Votazione chiusa: vince Stranger Things!

Il cast di Stranger Things ha battuto favoritissimi come Motta e Morrissey, Brunori e Roger Waters, ma la democrazia in questa casa ha parlato!

Prima di tutto esige una spiegazione il perchè un magazine prevalentemente posizionato nel mondo musicale abbia inserito nella competizione un cast cinematografico.

Dando risposta a questa domanda probabilmente si risponderà anche al perchè della vittoria.

Quello che i protagonisti di questa serie hanno interpretato è un qualcosa che necessariamente bisogna custodire. 

Non si tratta solo di una dolce malinconia degli anni ’80.

La presa sul pubblico è stata trasversale, fondata da un lato sull’esclusiva positività dei sentimenti, con sincera spontaneità da parte degli interpreti.

Dall’altro la colonna sonora, dai New Order ai Clash non è solo una necessità di coerenza temporale o frutto di una scelta sicura su grandi successi.

Si tratta di canzoni iconiche di un’epoca, che immediatamente richiamano alla memoria decenni di stile, moda, cultura, battaglie. 

Ai nostri giorni, non ci sono brani altrettanto iconici, rappresentativi di un’intera generazione, di una moda, uno stile, un pensiero critico. 

Musicalmente abbiamo la dimostrazione che per quanto avanti qualcuno possa spingere il concetto di musica, allontanandola da se stessa, un certo metodo di fare musica, distante dal marketing e dalla vacuità, mantiene la sua trasversalità globale che spazza via ogni Lamar si nostri giorni. 

E volendo andare oltre, c’è probabilmente una volontà, nel richiamare una scala di valori e di struttura in un’ottica comparatistica con l’odierna società.

Il motivo del successo è il caldo abbraccio in cui tutti si sono ritrovati.

Quella ingenua bellezza è quella dirompente capacità di credere nella realizzazione dei propri sogni qualunque cosa ti venga detto o posto tra te e loro. 

I ragazzi di Stranger Things sono già re delle ospitate un po’ in tutto il mondo, e fuori dallo schermo perdono quella luce che sul set hanno scaraventato in faccia al pessimismo, la crisi è la depressione di una generazione 00 persa senza gli insegnamenti di Doc Brown. 

Una desmina che non ha la presunzione di essere esaustiva, ma solo ricognitiva di uno dei perché.

E di tornare ogni giorno nella camera di Will con il mangianastri. 

Stay rock. 

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