È arrivato o no questo inverno? Perché, adoro incredibilmente l’estate ma amo anche le quattro stagioni, che siano di Vivaldi, su una pizza o climatiche.

Forse è la mia ipocondria che parla oppure è veramente così ma sono seriamente preoccupato per la situazione meteorologica che si sta lentamente(?) palesando e mi pare sia abbastanza evidente per tutti.

Questo sabato pomeriggio, dopo essere stato quasi una settimana fuori casa, sono rimasto chiuso nella mia tana a fare qualche lavoretto, pulizie e sistemazioni varie, tutte accompagnate da un disco dopo l’altro, tra cui il primo dei Fine Before You Came (grazie Black Candy Records) quando ancora cantavano in inglese ma avevano già quell’inconfondibile capacità compositiva che si avvicinava tantissimo al post rock.

Immediatamente dopo mi arriva tra le mani il nuovo disco dei Lechuck, “Dovresti Farlo Adesso”, che oltre ad essere un’esortazione è anche un disco molto emotivo. Le atmosfere non cambiano, forse meno claustrofobiche dei FBYC ma viranti verso suoni e colori che, cavolo, devono necessariamente essere accompagnate da un freddo inverno fuori e un camino acceso dentro.

 

Come la giustifico la frase “per l’ultima volta” gridata a squarciagola in Tubo senza poter mettere un berretto di lana perché si gela in fuori e nel nostro cuore?

Credete veramente che ogni disco possa essere ascoltato in ogni momento e in ogni luogo? Provate ad andare in Norvegia, mettervi a camminare nella notte tra le strade di ghiaccio di Oslo con Black Noise 2084, l’ultimo disco di Dj Khalab: vi ritrovereste in una dimensione parallela cercando di capire come poterne uscire.

Un disco totalmente afrocentrico (con attenzione particolare al Congo), impreziosito di suoni estrapolati dal Royal Museum for Central Africa di Bruxelles, elettronico e con ritmi incalzanti; il jazz dei locali fumosi e sudati nelle retrovie, il tribalismo dei paesi caldi, soffocanti, tragici e magici.

 

La testa incomincerebbe a girare forte e la potenza di Black Noise 2084 vi sbatterebbe al suolo gelato del Nord del mondo; una totale follia.

Provate a dire ai Together Pangea di Los Angeles di andare a comporre il disco in
Alaska e che lì non si può fare skate nelle pause perché c’è neve ovunque; pensate che vi tirerebbero fuori un disco pieno di bassi rotondi e costanti, voci ritoccate con il vocooder, synth e reminiscenze post punk anni 80?

Probabilmente l’unica cosa che resterebbe uguale (e anche giustificata in questo caso) sarebbe il titolo del lavoro: Non Stop Paranoia.

 

Credete che stia esagerando ad essere così spaventato dai cambiamenti climatici?

La mia analisi è molto lucida, se dovesse il mondo uniformarsi ad un’unica e costante stagione, ci sarebbe un calo immediato di produzioni Black Metal (che forse questo è un bene ma sarebbe un peccato non avere più metallare in giro), non potremmo più cantare “last Christmas I gave you my heart” davanti ad un camino mentre fuori nevica; la playlist “amore sotto le coperte” non si potrebbe più ascoltare, a meno che non si decida di unirla ad una intensa sessione di sauna.

Lo so che mentre leggete, mi deridete e mi state giudicando come un pazzo mitomane e scellerato.

Provate ad ascoltare questi tre bei dischi di novembre in un contesto diverso e ditemi se non vi renderete subito conto che Matrix è solo una versione edulcorata di quello che starete vivendo.

La Cassetta di Novembre di Renato Failla , To Tape (Radio CRT)

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