Quella di King Kong è una storia già vista per i corridoi di Viale Mazzini.

La storia di King Kong di Silvia Boschero è la stessa di Planet Rock di Luca de Gennaro, ed a questo punto ci auguriamo lo sia anche per la carriera post Rai del più celebre collega.

King Kong ha rappresentato per quasi 3 anni un ritorno del canale principale di Radio Rai dentro il presente, dentro la musica.

Ospiti veri, artisti pregni di canzoni e contenuti, iniziative al passo con l’Europa.

Solo qualche settimana fa raccontavamo di KO Computer, felici di una compilation firmata King Kong che quanto meno stuzzicava dibattiti e curiosità.

Ad inizio anni ’90, De Gennaro con tanti altri speaker di Stereonotte aveva portato la stessa ventata di attualità e partecipazione negli studi Rai, vento caduto improvvisamente dopo la morte di Kurt Cobain.

La  Legge Mammì e di direttori con la pancia piena di tessere politiche il cuore vuoto.

Aldo Grasso, Paolo Francia (by Gianfranco Fini), Stefano Gigotti nel ’94.
Gerardo Greco, l’ominide che scopiazzava di prima mattina su Rai Tre gli anchorman d’oltre Oceano tazza in mano, con la scioltezza di una quercia contro Irma, oggi.

Nell’immediato post-grunge l’idea di direzione artistica fu fagocitata da quella che De Gennaro nel suo libro definisce una “lottizzazione politica” della radio.

Con King Kong la risultante è la medesima, a pagare, per logiche diverse ma non dissimili, è la bellezza.

E’ incredibile come in Italia, ogni prodotto artistico e culturale capace di elevare, di far progredire la qualità sociale ed il dialogo venga soppresso appena trae i primi frutti.

C’è qualcosa di scientifico, di implacabile nella sentenza di King Kong, qualcosa che affossa e ingrassa ulteriormente quel tarlo a forma di “non c’è speranza” che circumnaviga le nostre teste.

E’ qualcosa che toglie forza come i reumatismi da febbre, svuota come la perdita di una persona cara, rendi impossibile programmare, vedere in là.

Ricorda il compagno sfaticato delle elementari che strappava i disegni ed i temi dei compagni più bravi.

Che poi è lo stesso che oggi, scolarizzato meno di allora, ha il potere di accartocciare ben più di un racconto.

Ma è nelle ceneri che si annida la vittoria.

Continuare a lavorare, a creare, nella sofferenza della mancanza di mezzi e risorse per svuotare quei corridoi dai papponi e farci tornare i professionisti.

Per questo Casa Suonatori Indipendenti esprime solidarietà a Silvia Boschero ed è pronta a metterle a disposizione tutti i nostri spazi liberi ed incoercibili.

Avranno abbattuto King Kong, ma la nostra Casa ha fondamenta solide.

Condividi