I Fine Before You Came mi portano per la prima volta al Bloom, punto di riferimento per gli appassionati della scena alternativa, underground e non, da ben 30 anni.

Sarà per l’impazienza o forse per l’emozione, ma inizio la serata in modo decisamente poco brillante facendo ritardo e rischiando di perdermi la prima parte del concerto dei Fine Before You Came: sto facendomi strada tra la gente fuori dal locale quando sento che il primo gruppo, The Smudjas, sta iniziando a suonare. 

Dentro l’atmosfera è densa di aspettativa e fumo da fog machine. Sul palco la bassista e cantante Pamela sta completamente catalizzando l’attenzione del pubblico con la sua voce sporca e accattivante; accanto a lei la chitarrista Ivana e il batterista Davide.
I tre hanno una bella attitudine e la gente canta e balla seguendo il loro travolgente indie-punk. Questa sera presentano il loro nuovo disco “What we have is today”, fuori per Legno e Adagio 830.

Quando lasciano il palco, la gente esce fuori per un’ultima sigaretta prima di quella che sarà la parte più intensa di questa serata. Il gruppo che tutti aspettiamo è uno dei più apprezzati della scena emo-core / post-rock italiana, uno dei più originali e influenti. Con ormai quasi vent’anni di attività alle spalle e svariati album all’attivo continuano a ricevere numerosi consensi, cosa che risulta lampante solo guardandosi intorno stasera.

Dopo quello che mi sembra un tempo decisamente lungo, finalmente salgono sul palco i chitarristi, Mauro e Marco, assieme al bassista Marco e al batterista Filippo.

Ora siamo in tantissimi nel locale, inizia a fare caldo.
Parte il primo pezzo, Lista.

E’ notevole il cambio di mood che può causare un semplice arpeggio; l’intro è lunghissima e siamo tutti sospesi a osservare i quattro, ipnotizzati dai giochi di luce e dalle melodie ricorsive, quando arriva Jacopo a risvegliarci urlandoci in faccia le prime parole della canzone, senza microfono. La sua forza mi lascia scioccata, non che non me lo aspettassi.

Da qui in poi è tutto in discesa. I Fine Before You Came reggono quasi un’ora e mezza di concerto come se fossero sempre all’inizio. Alternano classici come “Sasso” e “Buio” a brani dell’ultimo album, “Il numero sette”, uscito l’anno scorso. Nonostante la scaletta sia piuttosto varia non c’è spazio per alcuni dei brani più amati da chi li segue. “L’abbiamo suonata in sala prove e ci siamo sentiti un po’ ridicoli” è la risposta che dà Jacopo quando qualcuno chiede “Vixi”. Spiega che ci hanno messo mesi a decidere la scaletta e che sono questi i pezzi che si sentivano di suonare.
E va benissimo così: il pubblico accalcato canta ogni singola canzone.

Jacopo è completamente in possesso del palco e si muove da una parte all’altra in modo sconnesso e disperato, cantando a gran voce i suoi demoni. All’ennesimo crowd surfing finisce a testa in giù e fa per camminare sul soffitto.

Io sono sempre più (piacevolmente) sconcertata.

Gli altri musicisti stanno al loro posto, ma danno il meglio dall’inizio alla fine.
Ora il tempo mi sembra volato ed è già finita, loro per scelta non fanno bis.

Ci ringraziano e ci salutano, sinceramente soddisfatti, e lo siamo tutti quanti mentre, con riluttanza, abbandoniamo il locale.

Che questa band fosse eccezionale non era in dubbio, ma dal vivo tirano fuori qualcosa che vale la pena vedere, almeno una volta.

 

Raffaella Carellario

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