Sabato scorso sono stato al Monk e mi sono trovato spettatore di due ottimi concerti: Must Row e Terra.

Premetto che non conoscevo nessuno dei gruppi né il loro background, ma la serata era promossa da Radio Rock che, finora, non mi ha mai mollato un pacco. Anzi. Quindi mi sono trascinato volentieri da Roma 70 fino a Portonaccio (per chi non conosce le misure della Capitale basterà questo: poco più di 15 km per un ora e mezzo di traffico) in una serata in cui le febbrili spese per arricchire l’albero di Natale si protraggono fino a tardi.

Come sempre arrivo in orario che, a Roma, significa con largo anticipo. Sembra che il pubblico romano ormai sia abituato a questa percezione del tempo. Io, nonostante sia nato nella capitale e siano ormai più gli anni della mia vita che vivo qui che altrove, non mi abituerò mai.

Mi arrendo, mi metto comodo e provo a seguire una partita di calcio nella sala accanto a quella del concerto.

A scaldare la serata del Monk ci pensa Must Row. Nonostante qualche problemino tecnico tiene alla grande il palco. Ottima voce pulita e impegnata anche nei pezzi più complessi alla chitarra. In questi casi mi chiedo sempre quanto potrebbe migliorare la performance se avessero un chitarrista diverso dal cantante. Ma già a metà spettacolo devo ritirare il pensiero: Must Row nasce con la chitarra dei diavoli del blues in mano ed è un tutt’uno con la sua voce.

A suo agio sia con il Blues sia con il rock alternativo fino a toccare punte di folk.

Non conoscendolo ho capito molte cose sul suo conto solo dopo un po’. Sugar Baby è il suo disco uscito lo scorso novembre: un disco veramente bello e completo, dalla potente title track alla stupenda ballata Little Girl. Con in mezzo una personalissima cover di Where Is My Mind dei Pixes.

 

Con questa eseguita dal vivo chiude il suo show e  vince a mani basse la serata.

Una cosa che ho iniziato ad apprezzare al Monk è che, se c’è più di un concerto, nonostante gli spazi non siano immensi vengono divisi in più palchi. Si riduce così al minimo il tempo per la preparazione tra uno spettacolo e l’altro.

In un’esplosione di energia, con tanto di attori ballerini, cominciano i TERRA. In pochi minuti riescono a sorprendere, a stupire, a sovvertire le regole tradizionali di un palco (il batterista e Lead voce è in prima linea) e a fare un’ottima musica live. Il contro palco che divide i musicisti dal pubblico è una passerella di attori e attrici che interpretano ballando le canzoni. Atipico e per questo di grande effetto per un post rock influenzato dal metal e il crossover. Le luci e la diffusione del suono completano quest’opera teatrale. Poi i Terra sul palco sono bravissimi sia per la padronanza di ogni singolo strumento sia nella presenza scenica.

Altissimo livello tecnico dei singoli che riesce a tenere alta l’attenzione per tutto lo show.

I Terra sono un gruppo con una forte personalità. Si capisce anche dalla cover di Losing My Religion dei R.E.M. che interpretano davvero in modo particolare e personalizzato così come Teardrop dei Massive Attack.

Le tre voci insieme sono perfette. E il finale basato sulle percussioni è stato veramente unico.

Insomma sembra proprio che questi TERRA siano un gran bel gruppo iconoclasta di tutto quello che gira attualmente in Italia sotto la macrocategoria “alternative rock”. Non lasciano nulla al caso: dai video teaser, alle registrazioni in studio, alle performance live. Se fossi un critico musicale e scrivessi per una di quelle riviste patinate direi 5 stelline su 5.

di Damiano Sabuzi Giuliani

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