I Mr Everett sono una delle più strutturate e solide realtà emergenti italiane.

Probabilmente anche una delle più curiose e futuribili, perciò abbiamo deciso di indagare il mondo di Mr Everett.

Allora ragazzi, benvenuti su CSI. Raccontateci, come nascono i Mr.Everett? Quali gli incontri, l’idea, gli sguardi e la chimica da cui tutto è nato. Il progetto è ormai noto, ma è interessante sapere da dove prende le mosse!

Mr Everett nasce come progetto collettivo nel 2015. Ci siamo conosciuti a uno Spring Attitude di qualche anno fa e da subito abbiamo capito di aver qualcosa in comune a livello artistico e di interessi: la tecnologia, la musica, l’estetica pop e la critica culturale. Siamo partiti con l’avere base a Bologna per poi trovare numerosi collaboratori a Milano e in giro per l’Italia.
Mr Everett è un gruppo esteso di persone che vuole raccontare una storia ispirata dai multiversi narrati da Hugh Everett (appunto!), Dylan Dog e Rick & Morty, tra i tanti; attorno alla macchina Mr Everett orbitano numerose figure artistiche: i 4 live performer che hanno storie artistiche molto differenti [c’è chi viene dal teatro, chi dalla musica, chi dalla poesia], l’art director Anna Paladini, il coreografo Mario Coccetti, il videomaker Alessio Tosoni. Non siamo solo musica, ma anche e soprattutto live art e performance.

Parliamo del robottino, del caro Rupert. Come nasce concettualmente la sua presenza scenica? Quale il messaggio che porta tra fili e circuiti? Che posto avrà la programmazione, la sperimentazione software nei vostri concerti in futuro?

Rupert racconta una storia, una storia che ovviamente è, come tutte le storie, contemporaneamente critica teorica. Rupert rappresenta tutto ciò che è la tecnologia o sono le intelligenze artificiali nel nostro mondo contemporaneo e con quello che vogliamo lanciare è un messaggio di inclusività: la tecnologia è parte integrante della creazione, e Rupert ne è la trasposizione scenica.
L’idea è quella di rendere la tecnologia parte integrante dell’esperienza concerto: puntiamo ad implementare progressivamente il live di componenti interattive affinché il pubblico diventi soggetto attivo ed agente partecipativo del momento performativo.

Rupert - Mr Everett

Domanda obbligata sulla partecipazione ad X Factor.
Tantissimo si è detto ed altrettanto è stato chiesto ad ogni partecipazione a tutti i partecipanti.
Io vi chiedo soltanto: vi ha dato autorevolezza nei rapporti di lavoro? Precisamente con etichette, uffici stampa, locali.

Ci ha sicuramente permesso di essere visti da un pubblico più ampio, di essere ascoltati da orecchie che sicuramente non avremmo mai raggiunto altrimenti, o quantomeno avrebbero fatto fatica a trovarci. Non è cambiato molto dal punto di vista lavorativo, ma un passaggio televisivo di questo tipo è sicuramente un elemento rilevante che viene preso in considerazione in parte anche dagli addetti ai lavori. Nel nostro caso però pensiamo sia riduttivo e controproducente focalizzarsi sul nostro cameo all’interno del programma, toglierebbe peso e valore al vero spirito del progetto.

“Uman” è uscito da poco, cosa vi aspettate da questo EP? O meglio, cosa vi aspettate dall’interazione tra Uman ed il pubblico? Girerete molto per promuoverlo o puntate ad un numero ridotto di esibizioni ma mirate?

UMAN rientra in un progetto più ampio che comprende anche un secondo EP, ANIMAL – in uscita in primavera: l’unione dei due darà così vita all’album UMANIMAL.
Al momento i tour dei due EP comprendono un numero discreto di date, puntiamo piuttosto a portare in giro il nostro show completo questa estate. UMAN è il primo passo per entrare nel nostro mondo, e speriamo invogli chi ascolta ad approcciare questo strano universo Mr Everett e entrare nella storia, nel racconto per restarci e scoprire sempre un po’ di più della storia di Rupert e degli Humanimals.

Prima di salutarci, cosa state ascoltando in questo momento e cosa consigliereste di ascoltare a chi ci segue?

I nostri tour/viaggi transdimensionali sono sempre accompagnati da un costante flusso di musica. Nuova vecchia, italiana, straniera, balinese, americana; nessun genere è discriminato e non esistono giudizi di sorta. Spesso e volentieri troviamo materiale da sample nelle playlist di Spotify, l’ispirazione può nascondersi davvero dietro qualsiasi pezzo.
Per questo abbiamo deciso di creare “MUSIC FOR TRANS-DIMENSIONAL TRIPS”: una playlist con la nostra musica da viaggio a cui aggiungeremo pezzi ogni volta che saremo in tour, quindi meglio seguirla e tenerla sott’occhio quando sapete che siamo in giro!

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