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|Interview| Kabo si racconta a CSImagazine: lo stile, gli anni ’90, il futuro

“Luciano”è il nuovo EP di Kabo, rapper e cantautore della provincia milanese, in passato già al lavoro con Dj Myke, Big Fish e Marco Zangirolami.

Prodotto interamente da alone.nowhere, l’EP di Kabo è uscito il 24 giugno ed è distribuito da Stage One Music.

Questo nuovo lavoro è composto da cinque brani, due dei quali, Spettri e Modì, usciti nei mesi precedenti ad anticipare quello che è il fil rouge di tutto l’EP: l’inadeguatezza, il sentirsi fuori posto.

In ogni canzone lo sguardo di Kabo si sofferma su qualcosa: dal capitalismo alla spiritualità, dagli spettri personali all’amore, dove al centro del racconto c’è l’uomo, con il suo ostinato tentativo di non farsi divorare da uno mondo sempre più cannibale.

Noi lo abbiamo incontrato per chiedergli qualcosa in più.

In che senso viviamo in un mondo sempre più “cannibale” e perchè questo ha a che fare con il tuo nuovo disco Luciano”?

Il collegamento è molto semplice, lui era una persona assolutamente inadeguata. Cercava la sua identità personale in una società “cannibale” che non era, e non è, affatto a misura d’uomo e lo manifestava consapevolmente in maniera critica e provocatoria. Questo è il legame tra il tema del disco e lui. È un discorso unico.

Quali nuove sonorità che fanno parte ora della tua cifra stilistica, e che invece prima erano assenti? Hai ascoltato qualcosa di nuovo nel tuo periodo di assenza?

Questo EP è più che altro un punto di partenza sul lavoro che andremo a fare in futuro con Davide, quindi abbiamo sperimentato svariati sound senza porci troppi problemi.

Si parte dall’indie pop di Spettri, per arrivare al chill low-fi di Settembre, passando per le atmosfere cupe e oniriche di Luciano. Durante il periodo precedente alla produzione del disco, ho ascoltato tanto Kendrick, Woodkid, i Baustelle e Lucio Dalla.

E come nasce e cresce un brano con il tuo produttore Davide Foti in arte alone.nowhere?

Normalmente arrivo in studio già con il testo arrangiato su una produzione qualsiasi che mi piace, oppure su qualche accordo sgangherato di chitarra, steso da me. Da lì iniziamo a destrutturare il brano, per poi ricostruirlo e ricucirlo su una nuova produzione inedita. Questo è, bene o male, il modus operandi.

Cosa ti sei portato dietro dagli anni Novanta?

Poco, dato che sono nato nel 1990 ed ero troppo giovane per avere vissuto davvero quegli anni. Sicuramente sono molto legato al rap italiano dei 90 e dei primi 00. Parliamo di musica che mi ha cresciuto e che mi ha portato ad essere chi sono ora, anche se io l’ho scoperta quando ormai quella scena era da pochi anni sfiorita.

In generale mi piace l’attitudine degli anni 90.

La semplicità nel fare le cose, la bellezza del contatto e dell’aiutarsi vicendevolmente molto più di adesso. Perlomeno è così che mi raccontano!

 Cosa c’è nel futuro di Kabo?

Concerti concerti concerti. Ho voglia di suonare dal vivo. Per ora questo ma sicuramente arriverà, non troppo in là con il tempo, un altro progetto musicale. Grazie! K

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