Loro sono Le Formiche. Dall’underground di Palermo, rivive finalmente una band che già aveva vissuto vecchie glorie, e che era scomparsa per quattro anni e che ora torna, da rock si contamina di it-pop con il singolo “Tanto Così”.

Sembra che Palermo viva una golden age del pop, dove tutti conoscono tutti, lavorano e collaborano con tutti (basti pensare ai gorgogli che sono derivati dall’onda creata da I Giocattoli).

Da questo fermento incredibile dal sapore popolare, riemerge quindi una band che i più attenti ricorderanno, i più nordici, i più giovani e i più disattenti riscopriranno. Abbiamo parlato con loro e ci hanno raccontato di questa scena, di cosa è cambiato in questi quattro anni di assenza e che cosa cambierà ancora.

Che cos’è successo in questi quattro anni di assenza? Perchè questa pausa?

In verità la pausa è iniziata due anni fa, quando abbiamo deciso di scrivere un nuovo disco, fino al 2016 eravamo in piena attività live. Nelle nostre vite comunque è cambiato parecchio, abbiamo cambiato città, compagni di band e compagni di vita, ci siamo presi tutto il tempo necessario per dar spazio a questi cambiamenti, questo di riflesso ha cambiato la nostra musica.

E nel frattempo ci siamo accorti che l’industria musicale è un mostro in continuo cambiamento a nostro parere e questo cambiamento è velocissimo e continuo, negli ultimi anni abbiamo assistito ad un cambio di rotta dell’industria, in particolare quella italiana, ci si è scostati per fortuna da quello che era un trend decennale per cui, l’unica proposta musicale pop di un intero paese si limitava a quello che veniva fuori da Sanremo e talent show vari. Finalmente c’è varietà nelle classifiche.

E in questi quattro anni siete cambiati come musicisti?

Io personalmente sento di essere cresciuto, mi sono confrontato con tanti altri artisti spesso molto più grandi di me, gente che ha fatto della propria passione un mestiere, che scrive e produce tanta musica e questa è stata un esperienza tanto utile quanto difficile.

A volte pensi di non essere all’altezza ma poi capisci che è questione di tempo e fatica, forse anche un pizzico d’incoscienza. Penso siano questi gli ingredienti per provare a diventare un buon comunicatore.

Gli ascolti per me non sono cambiati parecchio, ho sempre ascoltato canzoni e per lo più italiane. La piattaforma che più utilizziamo è Spotify, mi sembra un buon modo per trovare sempre un momento nella giornata per poter ascoltare musica!

E invece, avete cambiato la vostra strumentazione? O siete dei fedelissimi?

La fedeltà, in questi casi non sempre la vedo come una buona cosa, avevamo l’esigenza di mischiare nuove sonorità a quello che era il nostro sound, quindi ci siamo divertiti con i sintetizzatori, suoni mai ascoltati nelle nostre canzoni ma, alla fine, siamo sempre rimasti fedeli al suono delle chitarre.

Anche la mancanza nella band di un vero e proprio bassista ci ha portato a scrivere e interpretare in modo diverso i brani. Ognuna di queste cose ha portato il nostro sound a cambiare.

Ma come sono nate Le Formiche? Perchè questo nome?

Sono nate, come credo tutte le band molto giovani, per gioco, eravamo tutti amici di infanzia, poi siamo cresciuti, la formazione è cambiata ma alla base c’è sempre un’amicizia. Il nome lo scelsi io, cercavo un nome corto e facile, che da subito facesse pensare ad un collettivo, una band!

In quel periodo ascoltavo, le vecchie band del pop italiano come (I Corvi, i Camaleonti ecc…) così sempre per gioco e senza prendersi troppo sul serio proposi Le Formiche.

E quando non siete le FORMICHE, chi siete e cosa fate nella vita?

Davide e Valerio lavorano nell’ambito della musica, tra palchi e studi di registrazione. Io invece restauro motociclette vintage, un altro amore accanto alla musica. Le aggiusto, le modifico o semplicemente le restauro ed è una figata pazzesca.

Siete tornati con “Tanto Così” che sembra un inno all’ozio di coppia. Si parla anche di mare, ma lo trovo un singolo molto autunnale. Mi ricorda, a livello di sensazioni,le scene sulla spiaggia di “Eternal Sunshine of the Spotless Mind”. Voi invece cosa volevate comunicare? Di cosa parla questo brano?

Guarda, la tua citazione è perfetta! Quel film l’avrò visto e rivisto una decina di volte, spesso mi ritrovo a scrivere dopo aver visto un film che è riuscito a prendermi. Se volessimo fare un parallelismo, Joel era tormentato dall’idea che Clementine dopo tutto quel tempo passato insieme non trovasse più ragioni per continuare la storia tra loro.

Lui non riesce ad accettare l’idea di doversi separare dalla sua compagna al punto tale che preferisce “cancellarla” pur di non soffrire ancora.
Beh, io alla stessa maniera non accettavo che la mia metà fosse incerta di “noi” ma,  a differenza di Joel, ho provato a dimostrarle i miei sentimenti, ci ho provato nella maniera che penso mi venga meglio, le ho scritto una canzone.

In fin dei conti la canzone parla di questo: bisognerebbe dedicare più tempo e più attenzioni ai nostri sentimenti, non dare mai per scontato l’amore.

Si può dire che rispetto al 2014, vi siete dati un po’ una calmata?

Per fortuna direi! (ride) No semplicemente è un periodo diverso, fatto di altro e altre esperienze, un altra facciata di Le Formiche. Il primo disco parla dei nostri quartieri e dei personaggi che lo popolano, adesso volevamo parlare di altro. Questo sarà un disco molto più intimo che racconta altri aspetti della band, per fortuna non siamo solo strada e prigione.

Lo storytelling lo troverete comunque ancora, fa parte del mio modo di scrivere, non è stato facile riuscire a trovare un unica dimensione per tutte le canzoni, ma credo che ci siamo riusciti sarà un unico scenario, un unico viaggio verso la stessa direzione ma da punti diversi.

E queste storie che ritroviamo nel disco, sono vere? Quali si e quali no?

Tutte assolutamente vere, alcune autobiografiche, altre riguardano le persone a cui voglio bene, un mio limite penso sia “la fantasia”, non saprei inventarmi da zero una storia e cantarla, devo aver vissuto in prima persona o in qualche modo deve avermi toccato.

Come siete entrati in contatto con Duilio Scalici (cantante di i Giocattoli), regista del video del vostro nuovo singolo e anche, se si può dire così,vostro manager?

Duilio lo conosciamo da molto prima di questa collaborazione, viviamo nella stessa città e ci corteggiavamo già da un po’, lui e I Giocattoli come anche The Heron Temple sono stati molto vicini al nostro progetto, in Tanto Così molte chitarre sono suonate e scritte da Ernesto (i Giocattoli), nel testo c’è la partecipazione di Vincent (The Heron Temple), in altri brani abbiamo anche fatto dei cori tutti insieme.

Insomma un vero lavoro di squadra, poi Duilio è stato fondamentale per organizzare questa uscita, abbiamo fatto tutto da soli, davvero indie, ed è stato davvero bello trovare questa grande famiglia ad sostenerci.

Esiste una scena Siciliana? Chi ne fa parte?

Certo che esiste ed è anche di spessore! Siamo in tanti e a diversi livelli, molti progetti sono validissimi a mio parere, però preferisco non citare nessuno, non vorrei fare figuracce e dimenticare qualche amico.

La domanda che dovevo farvi e che invece non vi ho fatto?

A quando la prossima uscita?
Presto, molto presto arriverà un altro singolo!

di Smoking Area

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