione su Instagram e Facebook abbiamo scritto: cut off, sampler, testi in italiano. 😉

Parliamo un po’ di Bologna. Che importanza ha avuto questa città nella vostra formazione artistica?

Bologna è la città dove ci siamo conosciuti e dove è nato tutto e, se fossimo stati in un altro posto, sarebbe stato inevitabilmente diverso. Quello che ci circonda influenza naturalmente quello che facciamo, le persone che siamo e, di conseguenza, le storie che raccontiamo.

In realtà veniamo poi da posti diversi (a parte Alessandro e Luca) ed è per questo che, spesso, parliamo anche di elementi marini o comunque lontani dall’immaginario di una città. Bologna, però, resta senza dubbio la casa di Tersø.

E qual è secondo voi oggi il ruolo di Bologna nel panorama musicale italiano?

Bologna è una città molto viva, ci sono molte cose diverse da poter fare ed eventi a cui partecipare e una posizione geografica strategica. È un posto che ha un’offerta davvero valida e stimolante riuscendo a conservare il fatto di non essere una metropoli. Sembra un po’ un messaggio promozionale però è davvero così, e forse è questo il motivo per cui un sacco di musicisti la scelgono come città.

Quali sono le vostre maggiori influenze musicali e gli ascolti più recenti che vi hanno ispirato?

Arriviamo tutti da background diversi e ognuno di noi ha portato un po’ della sua impronta; se dovessimo fare dei nomi ci verrebbero in mente Rival Consoles, FKA Twigs, Jon Hopkins ma anche Billie Eilish, Lorde fino a Tycho. Per i testi sicuramente c’è una forte influenza cantautorale sia quella “classica” di Luigi Tenco o Tom Waits, per esempio, che quella di oggi come Vasco Brondi o il rap di Dargen D’Amico.

C’è qualche artista contemporaneo con cui vi piacerebbe collaborare?

Probabilmente ognuno di noi ha il suo featuring immaginario del cuore, pensando come band e puntando in altissimo a una roba tipo sogno forse, James Blake! Ahah! Va beh, a parte questo, ci sono dei progetti in Italia che sono super interessanti e che ci piacciono tantissimo, per esempio, Lorem o Capibara o Mulai!

“L’altra parte”, il vostro EP d’esordio, risale al 2017. È cambiato qualcosa da allora?

Sì, sono passati due anni con tutte le storie, le persone e le cose che possono succedere e questo ci ha sicuramente cambiati e “fatto crescere”. Abbiamo suonato in locali e festival molto diversi tra loro, confrontandoci con tante situazioni ed è stato fondamentale fare questo percorso.

Ci siamo anche avvicinati ancora di più tra noi, condividendo davvero un sacco di cose, compresi i letti. 🙂

 

Il titolo del nuovo album è “Fuori dalla giungla”. A quale giungla fate riferimento e come è nata l’idea dell’album?

Viviamo in una mappa intricatissima di segnali wireless e sentieri di montagna, tra chi si addormenta con il telefono sul cuscino e chi coltiva l’insalata che mangia. Ci sono innumerevoli informazioni che ci arrivano tutte velocissime ed è davvero difficile distinguere il vero dal meno vero, il bello dal meno bello o chi siamo da quello che gli altri percepiscono di noi. Alla fine, ogni giorno è davvero come una giungla, pieno di animali selvatici che potrebbero essere pericolosi oppure no e con una vegetazione fittissima che in certi punti la luce del sole non filtra nemmeno. Scrivendo ci siamo resi conto che ogni canzone raccontava una storia che, in un qualche modo, parlava anche di questo; trovare una via d’uscita per andarsene oppure un modo per riuscire a restare.

Il primo singolo estratto ha il nome di un regista, Lynch. Che ruolo gioca il cinema nella vostra musica e nella vostra vita?

È molto importante, siamo molto appassionati ed è un mondo che seguiamo tantissimo. Con gusti diversi ci ritroviamo spesso a parlarne ed è super utile anche per la scrittura. Nei testi cerchiamo sempre di raccontare situazioni che “puoi vedere” e toccare; immagini reali, di tutti i giorni, e guardare molti film aiuta tantissimo ad aprire la mente, a vedere e immaginare luoghi che magari non avresti mai visto dal vero. A Lynch poi vogliamo proprio tanto bene.

Ultima domanda, avete già qualche data in programma per il 2019?

Per adesso è ancora tutto segreto ma sì, ci saranno sicuramente date appena esce il disco. Non vediamo l’ora di portare la nostra musica in più posti possibili. Una cosa che spesso diciamo ai concerti è il fatto che il suonare in giro ti dà davvero la possibilità di arricchirti, perché conosci un sacco di persone che ti raccontano le loro storie o le storie delle loro città; è sempre super intenso, magari stai insieme qualche ora ma sono sempre ore cariche di scambio vero e profondo e quando te ne vai hai la sensazione di avere un nuovo amico o un nuovo posto preferito! Davvero, ci piace tantissimo perché è prezioso!

di Alice Lonardi

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