Clap! Clap!, o Cristiano Crisci per I più curiosi, è una forza della natura.

Il live di Clap! Clap! con band al seguito inizia con un’ora di ritardo rispetto alla schedulazione. Per fortuna ad allietare l’attesa il djset ballabilissimo e freschissimo dei ragazzi di Robemiste.

Intorno alle 23.30 salgono sul palco Cristiano e i suoi musicisti, set composto da basso, batteria e percussioni.

L’attacco è diretto, senza fronzoli, si parte spediti di ritmi tribali sospinti da una base dritta e cattiva.

Tra incastri, stop e bonghi il ritmo della terra, della polvere è quello dominante nei passi da seguire. 

Gli echi di voci lontane saggiamente disseminati da Clap! Clap! nei suoi brani separano le gambe dalla schiena, dalle spalle che rallentano e ondeggiano.

E’ un crescere di caldo, di sudore e persone che si addensano verso il centro, stretti sotto il palco.

Più respiro a fondo sala, per chi preferisce un viaggio più spirituale e danzereccio.

A portare i brani un basso tanto lineare quanto sporco e veloce, un esperimento quello di portare sul palco dj e live band già visto con Godblesscomputers, decisamente ben riuscito nel caso di Cristiano.

Gli strumenti sul palco hanno una precisa identità, un ruolo autonomo e non sovrapponibile, da apprezzare.

Ma Clap! Clap! riesce a sovrastare tutto e tutti con l’unico strumento non amplificato: la sua voce. 

Riesce a profondere delle grida disumane e sovrumane che agitano e incitano la folla radunata ai piedi del suo table mix, separati solo da robuste transenne.

E’ un moto continuo, un turbinio di mani su pad e cursori, controller e salti.

Quello che si apprezza maggiormente è il gusto nella selezione dei suoni e il loro assemblaggio.

Come in un visual si apprezzano le linee delle immagini comporsi per pochi secondi per poi destrutturarsi e ricomporsi in altra immagine, così nei brani di Clap! Clap! ci sono piccoli sentieri sonori che, una volta giunti a destinazione, rotolano giù per nuove strade.

Cristiano fa parte del roster della Warp Records con pieno merito.

Nemo propheta in patria.

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