Il Tanaro Libera Tutti è giunto alla sua quarta edizione, che prenderà il via il prossimo 13 luglio ad Alba.

Fabio Camèra è tra gli organizzatori del festival del Tanaro, di cui saremo media partner ufficiali, e con lui abbiamo cercato di presentare il festival senza filtri, curiosando tra le anime che lo hanno generato.

D. Quarta edizione per un festival che ha tutte le caratteristiche di bellezza che deve possedere un festival estivo: un piccolo ma meraviglioso borgo, la natura, il rumore della pace negli hangover. A questi se ne aggiungo altri, che lo caratterizzano particolarmente. Partiamo dal primo: La gratuità.
È stato difficile crederci, partire, sopravvivere? Quanto e quale lavoro c’è dietro una realizzazione?

Crederci non è mai difficile: TLT nasce dall’irrequietezza di ragazzi di
provincia che vogliono portare nel contesto di appartenenza quello che
hanno sempre cercato, per mancanza di alternative, in circuiti urbani.
Questo è il valore che sta dietro a tutto. Più difficile e faticoso è
invece rimanere un festival gratuito in un momento storico in cui eventi
simili al nostro smettono di esistere. Non facciamo però della gratuità
una “conditio sine qua non” del festival: come detto sopra esistiamo per
portare in provincia un pensiero, un attitudine culturale. Se in futuro
non sarà possibile essere free, valuteremo come evolverci.

D. #proudlysuburban è l’hashtag che accompagna l’evento. Non è raro ritrovarsi con sé stessi ma anche in lunghe tavolate tra amici trovarsi a setacciare e separare i pregi e difetti del vivere nella city o in provincia. Ma soprattutto quali sono i valori che dimenticano le persone che dalla provincia vanno verso la polarizzazione cementizia e umana. Qual è il messaggio dell’#orgoglioperiferico?
Anche politicamente, banlieu, suburban o periferia che dir si voglia, sembrano essere l’origine e la soluzione a tutti i mali. Anche la musica ha vissuto, da sempre, la diatriba periferia o città, garage a seattle o campagna sperduta. Come si pone nella intricata vicenda il Tanaro?

R. TLT parte da un assioma molto semplice: la provincia è prima di tutto un contesto geografico. Non è un luogo in cui si hanno meno opportunità culturali, specialmente con il sistema comunicativo contemporaneo, ma un tessuto sociale che ha bisogno soltanto di una tensione positiva che ti porta ad avere le vedute più ampie possibili. Poi la provincia ha le colline e i vigneti. Brutti non sono!

D. Cos’è Tanareide?
 
Una tavola rotonda a tema Tanaro: il primo dibattito open source sul
Tanaro, la prima democratica e libera conferenza sul fiume che unisce le
Alpi Marittime alla Pianura Padana, passando per le colline del vino. È
un momento di riflessione su di un fiume spesso dimenticato, che è stato
parte integrante della vita socioeconomica del Piemonte Meridionale,
linea di incontro e separazione fra culture. E che oggi, purtroppo,
resta ai margini del dibattito politico e culturale, in attesa della
giusta valorizzazione.
 
D. I laboratori possono essere un importante viatico non solo per
avvicinare i più piccoli, ma anche per diffondere un messaggio sulla
qualità dei lavori artistici ai più grandi. Che risultati hanno dato
negli anni passati?
 
Essendo solo alla quarta edizione, la nostra esperienza con i laboratori
sta crescendo con il resto del festival. Già dal primo anno abbiamo
ritenuto vitale offrire attività che coinvolgessero i target più vari e
approcciassero temi specifici del territorio. L’introduzione, lo scorso
anno, del campeggio e la volontà di far vivere l’area per tutte le 48
ore, hanno contribuito alla naturale rilevanza di queste attività
all’interno delle giornate.
 
D. Con Suburban Afternoon sarà dato molto spazio alle band del
territorio. Cosa bolle in pentola nel cuneese? C’è un progetto intorno
agli artisti del territorio, magari l’ambizione di seguirli durante
tutto l’anno?
 
R. Da anni collaboriamo con diversi enti del territorio, offrendo come
“premio” la possibilità di entrare nel cartellone del festival, contesto
spesso difficilmente raggiungibile per chi è alla prime armi. Sono band
che conosciamo bene e che abbiamo anche già avuto modo di integrare in
eventi passati, quindi è un po’ come se un progetto “inconsapevole”
fosse già in piedi, sostenuto dalla condivisione di valori.
D. Passiamo alla line up: Selton, Ninos Du Brasil, Murubutu, liede,
lemandorle sono solo alcuni dei nomi che saranno presenti. Una scelta
artistica variegata, ma che ha un filo conduttore: un sound
internazionale. Come sono nate le vostre scelte?
 
R. Come prima cosa abbiamo analizzato le risposte del territorio agli
eventi proposti (nostri e non solo), individuando le aree musicali
maggiormente interessanti per il contesto che viviamo. Abbiamo quindi
pensato a due palchi complementari, che potessero coprire due generi e
due target non vicinissimi, cercando all’interno del roster degli
artisti di costruire un disegno coerente sia con i valori del festival
che, ovviamente, nel corso della serata stessa. Con una setacciata
finale legata ai cachet abbiamo ottenuto la ricetta più adatta a noi.
D. Concludiamo con uno sguardo al futuro: come si vede Tanaro tra 10
anni? Qual è il sogno che vorrete realizzare e quello che vorreste veder
realizzato dalla società intorno a noi?
 
R. Innanzitutto vorremmo continuare a esistere, seguendo quello che è il
valore che ci guida e generando inclusione intorno al marchio TLT. Il
primo dei nostri sogni sarebbe quello di diventare motivo di orgoglio
per chi vive il territorio e l’evento, riconoscendo nel lavoro svolto
dal festival un punto di riferimento per l’identità culturale locale.
 
Link Evento: https://www.facebook.com/events/240979233144483/ 
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