È ancora possibile innamorarsi della cantante sul palco, quando non si è più adolescenti ormai da un pezzo?

A valle di tutta la polemica sulla poco consistente presenza femminile sul palco del Concertone™ in piazza San Giovanni, esordire il live report elogiando la mera bellezza dell’artista è sicuramente politically incorrect.

Temendo un presidio femen sotto casa, cercherò allora di comporre, con arte e ordinatamente, una sobria disquisizione sull’impatto che l’estetica (femminile) può avere nell’apprezzamento complessivo di un concerto.

Afferendo al consolidato binomio vista – udito non mi sto certo inventando nulla, altrimenti:

  1. Sarebbe anche abbastanza da stronzi investire tempo e risorse nell’elaborazione di complesse visual da dare in pasto agli astanti dei concerti.
  2. Frank Ocean avrebbe potuto fare a meno di annullare la sua data al Primavera Sound – causa ritardo con la produzione del “contorno” alla sua musica –, gettandomi in uno stato depressivo da occasione mancata di vita che mai più mi si ripresenterà, da cui non credo di essermi ancora totalmente ripreso.

L’occhio vuole la sua parte, esalta le sensazioni del suono, quindi non negherò di aver contemplato la sensualità di Tessa Murray per tutta la durata del concerto.

Su un panorama di video da cinepresa ‘70s con grafica stile sigla True Detective, l’albionica Tessa incantava l’ambiente.

In un mood paragonabile a una lunghissima Wicked Game di Chris Isaak, le movenze lente, precise, ipnotiche come un lento, bellissimo, metronomo e la voce cristallina ma calda della front-woman deliziavano il pubblico, lasciandolo dondolare in una dimensione immaginifica da fine estate, quando si sonnecchia in macchina di ritorno dal mare.

È una presenza scenica passiva, l’opposto di quello che Dave Gahan sa esprimere su un palco, ma altrettanto efficace, ricordando che si è assistito allo show di un duo dream-pop.

credits: Largo Venue

Tessa è una visual analogica, reale. I video in background potrebbero tranquillamente non esserci, basterebbe un faro proiettato su di lei per trasportarci nelle melodie oniriche degli Still Corners.

Tutti i brani si susseguono in questo clima, una lunga sinusoide di ritmi lenti e gentili, scossa solo dallo sciame di cellulari sollevati per la hit The Trip; ma dall’inizio a qui sono già passati 15 brani e siamo al preludio della fine dello show, con la rituale danza del fuori dentro prima degli ultimi 3 pezzi.

Sembrerebbe il preludio di uno stalking in DM da parte mia verso la bionda sul palco, ma l’avidità di lucro sul merchandising dell’abile tour manager impone la nostra bella dietro al bancone dei vinili, in un meet&greet francamente inaspettato, con tanto di foto ricordo per i fortunati acquirenti.

Lì il risveglio arriva, Tessa non è più così incantevole, il sogno pop è finito.

di Alberto Ratto

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