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|Interview| Irene Brigitte ci racconta una sorta di allegria

L’estate del 2020 è cominciata con tante novità interessanti e noi non possiamo fare a meno di citare Prio, il nuovo singolo di Irene Brigitte.

Irene Brigitte è una cantautrice triestina (che attualmente vive a Porto) e in questo suo pezzo si propone di farci rivivere la purezza di emozioni tanto forti quanto volatili, come l’allegria infantile e l’euforia dell’innamoramento.

“Prio”, non a caso, è un termine di origine siciliana che indica “una sorta di allegria”.

La prima impressione che ci ha dato Irene Brigitte è quella di essere un’artista  con le idee molto chiare, una cantautrice competente e che sa quello che fa.

Ecco come ci ha parlato del suo percorso artistico.

Cominciamo con una domanda facile: come è nata la tua passione per la musica e come hai deciso di intraprendere il tuo percorso artistico?

Penso che la presenza costante di buona musica in casa abbia fortemente favorito la nascita di questa passione. Poi sono arrivati i primi live, e pian piano ho capito che creare quello speciale momento di condivisione che sono i concerti era ciò che volevo fare nella vita.

Se dovessi racchiudere la tua musica in un genere, quale sarebbe?

Baroque-pop, per sfuggire almeno un po’ alla precisione della domanda.

Qual è il tuo modus operandi quando si parla della creazione di un nuovo pezzo?

Naturalmente ogni canzone ha un suo cammino, ma ho notato che molto spesso parto da un’immagine. Può succedere che poi questa ne richiami altre oppure che si accomodi in un giro che sto suonando, e il brano inizia a prendere forma. Ma a volte succede anche il contrario, Lasciare ad esempio è nata da un arpeggio che ha influenzato in testo e il suo immaginario.

Hai preso parte a diverse rassegne (per citarne alcune: Suoni di Marca, The Great Yonder, Abilitante Social Fest…). Cosa ti porti dietro da queste esperienze?

La flessibilità di adattarsi ai vari contesti: chiaramente non porterò lo stesso spettacolo se ho un palco o se sono nell’intimità di una stanza.

Nel limite del possibile tento di interpretare anche lo spazio dove suono.

Inoltre la fiducia necessaria per scommettere sul proprio progetto musicale anche quando si hanno di fronte persone che lo sentono per la prima volta.

Sappiamo che la creazione del videoclip di “Prio” ha visto la collaborazione di un team internazionale, formato da persone provenienti sia dall’Italia che dal Portogallo. Come vi siete conosciuti e come è stata messa insieme la squadra?

Se c’è una cosa che mi ha insegnato questa esperienza è che il mondo è piccolo. Da settembre vivo in Portogallo ed è qui che ho trovato Chiara Missaggia, una videomaker con lo sguardo da fotografa che vive a Lisbona da anni ma originaria di Vicenza, dove ho studiato.

Joana Lopes invece l’ho conosciuta a Porto, e appena ho visto il suo lavoro mi sono sentita subito affine alla sua ricerca nella danza e ho capito che era la persona giusta per Prio.

Hai mai pensato di ricorrere all’uso dell’inglese per portare la tua musica fuori dall’Italia?

In effetti è successo proprio quando ho fatto alcuni concerti per un pubblico internazionale. Ho sentito la necessità che almeno alcune canzoni fossero intellegibili nel loro contenuto, come nel caso di Yellow as Courage.

Questa canzone è nata in italiano ed è dedicato a tutti i Giuli e Giulie (Regeni) che quotidianamente vedono calpestati i propri diritti in Egitto, e proprio per questo penso che la registrerò inglese. Ma sono eccezioni.

Nel 2016 hai curato la colonna sonora di un cortometraggio presentato al Festival di Cannes (“La Santa che Dormedi Laura Samani). Com’è stata l’esperienza? Pensi di tornare a fare musica per il cinema un giorno?

È stata tra le esperienze più creative della mia vita.

La regista, nonché co-sceneggiatrice, aveva già delle immagini e delle atmosfere in mente e quindi sono stata chiamata a inventare in relazione alle sue sensazioni e a ciò che esse suscitavano in me. Inoltre mi ha chiesto di comporre per sola voce, nessun strumento ad accompagnarla: ho scoperto possibilità che non avevo mai considerato.

In questo processo è stata fondamentale la collaborazione con il fonico Carlo Purpora, perché una parte della colonna sonora l’ho scritta proprio in studio.

Cosa dobbiamo aspettarci dai tuoi prossimi progetti?

Il prossimo passo è dare un “luogo” a una parte delle canzoni che eseguo live da anni ma anche ad alcune nuovissime. Insomma, a breve uscirà un album. Questa quarantena almeno mi ha permesso di concentrarmi e progredire in tal senso. E poi naturalmente continuerò con l’altro lato di me, che mi vede a cantare musica barocca.

di Cassandra Enriquez

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