Live Report

|Live report| Partirò per Bologna vol. 2, Estragon Club

Se il Primavera Sound segna la fine dell’omonima stagione per gli amanti della musica indie e di avanguardia elettronica, Partirò per Bologna segna la fine dell’estate per gli aficionados della musica militante, antirazzista e antifascista.

Sabato 29 settembre risaliamo lo Stivale per assistere al concerto che ho atteso da mesi: ‘Partirò per Bologna, vol. 2 ’, seconda edizione di un bellissimo mix di ska, folk e punk rock.

Il festival torna per il secondo anno a riproporre una line-up ricca di grandi nomi e ottimi emergenti del panorama italiano ed europeo, uniti dall’impegno politico e sociale e da esperienze di militanza attiva. L’atmosfera è quella di una grande festa, il pubblico è vario e bello carico: prova ne è il fatto che siamo in tanti all’Estragon Club già dalle prime ore del pomeriggio, sotto a un insolito – ah signora mia! – sole cocente di fine settembre.

Si inizia subito con i Rock’n’Roll Suicide, che già dal nome ci propongono del sano rock anni ’70, ideale per accompagnarci piano piano dentro ad uno dei locali cult del panorama musicale alternativo in Italia. A seguire i Los Tres Saltos (ve ne ho già parlato qui), freschi di nuovo singolo uscito all’interno del secondo volume dell’Istituto italiano di Cumbia, che “aprono le danze” nel vero senso della parola.

Il pubblico aumenta e accoglie con entusiasmo i Gang. Uno spettacolo, il loro, che mi ha particolarmente emozionata, soprattutto ne ‘La pianura dei sette fratelli’, il cui ascolto con approfondimento storico è vivamente consigliato. Si tratta del resto di una band storica, che da 30 anni porta in giro un combat-folk  autentico, celebrato da collaborazioni illustri (Modena City Ramblers, Erri De Luca), testi che sono pagine di storia e riferimenti musicali particolarmente interessanti, che strizzano l’occhio – fra gli altri – ai The Clash e a Bob Dylan.

I cambi di palco vanno veloce, a proposito, complimenti all’organizzazione! Lo stile cantautoriale di Filippo Andreani, l’esplosivo reggae dei romani Radici nel Cemento e il traditional ska degli Shots in the Dark, tornati sulle scene da poco più di un anno, ci accompagnano verso la chiusura della serata.

Arriva Juantxo Skalari , direttamente dalla Catalogna. Nato con gli Skalariak, storica band ska-punk spagnola, Juantxo è ora accompagnato dalla Rude Band. La traiettoria è sensibilmente diversa da quella della sua precedente esperienza:  rischia di deludere i nostalgici ma allo stesso tempo affascina. Con un album lanciato nel 2018, di cui consiglio il singolo Partisana, il gruppo sancisce definitivamente quella che sarà una serata ad alto tasso di sudore, fomento e ginocchia alzate.

La Banda Bassotti sale sul palco intorno alle 22 davanti a un parterre ormai scatenatissimo. 6 lustri di storia, 15 e oltre album all’attivo, l’antifascismo come direzione costante della loro esistenza. Molte le battaglie sociali ricordate sul palco, nel rincorrersi dei brani più famosi della band. Travolgenti come sempre.

Siamo alla fine, è il loro momento.

Avete presente il rumore di qualche migliaio di cuori battere, in attesa?

Non me ne vogliamo gli altri artisti, davvero tutti eccezionali, ma il pubblico li aspettava da ore.

Gli Ska-P tornano a calcare un palco italiano dopo quasi 10 anni ed è subito magia. L’Estragon ha preso letteralmente fuoco. Pulpul apre con Gato Lopez e Mestizaje ed è incredibile come nulla sia cambiato da quel concerto di dieci anni fa a Milano.

Per me (e credo per tanti là dentro) è stato come ritrovare un vecchio amico dopo tanto tempo. Un’emozione unica, ma non vorrei scadere nei sentimentalismi. Arriva il nuovo singolo, Jaque Al Rey, “dedicato” alla casa reale spagnola, e qui la band madrilena ci conferma di non aver perso la verve che li ha sempre caratterizzati. Testi taglienti, ironici e di denuncia montati su ritmi ska-punk travolgenti e infiniti.

E, appunto, non si fermano più. Un’ora e oltre di musica, senza pause, se non per lanciare qualche frecciata, del tipo “L’ultima volta che ci siamo visti c’era Berlusconi… Ma oggi è peggio eh?”.

Sul Vals de l’Obrero si chiude, come da tradizione, la serata. Epica, epica davvero.

Adelante!

di Veronica Boggini foto Sivia Rossi

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