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|Interview| Pràino, il cantautore che sta per raccontarci il gelo dei sentimenti

Se lo paragonano a Brunori Sas non è molto convinto, nonostante la sua sia una voce calda, un po’ rauca e abbia una chitarra in mano. Il 4 Gennaio è uscito il suo nuovo singolo “Gelo Polare“, che racconta il gelo improvviso in una relazione, la distanza di due persone, uno schifo di città. Lui è Pràino e ci abbiamo scambiato volentieri quattro chiacchiere.

Se dovessi scegliere per forza: tastiere o chitarre? Alcol o sigarette? Città o provincia?

Chitarra, perché se non ci fosse ne sentirei la mancanza, come una donna.

Sigarette, senza strippo sicuro. Città direi Cosenza, sa di casa e va verso il futuro.

Quale tuo brano per primo dovrebbe ascoltare chi non ti ha mai sentito neanche nominare?

Di Pràino, se non fossi Pràino, ascolterei ‘Do Disdetta’, ma non saprei motivare più di tanto l’ascolto, direi che è il pezzo che mi piace di più. Di me posso dire che scrivo e suono da piccolo, il resto è vita normale come tutti, non sono bravo a presentarmi.

Ti hanno mai detto che assomigli a Brunori Sas? A chi altro assomigli? A chi vorresti assomigliare? Il featuring perfetto? Con chi vorresti condividere un tour?

Quando me lo dicono penso sempre a cosa potrebbe pensarne lui! Un tipo paranoico e musicalmente anarchico come me ha molti riferimenti, ascolto tanta tanta roba e ho sempre scritto e arrangiato cercando di lavorare su quello che avevo in testa. Dario per me è ciò che un artista dovrebbe essere: quando lo senti ti fa sentire a casa, è come se fossi in intimità con lui anche in mezzo a 10mila persone, amo il suo modo di scrivere e interpretare.

Vorrei condividere un tour con Giorgio Poi e – dato che posso allargarmi – con i Beatles, con i Led Zeppelin, con Rino Gaetano, e passare tutte le sere sul tour bus dei Metallica. Featuring perfetto: con i Cure.

Perché la scelta di chiamare il disco d’esordio ‘Il disco di Praino’? Quasi come se prevedessi che non ne sarebbero seguiti altri, e invece sei tornato subito con un nuovo singolo.

Il disco era uscito fuori in una maniera così diretta e da una dimensione talmente intima che faticavo tanto a dargli un nome. In più io con i titoli e i nomi non vado molto d’accordo, mi concentro su altro, tanto da tralasciare poi questi aspetti che sono comunque importanti.

Il nome esce fuori una sera in studio da Fausto de Bellis, produttore anche di ‘Gelo Polare’, che mi guardò e mi disse chiamalo con il tuo nome, dentro ci sei tu, è il primo, sti cazzi”. Ecco qua, ‘Il Disco di Praino’.

È raro che mi fermi, penso sempre a cosa c’è da fare, ai prossimi pezzi, ai prossimi progetti. Poi penso comunque che arriverà un momento nel quale non avrò più niente da dire, forse lì mi fermerò.

Il tuo disco può essere considerato un manifesto generazionale? Ti vengono in mente altri dischi degli ultimi anni che possono avere la stessa caratteristica (non so, tipo ‘La Fine Dei Vent’Anni’ di Motta)?

Guarda, credo di non riuscire a pensarlo come un manifesto generazionale. Ho raccontato uno spaccato della mia vita, che tra l’altro è anonima e normale. Se mi becchi in giro mi confondo facilmente fra tutti, non ho nulla in più né dentro né fuori e il disco è come me. Credo sia per questo che molti si sono identificati, perché la mia vita e il disco sono come la tua, come quelle di tutti gli altri.

Quando penso ad un disco capace di parlare ad una generazione mi viene in mente ‘London Calling’ nel ‘79,  ‘Bleach’ dei Nirvana, ‘Ok Computer’ dei Radiohead nel ‘97 o Jeff Buckley con ‘Grace’ nel ‘94. Motta è veramente bravo e personalmente ‘La fine dei vent’anni’ ha un posto fra questi album qui.

E questo ‘Gelo Polare’ di cosa parla?

‘Gelo Polare’ parla del gelo dei sentimenti. Lo percepisco tutto intorno a me, per strada, alla televisione, in mezzo al traffico. Parla di una storia d’amore e da lì si eleva a racconto universale, perché anche fuori dal letto, per strada fra la gente, non stiamo messi così bene a sentimenti.

Si disimpara ad amare, quasi fosse un modo per proteggerci dall’altro.

Per me gelo polare è un perenne stand by, non si sa, si congela, si vedrà, magari nelle prossime sette vite da gatti.

 

Si può sentire la mancanza della persona che ci sta accanto?

Assolutamente si, ed è un’altra forma di Gelo Polare, un’altra sfaccettatura. Credo anzi che sia una condizione molto frequente e quando accade ti chiudi, quasi a proteggerti, provando a non farti male.

Ma alla fine? Finirà questo gelo polare?

Oddio no, questa è una domanda a cui non so rispondere, ci penso da un po’ in effetti a definirmi”, ma non trovo mai aggettivi che riescano a farlo, so solo che faccio quello che faccio senza pensare a cosa succederà.

È possibile vivere di canzoni e caramelle?

Direi assolutamente si, ma purtroppo, ce ne accorgiamo sempre troppo tardi.

di Smoking Area 

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