Matteo Vanti, uno dei più affermati dj e producer della scena underground bolognese, ripercorrerà con noi la sua storia e le sue esperienze legate al mondo del clubbing.

Ciao matteo, parlaci un po’ di te. Chi è Matteo Vanti?

Ciao a tutti!
Sono Matteo e provo a fare il dj, pare che sono anche produttore (ride), faccio il questo lavoro da 12 anni ormai.

Iniziamo dagli esordi, quali sono stati i tuoi primi approcci alla musica?

Il mio babbo mi ha messo le cuffie in testa a 10 anni, lui ha sempre fatto il dj, la cosa è stata ovviamente una grande fortuna per me.

A dire il vero all’inizio la cosa non mi ha entusiasmato più di tanto, poi, verso i 13 anni ho fatto caso per la prima volta a come mixava i dischi, da quel momento mi è scattata una molla in testa che mi ha fatto innamorare sempre di più di questo mestiere.

Durante i miei primi approcci al “mestiere” le sonorità che prediligevo erano quelle funky e afro, ma sempre con un’impronta molto underground.

Come ti sei avvicinato invece alla scena elettronica?

Tutto è iniziato nel 2004, anno in cui ho iniziato a sentire quello che poi sarebbe diventato uno dei miei più grandi amici, ovvero Fabrizio Maurizi. Sono andato a qualche sua serata (ancora nemmeno lo conoscevo), ma la sua minimal mi ha subito affascinato, è stato un vero colpo di fulmine. Poi l’amicizia con fabrizio mi ha portato a esibirmi fra le storiche mura del cassero nel 2005.

Oltre a fabrizio maurizi, c’è stato qualche altro artista che ha particolarmente influenzato le tue scelte e il tuo stile?

Sicuramente, anzi più di uno!

Primo fra tutti penso sia doveroso nominare Dino Angioletti, il mitico dj dei pastaboys. Dino musicalmente mi ha veramente dato tanto. andavo sempre a sentirlo da ragazzino, col tempo siamo anche diventati amici. nel 2007 ho conosciuto Idriss D, grande dj anche lui, mi ha fatto entrare nella sua etichetta, la DB artist, aiutandomi a crescere sempre di più.

Per quanto riguarda il tuo stile invece, da cosa è caratterizzato? quale genere ti appartiene di più?

Secondo me dire che un dj ha uno stile unico e preciso è sbagliato, quello che io ritengo davvero importante è che il dj sia in grado di sapersi adattare alla situazione, riuscire di volta in volta a rinnovarsi e capire le “esigenze” del suo pubblico. 

Personalmente prediligo la techouse e la minimal, specialmente nelle aperture, ma non disdegno la techno (ovviamente è sempre questione di contesto).

Ti senti più legato alle sonorità del passato o preferisci sperimentare nuova musica?

Nonostante ai giorni d’oggi le sonorità, così come le mode, siano cambiate, sono del parere che molti dischi degli anni passati siano ancora attualissimi.

La musica, nonostante il suo continuo rinnovarsi, non ha mai spesso di trarre ispirazione dalle sonorità del passato, anzi, si è sempre trovata a trarne ispirazione.

Personalmente mi capita spesso di mixare dischi di 10/15 anni fa con nuove uscite.

Rimanendo in tema passato/futuro, credi l’avvento del digitale abbia cambiato particolarmente il mestiere del dj?

Io sono pro-digitale, ma ho la mia visione del fenomeno.  Secondo me in generale il digitale viene visto in maniera sbagliata, si pensa che ormai, grazie a nuovi software di mixaggio, faccia tutto il computer, che la magia del remix e il relativo lavoro del dj venga meno. Io non sono di questo avviso.  Tutto ha a che fare col modo in cui il software viene utilizzato, c’è sì chi lascia fare tutto al sync, ma c’è anche chi riesce a sfruttarne tutte le potenzialità pur rimanendo fedele alle pratiche più “classiche”. Non lo vedo come una scelta da demonizzare anche se purtroppo personalmente mi sono trovato costretto ad abbandonarlo.
Amo la tecnica, penso sia fondamentale per un dj, e credo che collegare il traktor al giradischi risulti una scelta divertentissima.

In ogni caso suonare con i vinili classici è sempre una sensazione unica.

C’è stato un episodio della tua carriera che ricordi particolarmente?

Senza dubbio. E’ anche successo poco tempo fa. ero stato incaricato di “aprire” il djset del “gigante” luciano, al link. Poche ore prima della serata sono stato informato che avrei dovuto esibirmi anche in chiusura.

Chiudere un dj set di luciano non è un compito per tutti, a dire il vero  ero proprio cacato sotto.  Ma è stato un successo, tutti hanno saltato fino alla fine, è stato davvero gratificante. Senti la gente, senti che ti stanno “sentendo”.

E’ stata un esperienza che non dimenticherò mai.

Quando sei in consolle entri nel tuo mondo o ti piace comunicare con il pubblico?

Per me il dj non è quello che sta a testa bassa e si porta la playlist preparata da casa, secondo me è importante guardare il pubblico, comunicare con loro.
Io cerco sempre di vedere come la gente reagisce. nei miei set cerco sempre di trovare un effetto “onda”, voglio che le persone si lascino trascinare dalle vibrazioni senza mai sembrare piatto e monocromatico.

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